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Madrid, recensione della mostra “Carlos III: Proyección exterior y científica de un reinado ilustrado” ed intervista al curatore

Il 20 gennaio 1716 il marchese de Montealegre era impegnato a mantenere liberi i dintorni e gli accessi al Real Alcazar di Madrid. All’interno del regio palazzo, aiutato da Madame Copené, era venuto al mondo il primo dei sette figli di Elisabetta Farnese e Filippo V. Battezzato con il nome Carlo dal Patriarca delle Indie, nessuno sospettava che questo “bello, bianco e biondo”[1] neonato sarebbe stato il futuro duca di Parma e Piacenza, re di Napoli e Sicilia, e, infine, re di Spagna.

Su questo trono condusse una complessa politica estera, affrontando conflitti di enorme grandezza come lo fu la Guerra dei Sette Anni. Allo stesso tempo, convertì la Corona in capofila del progresso illuminato in Spagna, proliferando sotto il suo regno notevoli progressi scientifici e culturali che miravano a proiettare la monarchia spagnola nello scenario mondiale. Tutto questo è un motivo più che sufficiente perché, trecento anni dopo di questo magnifico evento che ospitò l’ormai scomparso Real Alcazar, il Museo Archeologico Nazionale di Madrid inaugurasse lo scorso 16 dicembre del 2016 – e fino al 26 marzo del 2017 – l’esposizione “Carlos III: Proyección exterior científica de un reinado ilustrado”, sponsorizzata da Acción Cultural Española – AC/E, con l’obbiettivo di commemorare la vita e l’opera dell’affascinante personaggio che era Carlo III.

La sua lunga vita pone una sfida a chi voglia inquadrarla in una mostra temporanea.

Per questo motivo, il suo commissario Miguel Luque Talaván – professore titolare del Departamento de Historia de América I de la Universidad Complutense de Madrid –, ha optato per un discorso cronologico, strutturando l’esposizione in quattro sale: “España e Italia. Relaciones e intereses internacionales (1716–1759)”, “El trono de España y los reinos ultramarinos”, “La proyección internacional de la monarquía. España en el sistema internacional” ed infine “Un mundo por conocer. Cultura y exploraciones científicas”.  Il tour è completato da un ultimo spazio in cui una proiezione audiovisiva fornisce una breve panoramica della storia del poliedrico monarca.

Fig.1: Giuseppe Bonito. Don Carlos de Borbón, rey de las Dos Sicilias. 1745. Olio su tela. Colección Banco Santander.

La prima sala della mostra è dedicata alla prima fase della vita di Carlo III, inquadrata tra il 1731 – data in cui accede al trono di Parma – e il 1759, l’anno in cui riceve la corona spagnola dopo la morte senza figli di Ferdinando VI. Lo spazio si divide, a sua volta, tra le relazioni diplomatiche svolte dal re Carlo – soprattutto dalla sua ascesa al trono di Napoli – ed il suo prolifico lavoro archeologico nel citato regno. I dipinti sono il supporto scelto per illustrare il periodo delle relazioni diplomatiche, tra le quali possono distinguersi fondamentalmente quelle mantenute con gli Stati Pontifici sotto il pontificato di Benedetto XIV o quelle stabilite con la Sublime Porta. Tra i pezzi selezionati possiamo evidenziale la tela di Jacopo Amigoni intitolata “L’infante Don Carlo parte per l’Italia”; il ritratto del re dipinto da Giuseppe Bonito e che è la copertina della esposizione o “L’ambasciatore turco dinanzi la Corte di Napoli”, anche questa opera di Giuseppe Bonito che incarna perfettamente le relazioni estere stabilite con il mondo islamico.

