Neive, la “perla delle Langhe”

Neive è uno splendido paese immerso nella quiete delle Langhe, verdi colline che nel 2014 insieme a Roero e Monferrato sono state iscritte dall’Unesco nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità.
Ubicato al confine tra le provincie di Cuneo e Asti, a 308 m s.l.m. fa parte dei borghi più belli d’Italia ed è zona di produzione di ben quattro pregiati vini: il Barbaresco D.O.C.G., il Dolcetto d’Alba D.O.C., la Barbera d’Alba D.O.C. ed il Moscato d’Asti D.O.C.G.
Il suo magnifico centro storico ha conservato l’impianto medievale e camminando lungo le sue vie si possono ammirare splendidi edifici barocchi fatti edificare da illustri nobili famiglie. Neive ha legato il suo destino ai Dal Pozzo della Cisterna, una delle famiglie aristocratiche più importanti d’Europa, la cui ultima esponente è stata Maria Vittoria, regina di Spagna dal 1870 al 1873. Prima di raccontarvi le bellezze di questo paese, come da tradizione per i miei scritti, faccio un breve excursus sulla sua storia.

LA STORIA DI NEIVE

Il territorio di Neive era già abitato 5000 anni fa. Dopo i Liguri, nel II secolo a.C. arrivarono i Romani, che fecero costruire la Via Aemilia per collegare Acqui con Alba. Il paese deve il suo nome alla Gens Naevia, una famiglia patrizia della quale fu un possedimento.

Dopo la caduta dell’Impero romano d’occidente il territorio fu invaso dai Sarmati che vi restarono fino all’arrivo dei Longobardi nel VI secolo.

Per difendersi dai Saraceni, che con le loro scorribande avevano distrutto ed incendiato molte città del Piemonte ed in particolare Alba, nel X secolo venne eretto un castello fortificato, del quale oggi rimane solo più la torre quadrangolare; l’edificio faceva parte di un complesso sistema di torri di avvistamento che venivano usate dalle popolazioni locali per controllare il territorio circostante. Facevano parte di questo sistema difensivo anche la Torre di Barbaresco, la Torre di Grinzane, dove ora sorge il castello, l’antica Fortezza di Barolo, tramutata dai Falletti in uno splendido maniero, le fortezze di Govone e Magliano Alfieri ed il Castello di Monticello. Neive divenne comune intorno all’anno 1190 e fu lungamente contesa tra Alba e Asti; nel 1242 furono gli astigiani ad avere la meglio ed il paese passò in modo definitivo sotto la loro influenza. Nel 1274 durante una battaglia tra le due città il castello medievale venne distrutto.  Alla fine del XIV secolo, Luigi di I Valois-Orleans, signore di Asti e fratello di re Carlo VI di Francia, inserì Neive nel Capitanato d’Astesana, un insieme di comuni strategicamente importanti posti a difesa della Contea di Asti, dotandolo di una solida cinta muraria. C’erano solo due aperture, San Rocco e San Sebastiano ed i contadini, non potendo entrare nel borgo, trovavano rifugio in gallerie scavate sotto le mura dall’esterno verso il centro della collina, ​i cosiddetti “infernotti”, che sono ancora oggi visibili sotto molte case esterne al paese.

