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Maria Valeria d’Asburgo-Lorena

Tra i figli dell’imperatrice Elisabetta d’Austria, la Sissi diventata leggenda di se stessa, Maria Valeria d’Asburgo-Lorena fu l’unica davvero desiderata e amata, al punto tale dall’essere soprannominata “Die Einzige” (“L’Unica Figlia”) dalle solite malelingue. L’amore materno forse scaturiva dal vissuto dell’imperatrice, sposata molto giovane e divenuta madre prima di essere preparata alla maternità, ma questa forma di amore per Maria Valeria non fu esattamente un vantaggio.

Nata dieci anni dopo Rodolfo, il terzo figlio della coppia imperiale ed erede al trono dell’Impero Austro-Ungarico, vide i natali in Ungheria, non a caso. Elisabetta, infatti, amava il popolo magiaro, la sua libertà, la sua storia romantica, e sperava di donargli un principe, nacque invece una femminuccia e si chiamò Maria Valeria, un nome che suonò come uno strappo alla tradizione asburgica e che omaggiò l’antica Pannonia Valeria.

La piccola arciduchessa, soprannominata ′′figlia dell’Ungheria”, trascorse l’infanzia in questo Paese. Seguita da una educatrice madrelingua ungherese al suo fianco, la piccola kedvesem, come la chiamava la madre, ovvero ′′mia cara′′ in lingua magiara, sembrava incarnare per Sissi il senso stesso della maternità, una maturazione personale profonda e una coscienza del suo ruolo di consorte dell’imperatore. La nascita della piccola Maria Valeria coronava, infatti, la creazione della doppia monarchia, austriaca e ungherese, a Budapest, in quel 1867.

Le attenzioni che suscitava Sissi, ciò che oggi si chiamerebbe gossip, diffusero voci che Maria Valeria non fosse figlia dell’imperatore Franz Josef, ma del Conte Andrassy, mentore dell’imperatrice. I pettegolezzi col tempo si spensero, anche perché la piccola assomigliava al padre quel tanto che bastava per dissipare le malelingue.

Se la madre aveva preteso per lei una educazione tutta magiara, l’insegnamento della storia ungherese e l’uso di quella lingua come primo lessico, Maria Valeria subì queste scelta e non si sentì mai così attratta da quella terra come avrebbe voluto Sissi. Parlò l’inglese, il francese e l’italiano, ma nutrì una vera passione per il tedesco che amava ascoltare al Burgtheater, teatro fatto edificare dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria dal Galli Bibiena, uno dei più importanti di lingua tedesca del mondo. In definitiva l’immaginario e la personalità che la madre aveva sognato per la figlia “ungherese”, si scontrò con i gusti e le propensioni culturali della ragazza, piuttosto insofferente nei confronti di un popolo e di una nazione che non sentiva come suoi. Addirittura pare che Maria Valeria chiedesse insistentemente al padre di conversare con lei in tedesco.

Come per tutti gli appartenenti ad un casato regnante, il destino della ragazza era legato ad un matrimonio degno del suo rango, ma, mentre sua sorella maggiore Gisella era stata data in sposa all’età di sedici anni, a guisa di moneta di scambio politico, per la figlia prediletta Sissi si adoperò perché avessero successo i rifiuti di Maria Valeria dei diversi pretendenti scelti per lei (il principe ereditario della Sassonia, il principe Michel de Bragance e, infine, l’erede al trono d’Italia). Sissi consigliò a sua figlia di fare una “scelta d’amore” e “…di non sposarsi troppo giovane e scegliere saggiamente il marito dopo aver incontrato altri giovani…”. Dichiarò perfino pubblicamente che le avrebbe concesso di sposare anche uno spazzacamino, se i sentimenti di entrambi fossero stati abbastanza forti. La scelta di Maria Valeria cadde su un cugino, l’arciduca Francesco Salvatore del ramo toscano del casato degli Asburgo-Lorena.