Giuseppe Bonito. El embajador turco ante la Corte de Nápoles. 1741. Olio su tela. Museo Nacional del Prado (Madrid)

 

Nella stessa sala si espone anche l’eccellente promozione di scavi archeologici di Pompei, Ercolano e Stabia da parte di Carlo III, che fece anche erigere il Museo di Portici per ospitare le reliquie che venivano trovate. Questo desiderio del monarca di dare impulso ai lavori di scavo rispecchiava la sua ammirazione per l’Antichità, che si vide riflessa anche nei suoi regni, tanto in Italia quanto in Spagna. Inoltre, la grandezza di queste imprese rappresentò una pietra miliare nella disciplina archeologica, dandole una nuova dimensione scientifica. D’altra parte, i risultati di questa archeologia incipiente influenzarono anche il mondo dell’arte, manifestandosi principalmente nel nascente Neoclassicismo. La Scatola di Ercolano è probabilmente la parte più importante per illustrare la straordinaria opera archeologica di Carlo III.

Scatola di Ercolano del Secolo XVIII contenente i resti vegetali recuperati negli scavi di Ercolano. Museo Arqueológico Nacional (Madrid)

Il suo prolifico regno su Napoli – rafforzamento del potere reale, consolidamento delle relazioni diplomatiche, miglioramenti urbanistici, promozione della scienza o creazione delle reali manifatture – giunse al termine il 10 agosto del 1759, quando la morte senza discendenza di Ferdinando VI pose la Corona di Spagna nelle sue mani. Così, Carlo III si posizionava a capo di una delle grandi potenze europee dal momento che aveva i suoi territori nel Vecchio Continente e anche significativi possedimenti oltre l’Atlantico. La seconda sala della mostra si concentra, pertanto, sulle trasformazioni della monarchia spagnola sotto il regno del Borbone, riflettendo alla perfezione lo spirito illuminato del sovrano che si tradusse in molteplici riforme. Possiamo concentrarsi sulle misure di riorganizzazione della Marina spagnola, sulla scelta di una nuova bandiera come simbolo nazionale, sull’adozione di numerose riforme giuridiche o educative, sulla promozione dell’economia, sull’espulsione della Compagnia di Gesù o la prolificazione delle cosiddette Reales Fábricas. Tra i pezzi selezionati per illustrare questo periodo possiamo evidenziare il famoso ritratto del monarca Anton Rafael Mengs e il Boceto para la Alegoría de la institución de la Orden de Carlos III di Vicente López Portaña; la suggestiva Acción del Banco Nacional de San Carlos a nombre de la “República de indios de los pueblos de la jurisdicción de El Real de Minas de Tasco”; e naturalmente la Real Pragmática original sobre la expulsión de los regulares de la Compañía de Jesús de 1767.

Real Pragmática original sobre la expulsión de los regulares de la Compañía de Jesús. Firmado en El Pardo, el 2 de abril de 1767. Manoscritto originale con sigillo del Re. Ministerio de Educación, Cultura y Deporte. Archivo Histórico Nacional (Madrid)

Tuttavia, gran parte della realtà spagnola alla fine del XVIII secolo si sviluppava ancora intorno ai possedimenti d’oltremare, per questo non poteva mancare in questa sezione una zona dedicata ai Reinos de las Indias. Essa affronta le varie riforme – creazione del Vicereame del Rio de la Plata, miglioramento del sistema commerciale e rafforzamento del consumo di prodotti peninsulari, tra le varie cose – che Carlo III effettuò nelle colonie,  rivelando l’immensa importanza che ebbero questi territori per la monarchia borbonica tanto in ambito economico quanto in quello strategico.

Anónimo. Quarterona de Mestizo y Español, producen Quinterona de Mestizo. Viceregno del Perú. Olio su tela. Museo Nacional de Antropología (Madrid)

Tra i pezzi scelti per questa sezione si distinguono Quarterona de Mestizo y Español, producen Quinterona de Mestizo, come segno del progresso razionalista dell’Illuminismo trasferito all’analisi del meticciato che si produsse nelle colonie, e la mappa dell’America Meridionale di Juan Cruz Cano y Olmedilla, uno dei migliori documenti cartografici della Spagna del XVIII secolo.