Luigi aveva ricevuto le contee di Vertus e Asti, compresa Neive, nel 1387 come dote matrimoniale da Valentina Visconti, figlia di Gian Galeazzo, primo duca di Milano. La nobildonna è ricordata ogni anno dalla città medievale di Avigliana, in Provincia di Torino, con il Palio storico dei borghi: essa nel 1389 partì da Pavia diretta a Parigi, dove avrebbe conosciuto il suo sposo. Durante il viaggio fece tappa ad Avigliana dove suo cugino Amedeo VII, detto il “conte Rosso” organizzò grandi festeggiamenti che durarono più giorni, videro la presenza di tutti i nobili della zona e si conclusero con un torneo di giochi ed un palio dei cavalli.
Nel XVI secolo Neive, come molti altri comuni piemontesi, si ritrovò al centro delle continue guerre tra re Francesco I di Francia e l’imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero, mentre nel 1531 fu annessa dal duca Carlo III allo Stato Sabaudo. Nel 1618 Carlo Emanuele I concesse questo feudo ad Amedeo Dal Pozzo, marchese di Voghera e primo conte di Reano, che assunse così anche il titolo di conte di Neive. Egli impalmando nel 1599 Giulia Belli, unica figlia ed erede di Domenico Belli, signore di Grinzane, ricevette in dote questo magnifico feudo nelle Langhe. Amedeo fu uno dei più grandi collezionisti d’arte del Seicento e nel 1607 ereditò dallo zio Carlo Antonio, arcivescovo di Pisa, i magnifici quadri appartenenti al celebre ciclo pittorico di Pietrafitta, una delle testimonianze più significative dell’arte tardo-rinascimentale toscana. I sette quadri sono oggi esposti nella Cappella della Madonna della Pietà di Reano e nella vicina Chiesa Parrocchiale di San Giorgio Martire.
Con i Dal Pozzo Neive divenne un paese ambito dalle nobili famiglie locali, che vi si trasferirono e fecero edificare magnifiche residenze. Nel 1650 Francesco Michelangelo, figlio di Amedeo e secondo conte di Neive e Reano, acquistò il vicino feudo di Cisterna d’Asti. Nel 1670 suo figlio Giacomo Maurizio ottenne da Papa Clemente X l’elevazione di questo feudo in principato, potendosi così fregiare del titolo di principe Dal Pozzo della Cisterna. Tre anni dopo ottenne il rarissimo privilegio di battere moneta e la zecca di Cisterna fu in attività fino al 1677.
L’ultima contessa di Neive fu Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, consorte di Amedeo di Savoia, secondo figlio maschio di re Vittorio Emanuele II. Amedeo e Maria Vittoria furono re e regina di Spagna dal 1870 al 1873.

