L’ammiraglio Cesario Console e la Battaglia di Ostia

L’ammiraglio Cesario Console fu il grande condottiero della prima vittoria d’una flotta cristiana su una musulmana.

Nel Mediterraneo s’era da poco affacciata una fora nuova che attaccava tutto con estrema violenza. A partire dall’anno 827 gli Arabi, dopo avere esteso il loro dominio a tutta l’Africa settentrionale e parte della Spagna, cominciano la progressiva conquista della Sicilia che utilizzano come base per compiere razzie in tutta l’area. Le coste tirreniche erano vittima di saccheggi e le rotte commerciali con la penisola iberica non erano più sicure. L’Islam doveva essere arrestato ed a pensarci c’erano le galee della “Lega campana”, una coalizione di Napoli, Sorrento, Amalfi e Gaeta, capitanata dal duca di Napoli, Sergio. Le ciurme saracene furono battute nei golfi di Napoli, Salerno e Gaeta. Ma ciò che più conta è che il nemico fu snidato dalla punta Licosa e dall’isola di Ponza.

Le mire espansionistiche dei saraceni non si attenuarono e nell’846 una potente flotta mussulmana sbarcò notevoli contingenti di saraceni ad Ostia. La città fu saccheggiata, Roma era minacciata, tuttavia i saraceni, temendo di vedersi tagliata la ritirata, preferiscono costeggiare il litorale assaltando le località costiere. Furono incendiate Fondi e Formia poi la flotta saracena entrò nelle acque di Gaeta. E’ qui che il giovane Cesario Console, comandate della flotta di Napoli e figlio del Duca Sergio, li colse di sorpresa sbaragliandoli completamente. La vittoria fu totale.
Tre anni dopo la scena si ripeté, stavolta però nelle acque di Ostia. Era l’849 d.C. e Cesario Console, avendo saputo che una poderosa armata saracena si accingeva nuovamente ad attaccare il litorale tirrenico, mobilitò senza indugio le navi della Lega e si orientò contro il nemico. Cesario Console si presentò al Pontefice Leone IV. Il Papa lo accolse calorosamente e lo riaccompagnò ad Ostia dove celebrò una messa nella Chiesa di Santa Aurea per propiziare la vittoria. Nell’occasione Leone IV recitò una bellissima preghiera, inserita in seguito nella liturgia: “Onnipotente Dio, che con la tua mano facesti camminare l’apostolo Pietro sul mare, così che non affogasse, e che salvasti l’apostolo Paolo nei tre naufragi, sii a noi propizio e ascoltaci: per i meriti dei due stessi apostoli, fortifica il braccio dei campioni cristiani che stanno per difendere una giusta e santa causa, affinché per la vittoria navale sia il tuo nome glorificato in ogni tempo e presso tutte le genti. Per i meriti di Gesù Cristo, Salvatore Nostro. Amen”. La mattina seguente, nelle acque di Ostia, la vittoria napoletana fu così netta che il nemico mai più tentò imprese del genere in quei luoghi.

Fu, secondo gli storici, il più grande successo navale di una flotta cristiana su una musulmana prima della battaglia di Lepanto e fu pure immortalato da Raffaello in una delle Stanze Vaticane.

A Cesario Console queste imprese valsero il soprannome di “il Valoroso”, ma la sua sorte era destinata a mutare. La politica del Ducato di Napoli era divenuta pragmatica, non c’era spazio per alleanze durature e dettate dalla Fede. Nell’870 Cesario Console fu imprigionato dal nipote, Sergio II, per essersi opposto ai contatti tra il Ducato e gli Aghlabidi musulmani e morì in carcere. Riposa nelle Catacombe di San Gennaro.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete (Battaglia di Ostia, Raffaello, Stanza dell’Incendio di Borgo, Palazzi Pontifici, Vaticano)

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