 

Juan Cruz Cano y Olmedilla (Madrid, 1734 – 1790). America Meridionale, 1775. Stampa su otto fogli, montata su tela. Museo Naval (Madrid).

 

Per semplificare il discorso e renderlo più ordinato, la sala dedicata alla proiezione internazionale della monarchia spagnola con Carlo III è divisa in quattro blocchi: “La política norteafricana”, “La Guerra de los Siete Años (1756–1763)”,  “España y su apoyo a la independencia de los Estados Unidos (1776–1783)” e uno spazio dedicato alla firma del Trattato ispano-portoghese di Límites del 1777. Il primo blocco mostra la pretesa di Carlo III di, come aveva fatto all’inizio del suo regnato napoletano, costruire un ponte col mondo islamico. Questo proposito apapre perfettamente riflesso nella mostra con il Convenio de Amistad y Comercio entre el rey de España y el emperador de Marruecos (30 maggio 1780). Il secondo blocco corrisponde ad uno dei principali conflitti internazionali dell’Europa del XVIII secolo, che Carlo III ha dovuto affrontare appena divenuto re di Spagna: la Guerra dei Sette Anni (1756-1763). Nei primi anni del conflitto, la Spagna riuscì a rimanere neutrale e assistere come spettatore, tuttavia, a seguito del Terzo Patto di Famiglia con la Francia nel 1761 e la ripercussione del conflitto sopra i suoi possedimenti d’oltremare, a Carlo non ebbe altra scelta che entrare in guerra. Anche se il confronto si concluse solo un anno più tardi, è uno dei più delicati episodi di politica estera carolina. tra i vari pezzi che presenta la mostra per illustrare questa sezione possiamo distinguere le opere pittoriche Asalto inglés al castillo del Morro de La Habana (firmata da José Martín Rufo) e Alegoría de la defensa de Filipinas.

José Martín Rufo. Asalto inglés al castillo del Morro de La Habana. Olio su Tela. Real Academia de Bellas Artes de San Fernando (Madrid)

 

Il terzo blocco di questa sezione è dedicata agli aiuti concessi dalla Spagna alle Tredici Colonie per raggiungere la loro indipendenza dall’Inghilterra (1776-1783). Tuttavia, questa collaborazione della monarchia spagnola non avesse l’obbiettivo di potenziare la futura nazione statunitense, ma di indebolire la sua metropoli, la onnipotente Inghilterra, che in quel momento era riuscita ad affermarsi come grande potenza marittima europea. Con questa collaborazione sorsero relazioni tra figure di spicco di entrambe le parti dell’Atlantico, possiamo evidenziare le relazioni intercorse tra Benjamin Franklin e l’Infante Don Gabriele di Borbone o con il Conte de Aranda. Illustrano questo blocco pezzi molto interessanti come la lettera che il 12 dicembre 1775 Benjamin Franklin scrisse all’Infante Don Gabriele di Borbone, prova inconfutabile della loro relazione, così come il sublime ritratto di George Washington, lavoro dell’artista italiano Giuseppe Perovani.

Joseph Perovani. George Washington. 1796. Olio su tela. Museo de la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando (Madrid)

 