UNA VISITA A NEIVE

Il paese di Neive, arroccato in cima ad una collina, è un museo a cielo aperto e dalla sua posizione domina le sterminate distese di vigneti. Il suo punto più elevato un tempo era occupato dal ricetto, la cui ultima testimonianza è la Torre campanaria. Essa, insieme al campanile dell’Arciconfraternita di San Michele è la prima cosa che si nota vedendo l’abitato in lontananza. I due edifici rappresentano il potere politico e quello religioso. Il paese è impregnato dell’opera dell’architetto settecentesco Giovanni Antonio Borgese, che dal 1762 al 1773 fu anche amministratore dei beni dei Castelborgo, una delle famiglie nobili più importanti della zona.
Giunto da Barbaresco in questo splendido paese in un caldo pomeriggio di fine agosto, dopo aver posteggiato l’auto lungo Via Demaria, la prima cosa che ho ammirato è stata la cappella dedicata a San Rocco, il protettore dalla peste e dalle malattie contagiose.
Questa piccola chiesetta rurale, posta in fronte alla porta che reca lo stesso nome, esisteva già nel XV secolo, ma è stata completamente ristrutturata nel 1783 dall’architetto Giovanni Antonio Borgese. In paese vige la storica usanza di portare i morti dinanzi al portico prima di celebrare le esequie.
Di fronte alla cappella, a destra dell’arco che introduce in paese, si trova il Palazzo dei Conti Demaria, risalente al XVI secolo. Giovanni Demaria, detto «l’aromatario», informato della bellezza del luogo dal perito calligrafo Thomaso Fianchetto che esegui il «cadastro del territorio di Neive», nel 1581, venne in paese da Cavallermaggiore nel 1614 e stabilì la sua residenza nell’edificio. Egli fu più volte amministratore di Neive, sempre stimato e benvoluto. Deceduto nel 1666, riposa nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Il palazzo venne ristrutturato nel XVII secolo. L’ultima discendente del casato, la contessa Paolina Demaria, lasciò i suoi beni in eredità al Comune di Neive per opere di bene.
Sulla sinistra della Cappella di San Rocco sorge Palazzo dei Conti di Castelborgo, sede dell’Azienda Agricola Castello di Neive. L’edificio, detto anche “il castello” venne realizzato nel 1735 da Manfredo Bongiovanni, conte di Castelborgo e comprende anche una pregevole cappella in stile barocco. La nobile famiglia nel 1861 ricevette nel palazzo Camillo Benso, conte di Cavour. L’anno successivo, alla morte senza figli maschi di Camillo Bongiovanni di Castelborgo, direttore generale delle gabelle presso il Ministero delle Finanze e Consigliere di Stato, l’edificio fu amministrato dal cognato, il celebre vice ammiraglio Camillo Candiani di Olivola. Nel 1919 fu ereditato da Guido Riccardi Candiani, nipote di Camillo, il quale fu tra i fondatori del Consorzio per la Viticoltura della Provincia di Cuneo e del Consorzio per la Tutela del Barolo e del Barbaresco. Il castello nel 1963 venne acquistato da Giacomo Stupino, i cui discendenti lo detengono ancora oggi e producono eccellenti vini, tra i quali il Barbaresco. Il pubblico ha la possibilità di visitare le settecentesche cantine che furono sede degli esperimenti dell’enologo Louis Oudart per la produzione dei primi vini secchi base Nebbiolo. Egli produsse qui il Nebbiolo che nel 1861 vinse la medaglia d’oro all’Esposizione Nazionale di Firenze.
Accanto al castello, superato un magnifico portale opera settecentesca dell’architetto Giovanni Antonio Borgese, che lo realizzò come tesi di laurea, si accede ai giardini dei conti di Castelborgo, dove sono presenti i laterizi che componevano l’antico muro del ricetto di Neive. In alto a destra sorge il palazzo costruito dall’’architetto Paolo Francesco Rocca nel primo quarto del XIX secolo, oggi sede della Scuola Regionale di Arte Bianca.
Proseguendo lungo Via Demaria sulla sinistra si ammira il maestoso palazzo barocco dei conti Bongioanni Cocito, risalente a metà Settecento. Progettato dall’architetto Giovanni Antonio Borgese, è caratteristico per il suo pregevole portale e l’elegante cornicione.
Dopo essere passati accanto al Palazzo dei Conti Doglio di Torre Uzzone, risalente al XVI, si giunge quindi Piazza Italia, il salotto settecentesco della città. Sulla sinistra si ammira la Casa dell’Orologio, risalente al XVI secolo, ma ristrutturata dal Borgese nel 1760. L’edificio, in stile rococò piemontese, caratterizzato dallo slanciato timpano che sorregge l’orologio comunale, è stato la prima sede del Municipio. La porta d’ingresso, disegnata dallo stesso Borgese, ha più di 250 anni. Di fronte si trova il Palazzo Borgese, attuale sede del Comune. Acquistato dalla famiglia dell’architetto nel 1705, nelle sue cantine ospita la “Bottega dei Quattro Vini di Neive“, di proprietà dei produttori dei produttori locali che si alternano nella conduzione. Oltre agli uffici comunali il palazzo ospita quelli dell’Unione di Comuni di Collina “Sei in Langa”, che comprende Barbaresco, Camo, Castiglione Tinella, Mango, Neive, Neviglie e Treiso.
Dopo aver ammirato questi splendidi edifici, si svolta a sinistra, in Via Cocito e poi ancora a sinistra in Via Giachino, dove altre meraviglie attendono il visitatore. Quest’area, denominata Pian Castello, era già abitata ai tempi dei Romani e nell’anno mille qui sorgeva l’antico Castello di Neive, con il relativo ricetto. L’edificio è stato riprodotto nel Codex Astensis, una raccolta trecentesca di cronache e documenti medioevali, riguardanti la città di Asti, che vanno dal 1065 al 1353. Qui sorge la Casaforte dei conti Cotti di Ceres, fatta costruire nel XIII secolo da una famiglia di banchieri; in questa casa il vicario Francesco Cotti scrisse a fine Seicento il più antico testo piemontese sulla coltivazione della vite e sulla produzione del vino. Appesa alla facciata si può vedere una palla di cannone sparata nella battaglia risorgimentale di San Martino, combattuta il 24 giugno 1859, con dedica per grazia ricevuta.
Accanto alla casaforte sorge la Torre medievale, unica testimonianza dell’antico castello. Più volte abbattuta e ricostruita durante le continue guerre tra Alba e Asti, deve suo aspetto attuale alla ricostruzione del 1224.
Dopo aver goduto del panorama mozzafiato sulle Langhe, si scende in Via Cocito, dove si ammira il palazzo degli omonimi conti. Si tratta di una casaforte quattrocentesca fatta edificare dalla più antica famiglia nobile di Neive e ristrutturata in epoca barocca. Gran parte dei territori intorno all’abitato erano di loro proprietà. A partire dal XVI secolo ben 12 membri della famiglia ricoprirono la carica di sindaco del paese, mentre altri svolsero prestigiosi incarichi a Corte. Palazzo Cocito si affaccia sull’omonima piazza realizzata agli inizi del XX secolo abbattendo parte delle mura ed altri ruderi del ricetto medioevale.

