Le meraviglie d’arte custodite a Reano

La cittadina di Reano, grazie ai principi dal Pozzo della Cisterna, oggi vanta uno dei più importanti patrimoni artistici del Piemonte che ha suscitato l’interesse di prestigiose istituzioni culturali a livello europeo, quali il British Museum di Londra, il Museo del Louvre di Parigi e la Galleria degli Uffizi di Firenze. Si tratta di sette quadri eseguiti da alcuni fra i migliori pittori toscani presenti a Firenze alla fine del Cinquecento, che rappresentano una delle più significative testimonianze dell’arte tardo-rinascimentale toscana. Sono custoditi nella Chiesa Parrocchiale e nella Cappella della Madonna della Pietà, edificio che dal 2014, grazie alla tenacia ed allo spirito di iniziativa di Giuseppe Morra, assessore alla Cultura del Comune di Reano e dell’Unione dei Comuni Montani Val Sangone, ospita un meraviglioso museo. Mina Gregori, illustre storica dell’arte ed accademica dei Lincei, visitando Reano ha affermato che di questi autori, quadri così belli a Firenze non ce ne sono.

LA STORIA DEI DIPINTI

I dipinti erano in origine otto. Sono stati commissionati dal banchiere fiorentino Alessandro degli Acciaiuoli per la sua tenuta di Pietrafitta a San Gimignano. Esso era membro di una delle più illustri famiglie nobili di Firenze e nel 1584 fece realizzare dall’architetto Bernardo Buontalenti, uno degli artisti più importanti ed influenti della seconda metà del Cinquecento, molto attivo presso la corte granducale fiorentina, una cappella a fianco del suo palazzo nella tenuta. Per arredare l’edificio, commissionò agli allievi del Bronzino otto magnifici quadri, le cui figure femminili rappresentano membri della sua famiglia.
Nel 1594 Alessandro degli Acciaiuoli fallì e Carlo Antonio dal Pozzo, arcivescovo di Pisa, acquistò nel 1598 la sua tenuta di Pietrafitta e gli splendidi dipinti. Nel 1607, alla morte di Carlo Antonio, la tenuta ed i quadri furono ereditati dal nipote Amedeo, figlio di Ludovico, il quale nel 1581 ottenne l’intera proprietà del castello e del feudo di Reano.
I nuovi proprietari nel 1782 esposero i dipinti a Palazzo Cisterna di Torino per poi trasferirli nel 1856 al Castello di Reano. Successivamente ne donarono quattro alla Chiesa di San Giorgio Martire e tre alla Cappella della Madonna della Pietà, mentre uno andò perduto.
I quadri sono stati riscoperti nel 1996 da due grandi critici e storici dell’arte: Arabella Cifani e Franco Monetti.
Presentanti al Louvre e pubblicati a Londra nel 1997, sono stati restaurati dagli esperti della Reggia di Venaria Reale. Gli studi relativi a queste opere hanno suscitato l’interesse del Gabinetto dei disegni del British Museum di Londra e di quello della Galleria degli Uffizi a Firenze, dove sono stati rintracciati disegni relativi a questi dipinti.

Oggi tre quadri sono custoditi nella Cappella della Madonna della Pietà, mentre gli altri quattro si trovano nella Chiesa Parrocchiale, ma le loro riproduzioni fotografiche su tela si possono ammirare nell’area presbiteriale della cappella.

LA TENUTA DI PIETRAFITTA

Le prime testimonianze della Tenuta di Pietrafitta a San Gimignano risalgono al 961 d.C, quando faceva parte del feudo dei Fosci, di proprietà del marchese Ugo Salico di Toscana.

La tenuta deve il suo nome ad un cippo militare che delimitava i confini del territorio ed è costituita da nove poderi indipendenti e dalla cappella che impreziosisce la villa cinquecentesca, opera di Bernardo Buontalenti, l’architetto che decorò il Giardino di Boboli ed ampliò il Palazzo degli Uffizi a Firenze. Questo è il primo luogo dove è stata vendemmiata la Vernaccia, celebrato anche dal Redi nel suo celebre poema del “Bacco in Toscana”.