Come potrebbe essere altrimenti, la sala finale dell’esposizione è dedicata ai progressi nella scienza e nella cultura della monarchia spagnola sotto il regno di Carlo III. Lo sviluppo di questi campi è il più chiaro riflesso della mentalità illuminata del monarca. Così, Carlo III chiude il cerchi che era iniziato a Napoli con il suo manifesto interesse per l’archeologia. Da un lato, promuove scavi nella città maya di Palenque; dall’altro, utilizza diversi entusiasti imbevuti di spirito illuminato come Baltasar Jaime Martínez Compañónvescovo di Trujillo, che mostrò particolare interesse per le culture moche e chimù -, Francisco Antonio de Lorenzanaarcivescovo di Mexico, noto per il suo interesse per il collezionismo di reperti americani – o José Celestino Mutis – responsabile di diverse spedizioni botaniche – per testimoniare l’ideale del monarca di riconvertire la Spagna, di nuovo, in un riferimento nel mondo delle esplorazioni. Ancora, Carlo III lasciò che tutto ciò si sentisse anche nella Spagna peninsulare, con innovazioni come il Real Jardín Botánico (1781) e il Real Gabinete de Historia Natural (1771). Quest’ultimo fu destinato ad ospitare i pezzi indiani che la Corona spagnola aveva raccolto, tanto quelli salvati nel Real Alcazar dopo il devastante incendio del 1734, quanto quelli ottenuti da spedizioni successive. Si configura anche come un luogo di studio di queste singolari vestifia; ma anche come vetrina scintillante di una monarchia che ancora estendeva le sue ali al Pacifico e ad entrambi i lati dell’Atlantico. Questa ultima sezione è divisa in due blocchi: “Las expediciones marítimas y terrestres ultramarinas: entre el conocimiento y la política” e “El océano Pacífico en el Siglo Ilustrado”. Il primo si riferisce alle spedizioni e altre imprese cui abbiamo precedentemente illustrato, mentre la seconda volge lo sguardo al vasto Pacifico, più ignoto dell’Atlantico per l’impossibilità di continuare l’iniziare impulso esplorativo di Hernan Cortes nel XVII secolo, riducendosi gli interesse della monarchia alla conservazione delle isole Filippine e delle Isole Marianas. I viceregnati della Nuova Spagna e del Perù sono il punto di partenza del rinnovato desiderio ispanico di riprendere le esplorazioni del Pacifico, anche cercando di tenere a bada gli interessi russi, francesi e inglesi in questo vasto oceano. Nella selezione delle opere per questa sala possiamo distinguere il superbo ritratto del monarca realizzato da Francisco de Goya y Lucientes, la pelle decorata proveniente dalla regione statunitense delle Praderas, uno dei rilievi estratti dalla citata città di Palenque, il ritratto del formichiere che fu regalato a Carlo III affinchè l’inserisse nel suo parco zoologico, ed infine lo straordinario Umete, regalo del re Pomare I di Tahiti al sovrano spagnolo.

 

Pannello di geroglifici. Maya. Tarco Classico (600-900). Rilievo su pietra calcarea. Pannello composto da sei glifi. Museo de América (Madrid).

 

A seguito di questa esposizione delle quattro camere che compongono la mostra possiamo affermare che ci troviamo d’avanti ad una esposizione molto ben articolata, con una struttura coerente e sintetica che risolve molto bene l’ostacolo rappresentato dalla complessità e pluralità di aspetti della vita di Carlo III, con un discorso cronologico per comprendere l’evoluzione del lavoro e la mentalità del monarca dalla sua tappa italiana sino alla Corona spagnola. La selezione dei brani scelti per la mostra è varia, presentando dipinti e sculture, mappe di diversa fattura, documenti contemporanei e reperti archeologici e oggetti di carattere antropologico. Ci sono molte prestigiose istituzioni che hanno collaborato con i loro prestiti: l’Archivo Histórico Nacional (Madrid), la Colección del Banco Santander (Madrid), la Fundación Lázaro Galdiano (Madrid), il Museo de América (Madrid), il Museo Arqueológico Nacional (Madrid), il Museo di Capodimonte (Napoli), il Museo Nacional de Antropología (Madrid), il Museo Nacional de Ciencias Naturales (Madrid), il Museo Nacional del Prado (Madrid), il Museo Naval (Madrid), il Palazzo Reale di Napoli e la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando (Madrid).
La splendida ed attenta organizzazione della mostra di Miguel Luque Talaván, la diversità dei pezzi scelti, nonchè l’eccezionale collaborazione di istituti di credito, fanno di “Carlos III: Proyección exterior y científica de un reinado ilustrado” una scelta eccellente per coloro che desiderano commemorare il terzo centenario della nascita del celebre monarca nel Museo Arqueológico Nacional (Madrid) con una esperienza interessante ed educativa.

