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L’Appartamento del Viceré e gli splendidi giardini del Castello di Masino

La nostra visita virtuale al Castello di Masino, il sontuoso edificio che sorge in cima ad un’altura di fronte alla Serra d’Ivrea, volge al termine. Abbiamo ammirato le splendide sale al pianterreno, tra le quali il Salone degli Stemmi, la Galleria degli Antenati ed il Salone degli Dei; salendo il maestoso scalone siamo giunti al primo piano, dove siamo rimasti incantati dal Salone dei Savoia e dalle Camere degli Ambasciatori. Ora ci attende l’Appartamento del Viceré.

Questo sontuoso appartamento è collocato nell’ala orientale del piano terreno; risale alla fine del Settecento ed ospita le stanze un tempo abitate da Carlo Francesco II di Valperga, viceré di Sardegna dal 1780 al 1783, colui che fece ampliare il Castello di Masino, dotandolo di tappezzerie ed oggetti preziosi. A lui si deve la magnifica Sala dei Gobelins e grazie all’intervento della sua amante Cristina di Saluzzo-Miolans, nel 1764 furono portate a Masino le ceneri di re Arduino, fino a quel momento custodite ad Agliè. Cristina, per dispetto ai Savoia, che erano diventati proprietari del Castello di Aglié, riuscì ad introdursi nel maniero e trafugare la cassetta con i resti di Arduino.

Le sale dell’Appartamento del Viceré, fino alla metà Settecento, erano destinate al corpo di guardia, a funzioni di servizio ed alla residenza del funzionario nominato dal conte di Masino per curare il buon andamento del castello e del feudo.

Le stanze emblematiche di quest’ala sono la Sala delle Tre Finestre, la Sala del Biliardo, il Salone dei Gobelins, la Sala da Ballo, ospitata nell’antica torre, la Camera da letto ed il Gabinetto delle Stampe. In quasi tutti gli ambienti i pavimenti sono decorati in graniglia di marmo.

 

 

IL GABINETTO DELLE STAMPE

Il percorso di visita attraversa il Gabinetto delle Stampe, una vera e propria meraviglia; le decorazioni dipinte sulle pareti rappresentano sfingi alate, draghi e sottili racemi ispirati alle decorazioni tardo antiche di Ercolano e Pompei ed attribuibili al pittore torinese Gaetano Vigna. Nella parte superiori delle pareti, dentro cornici decorate in pastiglia di riso, sono collocati undici dipinti che raffigurano re Vittorio Amedeo III di Savoia, sua moglie Maria Antonia di BorboneSpagna, i fratelli del sovrano e le rispettive consorti. La fascia centrale della stanza, incluse le porte, è ricoperta da 67 incisioni. Degno di ammirazione è l’orologio a pendolo neoclassico poggiato sul camino.

 

 

LA CAMERA DA LETTO DEL VICERE’

Questa magnifica stanza conserva due elementi originali: le decorazioni tratte dai rilievi che l’architetto Giovanni Battista Borra realizzava nei templi del sito di Palmira in Asia Minore, riprodotti in incisione per un celebre volume di Robert Wood edito a Londra nel 1753 ed il camino; il resto risale alla seconda metà dell’Ottocento. Il letto settecentesco, in legno intagliato e dorato, arredava il palazzo che i Valperga possedevano a Torino.  Il tessuto utilizzato per le cortine, il cielo e la testiera è di seta ricamata, acquistata per conto del viceré a Parigi nel 1780; rappresenta scene di vita orientale.

I quadri alle pareti raffigurano esponenti del casato Valperga, tra i quali Carlo Francesco II, sua moglie Anna Faustina Doria del Maro e sua madre Emilia Doria di Dolceacqua. Le pareti e le poltrone sono rivestite da una tappezzeria di damasco a fondo rosso.

 

IL PICCOLO GABINETTO

Il percorso prosegue nel piccolo Gabinetto, una stanza collocata in prossimità della scaletta segreta posta lungo il perimetro della torre medievale, che la mette in comunicazione con il piano superiore. Destinato ad uso privato del conte, sulle sue pareti e sulla sua volta sono raffigurati tre episodi mitologici tratti dalla Metamorfosi di Ovidio: la trasformazione di Giove in cigno per sedurre la giovane Leda, la sua conversione in toro per rapire la ninfa Europa ed il carro di Venere trainato dalle colombe. Opera di Gaetano Vigna, risalgono a fine Settecento.  Piccole figure nere su fondo rosso che rappresentano scene di danza e caccia richiamano le pitture degli antichi greci ed etruschi.

 

LA SALA DA BALLO

Il visitatore giunge quindi nella spettacolare Sala da Ballo, ubicata nella torre rotonda, una delle parti più antiche del maniero. Il pavimento è in graniglia di marmo realizzato secondo la tecnica nota come “alla veneziana”, mentre il fortepiano è stato usato dal compositore Gioacchino Rossini nel 1813 per comporre l’opera lirica “Tancredi”. La stanza è illuminata da un grande lampadario in vetro di Murano.  Le decorazioni delle pareti vedono alternarsi paesaggi agresti e vasi monumentali in bronzo dorato. Al centro della volta è rappresentato Giove che si trasforma in aquila per sedurre la ninfa Asteria, tratto dalle Metamorfosi di Ovidio. I dipinti dilatano lo spazio, si integrano armoniosamente con il paesaggio circostante e simulano un’architettura che culmina in una cupola aperta sul cielo. Gli arredi, che comprendono poltroncine e divano ricoperti in tessuto ricamato con piccoli fiori su fondo chiaro, assecondano l’andamento delle pareti. La stanza gode di una splendida vista sul parco.