Agli inizi del XV secolo venne acquistata dalla famiglia fiorentina degli Acciaioli ed in seguito al fallimento del banchiere Alessandro, passò nelle mani dell’arcivescovo Carlo Antonio dal Pozzo, che l’acquistò con molte agevolazioni concesse dal granduca Ferdinando I de’ Medici. Ereditata dal nipote Amedeo, rimase di proprietà della famiglia dal Pozzo fino al matrimonio di Maria Vittoria con Amedeo I di Spagna. Venne quindi ereditata dai Savoia-Aosta i quali impiantarono nuovi vigneti ed uliveti, investendo ingenti capitali e trasformandola in una della più prestigiose aziende agricole italiane. Oggi la Fattoria di Pietrafitta si estende su una superficie di 300 ettari e dispone di 40 ettari di vigneti e 20 di uliveti.

E GLI ACCIAIOLI?

La linea fiorentina della nobile famiglia Acciaioli sopravvisse al fallimento ed il suo ultimo rappresentante maschile fu Nicola, deceduto a Venezia il 27 gennaio 1834. Da Simone Acciaioli, emigrato nel primo Cinquecento a Madera per rappresentare gli interessi commerciali della famiglia, è nato il ramo portoghese e brasiliano della famiglia, ancora oggi esistente.

LA CAPPELLA DELLA MADONNA DELLA PIETA’

Questa splendida cappella è stata costruita attorno ad un pilone, diventato meta devozionale a seguito di una leggenda che parla di un fatto miracoloso avvenuto nel Cinquecento, quando un bambino avrebbe scagliato per gioco un sasso contro l’effigie mariana, provocandone il sanguinamento. Sul pilone si ammira ancora oggi l’affresco raffigurante la Madonna con in grembo il Cristo morto, realizzato nel 1523 da Jacobino Longo. La chiesetta è stata fatta ristrutturare nel 1844 dal principe Carlo Emanuele dal Pozzo della Cisterna, assumendo così l’attuale aspetto neoclassico.
Al pianterreno un’arca marmorea adornata da due statue di angeli in marmo bianco, opera unica al mondo di Vicenzo Vela, custodisce le salme dei principi. Qui risposano Carlo Emanuele dal Pozzo, la moglie Louise de Mérode e la secondogenita Giuseppina Antonia. Il sepolcreto è sovrastato dallo scudo recante l’arme dei dal Pozzo della Cisterna. La coppia di angeli custodisce e protegge le salme.
Lungo il lato destro un monumentino a bassorilievo eseguito nel 1828 da Giovanni Maria Benzoni, con evidenti influssi del Canova è dedicato alla memoria di Barbara, sorella di Carlo Emanuele dal Pozzo, che qui riposa. L’opera, una nicchia di bianchissimo marmo di Carrara, rappresenta un angelo con una lunga tromba in mano.
Nell’area presbiteriale si ammirano le riproduzioni fotografiche su tela dei quattro dipinti custoditi nella chiesa parrocchiale: la “Nascita della Vergine Maria”, di Giovanni Maria Butteri, il “Matrimonio di Maria”, di Giovanni Battista Bizelli, la “Visitazione” e l’”Annunciazione”, entrambe di Lorenzo Vaiani detto lo “Sciorina”.

I DIPINTI NELL’AREA PRESBITERIALE

Dopo aver ammirato l’arca marmorea realizzata da Vincenzo Vela e l’antico pilone, il visitatore rimane incantato dalle riproduzioni fotografiche dei dipinti custoditi nella Chiesa Parrocchiale.

La “Nascita della Vergine Maria”, olio su tela di Giovanni Maria Butteri, narra con colori smaglianti la natività della Madonna. Sant’Anna, sua mamma, è raffigurata coricata in un sontuoso letto a baldacchino ed intorno a lei ferve la gioia delle amiche, le quali, elegantissime, le porgono diverse cibarie. San Gioacchino, il padre della Vergine, è rappresentato mentre dialoga con Anna. Sulla destra del dipinto è raffigurata una donna con drappi leggeri accordati in sfumature di celesti oltremarini. Essa regge fra le braccia un bimbetto che indica la neonata Maria. Questo dipinto, del quale il British Museum conserva due disegni, è ricco di particolari, come il braciere cesellato, le acconciature eleganti, i gioielli e le calzature delle donne.

Il “Matrimonio di Maria”, olio su tela di Giovanni Battista Bizelli, allievo di Alessandro Allori, è stato eseguito nel 1585. La scena si dispone secondo la tradizionale iconografia: la Vergine, il sacerdote e San Giuseppe. Le figure sono allungate, ricche di particolari, con eleganza neoclassica. Veramente splendidi sono i colori utilizzati, quali le tinte di oltremarino e giallo zolfo dell’abito di San Giuseppe, raffigurato giovane e bello.

