Murat, dalla luogotenenza di Spagna al Regno di Napoli

Continuiamo la narrazione della vita di Gioacchino Murat ora concentrandoci sulla luogotenenza di Spagna.

Col Nord Europa ormai pacificato dal trattato di Tilsitt, Napoleone ora si concentra sulla Penisola Iberica dove il Portogallo è alleato degli Inglesi e la Spagna è titubante sotto il governo di Carlo IV che abbandona gli affari di Stato ad un avventuriero, Manuel Godoy.

Napoleone non è sicuro di questa amicizia e procede. Il Maresciallo Junot conquista il Portogallo, il generale Dupont con ventitremila uomini avanza su Valladolid mentre il Maresciallo Moncey, con ventiquattromila soldati, marcia su Burgos. Altre truppe invadono la Catalogna. Il progetto di Bonaparte e quello di spingere la famiglia reale spagnola a fuggire nelle colonie d’America come han fatto i Braganza, e per realizzarlo c’è bisogno anche di Murat.

Questi è a Parigi quando il 20 febbraio del 1808 è avvertito dal Ministro della Guerra che l’Imperatore lo nomina suo Luogotenente Generale in Spagna. Dopo sei giorni è già a Bajona, tutte le fortezze di frontiera vengono prese.

In Spagna non si sa esattamente cosa voglia Napoleone, si immagina che intenda proteggere l’erede della Corona, Ferdinando, Principe delle Asturie, assai popolare ma ostacolato da Godoy. La voce che Murat sia stato inviato dal cognato per mettere fine alle insolenze di Godoy eccita la notabilità spagnola. Gioacchino occupa i passi delle montagne che separano Burgos da Madrid; gli eventi precipitano e la casa di Godoy è presa d’assalto dal popolo. Il re, nella speranza di placare gli animi, lo destituisce dalle sue funzioni e lo fa arrestare, il giorno dopo però, in una città esultante, Carlo IV abdica in favore di suo figlio. Il 19 marzo, Ferdinando è al trono, Murat ne è preoccupato: “Non posso nascondere a Vostra Maestà tutto il mio dolore; prevedo che scorrerà sangue…”.

C’è violenza nelle strade, furti, ruberie, saccheggi. Murat ripeterà le sue parole nei giorni successivi: “Quello che mi affligge maggiormente è che tutti questi disordini vengono commessi alle grida di Viva l’Imperatore, Viva l’Ambasciatore di Francia! Sono persuaso che Vostra Maestà ne sia del pari disgustata. E’ mio dovere, per la gloria del nome francese, far cessare tali orrori…”. Napoleone non concorda: “Fratello mio, ricevo la vostra lettera; non condivido affatto le vostre preoccupazioni; non posso che ripetervi gli ordini già dati: fate occupare dalle truppe Madrid, disciplinatamente, trattate bene il Re, il Principe delle Asturie, tutti, in una parola. Dite che voi ignorate ogni cosa e che mi attendete”.

L’esercito francese marcia dunque su Madrid, vi entra tra le acclamazioni. I sostenitori del Principe delle Asturie sono entusiasti e non dubitano dell’accordo con Napoleone, ma non manca chi è contrariato da questa occupazione. Carlo IV rimbalza tra l’idea di accusare pubblicamente d’esser stato costretto ad abdicare e quella di ricorrere all’esilio, nonostante ciò regna la tranquillità. Il mese d’aprile è foriero di nuove notizie, Napoleone il 6 è a Bajona e lì ordina a Murat di condurre sia Ferdinando che Godoy. Il primo accetta subito. Nel frattempo convoca il Consiglio di Reggenza, fa ammettere che l’abdicazione di Carlo IV è stata frutto di minacce, il Consiglio assume quindi tutti i poteri vacanti. Gli avvenimenti precipitano. Godoy è condotto a Bajona, Carlo IV lascia Madrid. In città regna l’incertezza ed è ormai Murat che la fa da padrona.

