Le Veneri paleolitiche

Nella frazione Grimaldi di Ventimiglia, a poca distanza dal valico di frontiera di Ponte San Ludovico tra Italia e Francia, vennero trovate una serie di grotte con diversi reperti di epoca paleolitica tra cui statuette, denominate Veneri paleolitiche, caratterizzate dall’evidenziazione goffa degli attributi sessuali molto pronunciati.

l complesso è formato da circa quindici cavità naturali, tra le quali troviamo la Grotta del conte Costantini, la Grotta dei fanciulli, la Grotta del Caviglione, la Grotta di Florestano, la Barma grande e la Grotta del principe.

Diverse sepolture, tutte di individui del tipo di Cro-Magnon, vennero alla luce nella seconda metà dell’Ottocento. Uomini, donne, bambini giacevano con corpi cosparsi di ocra rossa ed ornati di conchiglie. Un differente tipo di Cro-Magnon fu individuato nei resti di una donna anziana e di un adolescente che furono identificati come “Uomini di Grimaldi”. Si suppose che essi fossero di origine africana perché la loro morfologia ricorda quella di un tipo negroide, ma l’opinione più diffusa è che la somiglianza con i negroidi non implichi legame genetico.

Uno dei ritrovamenti su cui più si fermò l’attenzione degli studiosi fu però quello di tre statuette di Veneri, bellissime nel loro genere, piccole sculture alte intorno ai sei centimetri, il cui significato resta ipotetico.

Gli scavi condotti datano le sculture alla prima fase del Paleolitico Superiore, periodo che si colloca tra i 30.000 e gli 11.000 anni fa. Raffigurano donne, profili e forma presentano un’esagerato volume dei seni, ventre e fianchi, mentre le altre parti del corpo e le gambe sono sottodimensionate.

Gli attributi della fertilità sono messi in risalto in una forma caricaturale diremo, le gambe unite mostrano cosce enormi, il sedere sporge sproporzionato, i seni penduli arrivano a coprire il ventre rigonfio. Queste Veneri del Paleolitico sono goffe, non hanno braccia, né hanno piedi, sono una grezza sagoma femminile col capo appena abbozzato. Erano idoli della fertilità di cui probabilmente ci si serviva per assicurarsi una discendenza, forse statuette votive che venivano nascoste negli angoli più bui delle caverne, probabilmente infisse nel terreno, perchè esercitassero una influenza magica sulle donne e le aiutassero a procreare.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: V. Formicola, Le sepolture paleolitiche dei Balzi Rossi; P. Gaietto, Scultura antromoporfa paleolitica

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