La “Visitazione”, olio su tela di Lorenzo Vaiani detto lo “Sciorina”, è stata eseguita nel 1585. Elisabetta e Maria dominano la scena e sono raffigurate in forme monumentali e vigorose. Sulla sinistra Zaccaria appare sorpreso, mentre la giovane raffigurata sulla destra è simile a quella presente nell’”Incoronazione di Maria”, di Alessandro Allori detto il “Bronzino” e nella “Presentazione di Maria al tempio”, di Giovanni Maria Butteri.
In alto si libra un angioletto che sparge fiori sulle due protagoniste. Sullo sfondo è rappresentato un paesaggio toscano composto da una dimora addossata ad un colle; potrebbe trattarsi di Montegufoni, antico feudo degli Acciaioli.

L’”Annunciazione”, anch’essa olio su tela di Lorenzo Vaiani, è una copia dell’ “Annunziata” di Firenze. Secondo un’impostazione della scena tardomedievale, sono raffigurate la Vergine seduta sulla destra che accoglie l’angelo che irrompe da sinistra. Il viso di Maria è illuminato dalla luce irradiata dalla colomba, che rappresenta lo Spirito Santo.

LE TELE ORIGINALI AL PRIMO PIANO

Con gli occhi colmi di tante meraviglie, il visitatore prosegue il suo percorso al piano superiore, dove sono esposte le tele originali.
L’ “Incoronazione di Maria”, olio su tela di Alessandro Allori detto il “Bronzino”, è stata eseguita nel 1585 e si tratterebbe del prototipo di un dipinto che l’artista ha realizzato nel tempo con più varianti; tra queste l’Incoronazione nella Cappella Niccolini della Basilica di Santa Croce a Firenze e quella nella Chiesa di Santa Maria degli Angeli, sempre nel capoluogo toscano.
E’ raffigurato Cristo che incorona la Vergine con un prezioso serto aureo tempestato di gemme. La Madonna stringe al petto un grande giglio ed è circondata da angioletti in festa con mazzolini di fiori. In alto si libra la colomba che rappresenta lo Spirito Santo. In basso San Giovanni Battista ed un santo evangelista proteggono otto personaggi. Tra questi si riconosce, sulla destra della scena, Alessandro degli Acciaioli insieme alla moglie Caterina Capponi e la figlia Costanza.
Di questo dipinto esiste uno studio preparatorio nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi di Firenze.

La “Presentazione di Maria al tempio”, olio su tela di Giovanni Maria Butteri, è stata eseguita nel 1585 ed ha un tono quasi profano. Maria giovinetta è rappresentata in secondo piano mentre sale le scale del tempio per essere ricevuta dal sommo sacerdote. In primo piano sono state raffigurate due giovani donne magnificamente abbigliate ed ingioiellate. I due uomini, tra i quali un ragazzo che si volta sorridente verso i fedeli, hanno un ruolo riempitivo.
Questo dipinto è stato molto apprezzato dallo storico dell’arte seicentesco Filippo Baldinucci.

La “Dormitio Virginis”, olio su tela di Giovanni Battista Naldini, è stata eseguita nel 1585. La Vergine è raffigurata coricata su un letto, circondata da apostoli e due donne addolorate. Quest’opera è caratterizzata da un ricco e maestrevole modo di abbigliare le figure.

L’ottavo dipinto della serie, realizzato da Alessandro Allori e raffigurante Cristo risorto che visita la Madonna, è andato perduto.

UNA VISITA AL MUSEO

Il Museo Civico della Cappella della Madonna della Pietà si trova a Reano in Via Maria Vittoria 45. Apre ogni ultima domenica del mese e vive grazie a persone insostituibili: Laura di Muro, Gisella Favro, Elsa Picco, Anna Maria Martinasso, Elena Cantore, Vanna Torta e Valeria Motto Ros, che fanno parte dell’Associazione Principi dal Pozzo della Cisterna e su mandato del Comune si occupano della struttura e dell’accoglienza dei visitatori.
Renzo Prelato gestisce il bookshop. Un grande plauso va ai membri dell’A.I.B. Reano Gruppo Antincendi Boschivi: Diego Torta, Emanuela Bau, Vittorio Preti, Bruno Meotto, Simone Odano e Davide Mazzetto. L’assessore Giuseppe Morra guida i visitatori attraverso queste meraviglie e con la sua passione per l’arte sa incantare grandi e piccini.
La visita è gratuita, per partecipare è necessario prenotarsi al seguente indirizzo email: museoreano@gmail.com.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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