Francisco de Goya y Lucientes. Carlos III. H. 1786-1787. Olio su tela. Colección del Banco de España (Madrid)

 

Intervista a Miguel Luque Talaván (Commissario dell’esposizione “Carlos III: Proyección exterior y científica de un reinado ilustrado”)

Perchè ha scelto questo modo di strutturare la mostra? Cosa ha cercato di trasmettere?

Dovendo trattare di numerosi e variegati aspetti, ho ritenuto che il modo migliore per farlo fosse una organizazione cronolofico-geografica. In questo modo si presentano alcuni degli aspetti principali intorno all’opera di uno dei monarchi chiave della storia di Spagna e dell’Europa del secolo XVIII, concentrandosi sull’interssante questione della proiezione estera e scentifica.

Quale è l’obbiettivo finale della mostra?

Riscattare e contribuire alla valorizzazione di due temi fondamentali del suo regno: la politica estera ed il contributo scientifico-culturale spagnolo, così come il ruolo interpretato dalla Corona nel promuovere il progresso della conoscenza. Carlo III promosse una politica di aumento del prestigio internazionale della Spagna in Europa. Per fare questo, e sulla base delle riforme nazionali (tanto nei territori peninsulari quanto in quelli d’oltremare), intraprese un’attiva politica internazionale e fomentò l’adozione di numerose scoperte nel campo scientifico e culturale, che possono scoprirsi nella mostra attraverso il materiale esposto.

Se dovesse restare con un solo pezzo di essa, quale sarebbe?

Mi risulterebbe impossibile sceglierne uno. Sono tutti unici, magnifici e sono stati selezionati per il loro alto valore storico.

Cosa ha rappresentato l’arrivo di Carlo III al trono di Napoli (tanto per lui quanto per il regno)?

In Italia (Parma e Napoli), fu dove si formò come grande sovrano. E dove nacque la sua curiosità per la conoscenza e, derivante da essa, la sua politica di stabilire le relazioni dei suoi regni con il mondo attraverso la politica e la scienza. Le relazioni diplomatiche con la Santa Sede e con l’Impero Ottomano, e la politica scientifica dispiegata in tutto lo studio dell’Antichità (Pompei, Ercolano…) sono alcuni dei problemi trattati nella prima parte della mostra.

Che influenza ebbe questa prima tappa napoletana nel lavoro successivo di Carlo III a guida della monarchia spagnola? Sarebbe stato lo stesso re senza la sua esperienza a Napoli?

L’esperienza napoletana, come osservato in precedenza, è stata determinante per la sua formazione. Si può affermare che alcune delle azioni intraprese dopo come re di Spagna possono trovare un antecedente nella sua tappa italiana.

Ritiene che la figura di Carlo III è conosciuta ed apprezza al modo giusto nella storia della Spagna?

Penso che oggi si. E le commemorazioni che, con motivo del terzo centenario della sua nascita, si sono promosse lungo il 2016 ed il 2017 da varie istituzioni (come Acción Cultural Española – AC/E), sono un segno dell’interesse che continua a risvegliare nella nostra società la vita di uno dei più importanti sovrano del XVIII secolo europeo.

 

 

 

 

Autore articolo, intervista e foto: José María Moreno – Universidad Complutense de Madrid

 

[1] VACA DE OSMA, José Antonio, Carlos III, Madrid, Ediciones Rialp, 2014.

 

 

 

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Uno commento

  1. Juan M. Morete Busto

    Fabuloso artículo sobre la exposición de Carlos III que visité en Madrid las pasadas navidades. Recrea perfectamente los espacios y el recorrido de la muestra y tras su lectura se activa el interés por visitarla. Enhorabuena Sr. Moreno.

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