Milano napoleonica

Nella primavera del 1796, l’esercito di Bonaparte marciò in Italia. Milano respirava da tempo una diffusa cultura radicale e giacobina e contava su Pietro Verri, Cesare Beccaria, il Piermarini, l’abate Parini, Francesco Melzi d’Eril, liberali, costituzionalisti, convinti illuministi, così quando l’arciduca Ferdinando abbandonò la città, in occasione della Battaglia di Lodi del 9 maggio 1796, una delegazione cittadina andò incontro al Bonaparte e di lì a poco i francesi sfilarono per le strade di Milano acclamati dal popolo. Gli austriaci, rinchiusi nel castello, si arresero qualche settimana dopo.

Il 24 maggio di quell’anno, con una missiva indirizzata al cittadino Oriani, il Bonaparte si dichiarava protettore delle scienze e della libertà di Milano: “In ogni governo libero devono essere in ispecial modo tenute in onore le scienze, che sono il miglior fregio della mente umana; e le arti, che fanno bella e piacevole la vita, e le magnanime opere tramandano alla posterità; conciossiachè in qualunque luogo abbiano avuto il nascimento i grandi ingegni e i famosi letterati, tutti gli accomuna e affratella il sapere. Nessun conto potevano fare della lor dottrina i sapienti uomini in Milano; i quali chiusi nelle loro officine, reputavano felicità che i re e i preti non volessero loro nuocere. Oggi è tutt’altro; dacchè in Italia non ha più catene il pensiero; e più non sono inquisizione, intolleranza, dispotismo. Quindi invito i dotti a raccogliersi insieme, e proporre quel che bisognerebbe fare, e quali mezzi usare per tornare a novella vita e durevole prosperità le scienze e le arti belle. E qual di voi volesse condursi in Francia, sarebbe dal governo orrevolmente ricevuto; imperocchè la nazione franzese fa più conto di acquistare un valente matematico, un celebre dipintore, e in fine un uomo benemerito in qual si voglia professione, che la più grande e ricca città. Intanto vogliate partecipare questi sentimenti ai più chiari uomini, che onorano la città e lo stato di Milano”.

Milano fu la capitale della Repubblica Transpadana. Il Tribunale di Provvisione fu sciolto e si istituì un’Agenzia Militare con poteri politici ed economici, si istituì la Guardia Nazionale di Milano e la Legione Lombarda, fu poi creata una nuova municipalità di 16 membri: il Duca Gian Galeazzo Serbelloni, il Marchese Francesco Visconti, il Conte Pietro Verri, il Conte Gaetano Pozzo, gli avvocati Federico Sopransi, Antonio Corbette, Cesare Pellegatta, il finanziere Gianbattista Sammaine, gli ingegneri Calo Parea e Antonio Caccianino, i banchieri Carlo Bignami e Carlo Ciavi, il sacerdote Felice Lattuada, il medico Antonio Crespi, il chimico Paolo Sangiorgio. Elementi della borghesia illuminista si affiancarono dunque ad esponenti dell’aristocrazia e del clero liberale.

A distanza di un anno nasceva la Repubblica Cisalpina e Milano restò capitale. La città pullulò di circoli e giornali, mentre i francesi incominciarono a far pesanti richieste fiscali inaugurando un nuovo insopportabile vassallaggio. Così il popolo accolse esultante i cosacchi di Suvorov che, dopo la Battaglia di Cassano, entrarono con gli austriaci in città mentre Bonaparte era in Egitto. Per più di un anno i giacobini milanesi patirono supplizi, condanne, legge marziale ed in molti furono deportati a Cattaro, alcuni fuggirono in esilio. Nel giugno del 1800 però i francesi tornarono a Milano.

Murat ne prese il castello e fu proclamata la repubblica. Fu riorganizzata con una Commissione Straordinaria di Governo e una Consulta legislativa. La legislazione fu segnata dal dissesto finanziario e dal disordine amministrativo e durò poco perché subito fu proclamato il Regno d’Italia. Il 26 maggio del 1805 Napoleone, con una cerimonia dal sapore medievale, fu incoronato re nel Duomo di Milano e, prevenendo l’atto dell’arcivescovo Giambattista Caprara, si pose la corona ferrea in testa con le proprie mani. Napoleone ne prese la corona, viceré ne fu il figliastro Eugenio di Beauharnais. Gli organi repubblicani, i 3 collegi elettorali dei Possidenti, dei Dotti e dei Commercianti, il Corpo legislativo, la Consulta di Stato, il tribunale di cassazione, furono tutti esautorati dal Consiglio di Stato.

Napoleone attrasse a sé geni come Monti, Foscolo, Romagnosi, Canova, Volta, Appiani e Oriani. L’Università di Pavia e il Giornale Italiano divennero centri d’irradiazione di una cultura che si riconoscevano più solo milanese ma italiana. Furono realizzate opere di grande utilità e moderna concezione come la grande strada del Sempione e il Naviglio pavese, tuttavia non fu tutto roseo. La municipalità, presieduta dal Conte Antonio Durini, era per costituzione retaggio delle cento famiglie più ricche e nobili dunque non rappresentava il popolo. Il nazionalismo economico francese tolse all’industria milanese materie prime e capitali, il commercio ne risentì, le ripercussioni furono insopportabili, il blocco continentale compromise le esportazioni. Paradossalmente la borghesia che aveva salutato l’arrivo francese ne vide con sollievo anche il crollo.

Il 16 aprile dl 1814 Metternich, con un armistizio col Principe Eugenio, riconosceva il Regno d’Italia istituito da Napoleone. La soluzione che piaceva ai circoli illuministi non piaceva invece al popolo che insorse quattro giorni dopo. Una folla esasperata invase il senato, devastò tutto, poi irruppe nelle case di Giuseppe Prina, ministro delle finanze, lo catturò, lo spinse in strada e lo ammazzò a bastonate. Il consiglio cittadino, in mancanza di sufficiente polizia, nominò una reggenza provvisoria che non poté che fare appello all’Austria affinché ristabilisse l’ordine. Fu così che gli austriaci del Conte Neipperg entrarono a Milano chiamati da quelli che erano filofrancesi. Eugenio s’era già rifugiato a Mantova, il generale Heinrich Johann Bellegarde vi portò 17.000 uomini e vi impose un governo provvisorio che iniziò a smantellare le istituzioni napoleoniche e infine dichiarò le province lombarde annesse all’Impero austriaco. Il 7 aprile del 1815 fu costituito il Regno Lombardo-Veneto.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: A. Bosisio, Storia di Milano; AA.VV., Storia di Milano, Fondazione Treccani degli Alfieri; Napoleone, Opere scelte, 1847

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