L’incontro e l’amore sbocciano nel 1886, tuttavia i due giovani dovettero aspettare quattro anni prima di poter convolare a nozze. La famiglia regnante fu investita da una serie di lutti che fecero slittare la cerimonia: prima la morte violenta del re Luigi II di Baviera e del conte di Trani, marito di sua zia Mathilde,  poi da quella di suo nonno il duca Maximilien in Baviera, infine, la più dolorosa di tutte, la morte del fratello Rodolfo, rinvenuto nel padiglione di caccia di Mayerling, insieme alla sua giovane amante, la baronessa  Marie Vetsera, tragedia che non solo privò l’Austria-Ungheria dell’erede al trono, ma gettò la casa regnante in uno scandalo dai contorni opachi. Era il 30 gennaio 1889.

Il matrimonio di Maria Valeria fu celebrato il 31 luglio 1890 a Bad Ischl, dove sorgeva tra l’altro la Kaiservilla, una residenza estiva della famiglia Asburgo nota per essere il luogo preferito di Franz Joseph e di sua moglie, magione che alla morte dell’imperatore passò in eredità proprio a Maria Valeria, insieme al castello di Persenbeug.

Pur essendo un matrimonio d’amore e fecondo – i due ebbero dieci figli -, la relazione col tempo finì per sfilacciarsi, Maria Valeria aveva una vita pieni di impegni culturali, ma era soprattutto fortemente vocata al sociale, amata per il coinvolgimento in opere di beneficenza e mecenate della Croce Rossa. La donna si prodigò costantemente per aprire ospedali e raccogliere fondi, fu protettrice di numerosi enti benefici, cattolica devota, la gente la definiva “angelo di Wallsee”. Il marito era un militare, ebbe notevoli incarichi presso il Ministero della Guerra di Vienna, inclusa la guida, come tenente generale, di diverse operazioni contro i russi in Romania e Galizia, nelle pause cercava svago fuori dal matrimonio con numerose relazioni amorose. Ebbe anche un figlio illegittimo con una ballerina dell’opera che fu sposata in fretta e furia da un principe Hohenlohe compiacente.

Maria Valeria fece buon viso a cattiva sorte, altri dolori l’attendevano.

Sul Danubio, nel 1895, venne costruito un ponte che univa la città di Esztergom, in Ungheria, con Stúrovo in Slovacchia. L’opera fu dedicata a Maria Valeria che al tempo aveva 27 anni, il ponte fi distrutto una prima volta nel 1919, ricostruito dopo qualche anno e una seconda volta nel 1944, quando le truppe tedesche in ritirata lo fecero saltare (fu poi ricostruito nel 2001 grazie ai fondi della Comunità Europea).

Dopo la morte violenta della madre rimase molto legata al padre, anche se relazionarsi con lui le risultò – sono sue confidenze – piuttosto complicato. Fu proprio lei ad assisterlo nel 1916 quando morì, lasciando il trono al nipote l’arciduca Karl di 28 anni.

La fine della Prima Guerra Mondiale e gli accordi successivi tra gli stati, spazzarono via la monarchia austro-ungarica, cancellandone la dimensione territoriale e costringendo il giovane arciduca ed ex imperatore all’esilio in Svizzera con la sua famiglia. Maria Valeria rimase invece in Austria, riconobbe ufficialmente la fine della monarchia sottoscrivendo i documenti in cui rinunciava ai vecchi diritti dinastici e in questo modo mantenne la sua casa e i suoi altri possedimenti, principalmente lo Schloss Wallsee, il castello sulle rive del Danubio, acquistato nel 1895 dall’allora proprietario principe Alfredo del Regno Unito e ristrutturato completamente. In questa dimora, il 24 aprile 1918, sua figlia Edvige d’Austria-Toscana sposò il conte Bernhard zu Stolberg-Stolberg.

Maria Valeria morì dopo qualche anno, nel 1924, appena cinquantaseienne, per un linfoma. La sorella Gisella scrisse di averla vista completamente tranquilla nella malattia e nell’imminente morte “devotamente accetta”, tanto che sarebbe stata forse delusa da un inaspettato recupero. Fu sepolta in una cripta dietro l’altare principale della chiesa parrocchiale di Sindelburg, vicino a Wallsee, insieme ad alcuni altri membri della famiglia che ancora oggi abitano la proprietà.

 

 

 

Autore articolo: Rita Cavalca, laureata in Materie Letterarie, psicopedagogista e counselor rogersiana, è appassionata della storia delle monarchie letta attraverso le vicende dei suoi protagonisti

 

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: M. Schad (a cura), La Prediletta il diario della figlia di Sissi

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