Proseguendo si incontrano due splendidi edifici religiosi: l’Arciconfraternita di San Michele e la Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo. La prima è un capolavoro settecentesco dell’architetto Antonio Borgese, anche se si ritiene che una prima chiesa sia stata realizzata a metà Seicento dell’architetto Amedeo di Castellamonte. La sua facciata in cotto di gusto barocco presenta un elegante portale in pietra. All’interno custodisce un pregevole organo seicentesco di gusto rinascimentale attribuito allo svizzero Caspar Langenstein, un quadro del XVIII secolo che raffigura San Michele ed una statua processionale dell’arcangelo, anch’essa settecentesca, in legno policromo. La chiesa è oggi assegnata al culto ortodosso macedone.
La vicina Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, citata per la prima volta nel 1145, è stata ricostruita nel XVIII secolo. Il campanile settecentesco è opera del celebre architetto Francesco Gallo. All’interno sono custodite magnifiche opere seicentesche e settecentesche, tra le quali le statue processionali di San Michele e della Madonna del Rosario, la pala dei Santi Pietro e Ubaldo nell’abside ed il coro intarsiato. L’organo risale al 1887, mentre l’altare del Santissimo Rosario è stato affrescato a metà Seicento da Giovanni Battista Farriano.
Dopo aver ammirato queste bellezze ed aver fatto una sosta in uno degli eccellenti locali del paese, prima di lasciare Neive ho visitato un’ultima meraviglia: la Cappella di San Sebastiano. Questa chiesetta rurale, come quella dedicata a San Rocco, esisteva già nel XV secolo e vicino era ubicata l’omonima porta. Completamente ricostruita nel Settecento, è sita all’incrocio tra Via Giulio Cesare e Via Roma; rappresenta oggi un punto dove il visitatore, prima di dirigersi verso altre mete, può fermarsi e recitare una preghiera.
Il visitatore che viene in questo splendido paese, oltre ad ammirare le bellezze architettoniche, ha la possibilità di degustare negli eccellenti ristoranti le prelibatezze locali, tra le quali la bagna cauda, la carne cruda all’albese, i tajarin al ragù, i ravioli del plin con burro e salvia, il brasato al barolo, concludendo con l’immancabile dolce: il bunet piemontese. Il tutto annaffiato dai pregiati vini locali.

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali.

 

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