 

IL SALONE DEI GOBELINS

Si passa quindi nel magnifico Salone dei Gobelins, che deve il suo nome al gruppo di poltrone, divano e panchetta rivestiti con tessuto a motivi vegetali del tipo reso celebre dalla manifattura parigina dei Gobelins, storico fornitore della corte di Francia.

Gli affreschi fingono un porticato aperto sul giardino e sorretto da vigorose figure maschili in funzione di telamone, ricoperte da drappi e fiori. Sulla parte inferiore della parete è dipinta una balconata con vasi monumentali di diverse varietà di agrumi e dalle cui arcate pendono ghirlande miste di fiori e frutti appese a nastri azzurri svolazzanti. Al centro della volta è raffigurato un finto oculo aperto sul cielo, dove tre angioletti sorreggono una ghirlanda. L’impressione è quella di trovarsi in un giardino. L’arredamento comprende un vaso settecentesco giapponese sulla consolle fra le finestre, due stipi in lacca nera decorati con motivi floreali nei toni del rosso e dell’oro comprati a Parigi nel 1780 ed un divanetto neoclassico sul cui schienale è ricamato l’imperatore Taikosama con la sua ancella. La dormeuse ed il tappeto di Smirne provengono da Villa Pliniana sul Lago di Como ereditata dai Valperga nel 1890.

 

LA SALA DEL BILIARDO

La visita prosegue nella Sala del biliardo, dove si ammira il grande biliardo ottocentesco. Le pareti sono decorate da grandi medaglioni che narrano celebri battaglie e da figure allegoriche delle virtù in forma di cariatidi. Sotto i medaglioni, coppie di schiavi dai tratti e dalle fogge esotiche reggono scudi con le “imprese” dei Valperga, il cui grande stemma domina il soffitto.

 

LA SALA DELLE TRE FINESTRE

L’ultima stanza è la Sala delle Tre Finestre, ubicata dove un tempo si trovava un loggiato aperto sul giardino, che è stato chiuso nella seconda metà del Settecento. Le decorazioni dipinte che ricoprono interamente volta e pareti sono state realizzate da Gaetano Vigna. Sulla volta sono raffigurati sei episodi tratti dalle Metamorfosi di Ovidio: Coronide trasformata da Atena in uccello per sottrarsi a Nettuno, Venere innamorata di Adone, Siringa mutata in canna palustre per sfuggire al dio Pan, Giove che si finge Diana per avvicinare la ninfa Callisto, Ercole e la regina Onfale, Apollo e Dafne. Sulle pareti si alternano come cariatidi giovani donne vestite all’antica con anfore ricolme di fiori e piccoli tondi con animali. Grifoni, sfingi, piume di pavone, rami di corallo, perle e conchiglie, isolati entro sottili cornici su fondi uniformi, evocano gli affreschi di Ercolano e Pompei, mentre i piccoli inserti a figure nere su fondo rosso sono un rimando alla pittura greca ed etrusca. La porta e la cornice dello specchio in pastiglia sopra il camino in marmo rosso e nero, erano già presenti nel 1792. Lo scultore Francesco Bozelli ha realizzato lo splendido pannello a finti marmi venati nei toni del blu e del verde sulla parete di fronte alle finestre, con specchiera, appliques e piccola console. Il divano e la serie di sedie e poltrone rivestite di damasco a fondo rosso facevano parte dell’articolato corredo del letto di parata oggi collocato nella Sala degli Ambasciatori di Spagna.

I MAGNIFICI GIARDINI

Terminata la visita al maniero, il visitatore giunge nei suoi splendidi giardini all’inglese, concepiti tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, dove ha l’occasione di ammirare diverse specie di piante, alcune anche secolari, come i maestosi cipressi messi a dimora dal conte Carlo Francesco I.

La Grande Allea di tigli, era un tempo l’ingresso monumentale del castello; con la sua vista spettacolare sulla pianura del Canavese e sulle Alpi, conduce al labirinto settecentesco, il secondo più grande d’Italia, composto da più di duemila carpini.

La “strada dei 22 giri” dal perimetro della radura scende, in mezzo ai boschi, in direzione di Strambino, permettendo al turista di godere di un ambiente fresco ed incontaminato.

Su progetto dell’architetto Paolo Pejrone il parco è stato abbellito da 110.000 narcisi che ogni anno annunciano con la loro fioritura l’arrivo della primavera. A fine aprile, grazie alla strepitosa fioritura di 7.000 piante di candide spirea Van Houttey, diventa un “giardino delle nuvole”.

Il FAI nel 2018 ha intrapreso un grande progetto: quello di ripristinare l’antico vigneto, già presente nel parco nel Seicento. Un ettaro di terrazzamenti lungo il versante rivolto a Ponente è stato quindi impiantato a vite con   l’impiego di tecniche di impianto fedeli ai metodi classici; in questo luogo sono presenti tre querce da sughero, la cui corteccia era utilizzata dalla famiglia Valperga per produrre il sughero che serviva a chiudere le bottiglie che contenevano i vini prodotti. Nelle cantine del castello sono presenti ancora oggi le botti per l’invecchiamento del vino settecentesche ed un torchio costruito oltre 300 anni fa. L’attività vitivinicola del castello è stata nel XVII secolo una delle prime in Europa ad essere a creata non per il consumo proprio ma per la vendita del prodotto.

Da non perdere il museo delle carrozze, allestito in un edificio a sé stante alla base dell’entrata principale della residenza. Le dodici carrozze della famiglia Valperga di Masino, per lo più ottocentesche e realizzate dai più famosi costruttori di carrozze italiani come i Goggia, Cesare Sala e Giuseppe Panigoni di Torino, comprendono il coupé e il vis-à-vis, la carrozza di gala ed il carrozzino per bambini con gli accessori ed i preziosi tessuti di rivestimento.

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

 

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