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Le chiese paoline

Paolo, divenuto ben presto l’apostolo dei pagani, nel suo epistolario ci mette a conoscenza delle diverse chiese da lui fondate. Chiaramente Paolo non può affatto definirsi fondatore in assoluto della Chiesa, poichè essa già esisteva prima di lui ed anzi fu il bersaglio del suo zelo persecutore. Parliamo esclusivamente delle chiese di Tessalonica, Corinto, Efeso, Filippi, Colosse, Roma… tutte città molto importanti nell’impero romano, tutte poste lungo fondamentali arterie di comunicazione.

Se la Chiesa di Gerusalemme operava sotto la guida dei Dodici, le chiese paoline erano sottomesse ai capi della chiesa d’origine, ai membri che avevano dato prova di saggezza e santità di vita e che erano chiamati anziani e vescovi. Vi erano inoltre diaconi, sia uomini che donne, che collaboravano abitualmente coi capi, vi erano evangelisi, ordinati per proclamare la parola, e vi erano, infine, vedove, una categoria particolare, addetta a mansioni di servizio (G. Vigini, Dizionario del Nuovo Testamento).

In queste città sorgono nuclei cristiani, comunità piccole ma ben radicate, in gran parte costituite da gente che proviene dal mondo pagano, ma non mancano gli ex ebrei. Tessalonica è protagonista della prima lettera di Paolo e ci dice che l’apostolo orientò sempre il suo insegnamento agli ebrei per poi guardare ad altri gruppi etnico-religiosi. Non si trattava solo di poveri, ma anche di ricchi. Negli Atti e nelle Lettere di Paolo vengono infatti citate almeno diciassette fedeli in vista ed altolocati.

Queste comunità strinsero solidi rapporti interpersonali, particolarmente efficaci nei momenti decisionali. Appaiono comunità mosse da entusiasmi, incertezze eppure non mancarono tensioni, conflitti e discordie. Sia la lettera ai Romani che la I lettera ai Corinti parlano, infatti, di contrasti tra gruppi opposti.

Filippi, la prima città d’Europa ad essere evangelizzata da Paolo, fu forse la più calma, la chiesa che creò più problemi per Paolo fu sicuramente quella di Corinto, nonostante egli la amasse particolarmente. Le avvisaglie di dissapori emersero, come dicevamo, già nella prima lettera, ma la tempesta scoppiò nella seconda lettera, a motivo di un ritardo di Paolo che aveva promesso una visita a quella comunità.

Paolo scrisse la prima lettera dopo aver evangelizzato Corinto per un periodo di oltre 18 mesi, dalla fine del 50 alla metà del 52. Era riuscito a stabilirvi una forte comunità, soprattutto negli strati modesti della popolazione, ma l’ambiente cittadino era profondamente segnato dalla rilassatezza di costumi. Secondo lo studioso H. H. Halley infatti, Corinto era “una città rinomata e voluttuosa, dove si incontravano i vizi dell’Oriente e dell’Occidente”.

Con questa lettera Paolo si soffermò proprio su questi vizi: l’immoralità sessuale, il rapporto con ebrei e pagani, l’idolatria, il matrimonio. L’ambiente pagano e immorale della città esercitava forti pressioni sulla purezza della comunità, ed è probabile, come fa notare Daniel Baird Wallace, che i corinzi avessero “una percezione sbagliata del messaggio cristiano in termini di sapienza”.

Corinto era completamente immersa nella mentalità pagana ed epicurea, circa il comportamento sessuale c’erano alcuni che ritenevano tutto lecito ed altri che, al contrario, consideravano negativamente persino il matrimonio: “Non va d’accordo con la vostra appartenenza a Gesù Cristo, non è possibile che voi apparteniate veramente a Gesù Cristo e abbiate questo modo di vivere la vita sessuale. Il riferimento a Gesù Cristo deve diventare un riferimento che vi costringe a «glorificare Dio nel vostro corpo». Quindi la sessualità deve diventare anch’essa un luogo di glorificazione di Dio e di espressione della fedeltà, dell’amore, della gioia e del dono reciproco che è proprio della comunione con Dio; altri comportamenti sono in contrasto con questa realtà”. Paolo dettò conclusioni chiare eppure non bastò. Nella II Lettera ai Corinzi, insieme di più missive, Paolo si offende, si agita, si commuove, è profondamente adirato con i corinzi. Nuovi evangelizzatori avevano addirittura contestato la sua autorità. Dovette sconfessare questi falsi apostoli e ribadire il suo ruolo e la sua missione. L’esortazione a Corinto affinchè resti fedele al Vangelo e a Cristo senza ricadere nelle tenebre del paganesimo, e, insieme, all’apostolo Paolo è continua.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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