Sommosse si manifestano qui e li, Napoleone e Murat ora sono odiati per aver protetto Godoy ed essersi intromessi negli affari interni del Paese. E’ il “dos de majo”. Madrid insorge, le colonne napoleoniche respingono la folla, la cavalleria carica, la battaglia assume aspetti selvaggi. La rivolta è sedata. Secondo il Moniteur il numero di morti francesi ammonterebbe a duecentocinquantaquattro, mentre gli spagnoli ne conterebbero quasi duemila. Nelle caserme occupate dai francesi, la notte dal 2 al 3 maggio, avvengono stragi d’insorti, la repressione è spietata e vendicativa, Murat è tutt’altro che disinteressato in queste operazioni, crede di poter aspirare al trono spagnolo eppure, proprio il due di maggio, Napoleone gli scrive: “Destino il re di Napoli a regnare a Madrid. Voglio darvi il Regno di Napoli o quello di Portogallo. Rispondetemi immediatamente poichè occorre decidersi in un giorno. Intanto voi resterete costì come luogotenente generale del regno. Mi direte che voi preferite rimanere presso di me, se questo è possibile. Avete numerosi figli e, d’altra parte, con una moglie come la vostra, potrete sempre assentarvi se la guerra vi richiamasse presso di me. Carolina è capacissima d’assumere un reggenza. Vi dirò anche che il reame di Napoli è assai più allettante del Portogallo, perchè vi sarà aggiunta la Sicilia: avrete allora sei milioni d’abitanti”.

Murat gli risponde il 5 maggio: “Sire, ricevo la lettera di Vostra Maestà del 2 maggio e torrenti di lacrime sgorgano dai miei occhi mentre vi rispondo. Dimostra di ben conoscere la mia affezione la Maestà Vostra quando ha pensato che io le avrei chiesto di restare presso di lei; sì, lo chiedo, sì, lo imploro come la più grande grazie che io abbia mai ricevuta da voi. Abituato alle vostre bontà, a vedervi ogni giorno, ad ammirarvi, ad adorarvi, a ricevere d voi ogni cosa, come potrei mai, solo, abbandonato a me stesso, compiere doveri così estesi, così sacri? Me ne credo incapace. Di grazie, lasciatemi presso di voi. La potenza non fa sempre la felicità. La vera felicità non riesiede che nell’affezione. Ora, io la trovo presso Vostra Maestà! Sire, dopo aver espresso alla Maestà Vostra il mio dolore ed i miei desideri, io debbo rassegnarmi e metterm iai vostri ordini. Prrtanto, usando del permesso che voi mi accordate di scegliere tra il Portogallo e Napoli, non saprei esitare; dò la preferenza alla contrada in cui ho già comandato, in cui potrò più utilmente servire la Maestà Vostra. Preferisco Napoli e debbo far sapere alla Vostra Maestà che a nessun prezzo accetterei la corona del Portogallo”.

I sentimenti di Gioacchino sono in realtà complessi e contraddittori, a lungo aveva sperato nel ben più ambito trono di Spagna ed ora il Trattato di Bajona cede la corona di Carlo IV a Napoleone, serba integro il regno, Ferdinando potrà regnare. Su Murat ricadono le colpe della repressione, Gioacchino s’ammala e le rivolte si ripetono. Tuttavia è Napoli ora ad attenderlo in qualità di “Gioacchino-Napoleone per grazia di Dio e per Costituzione di Stato, Re delle Due Sicilie, Grande Ammiraglio dell’Impero”.

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

In copertina Goya, Il 3 maggio. Opera conservata al Museo del Prado, Madrid. Fonte foto: dalla rete

Fonti librarie:

M. Mazzucchelli, Gioacchino Murat, 1932
G. Doria, Murat Re di Napoli, 1966
R. De Lorenzo, Murat, 2011
A. Dumas, Murat, 2005

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Un pensiero su “Murat, dalla luogotenenza di Spagna al Regno di Napoli

  • 17 Aprile 2018 in 12:31
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    Spero di leggere anche a vita di sua moglie Carolina perchè sono davvero ben fatti questi articoli, complimenti all’autore.

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