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Nel cuore di Monselice

Il viaggiatore che a Monselice in Riviera Belzoni parta dal “Palazzo delle due scale” per dirigersi verso il Ponte della Pescheria, qualora avesse effettuato questa passeggiata prima del 2004, superato l’Albergo “Al Cavallino” avrebbe potuto scegliere di piegare a destra in Via Francesco Petrarca. Due successive svolte a sinistra. in Piazza XX Settembre ed in Via Teatro. gli avrebbero permesso di tornare in Riviera Belzoni dopo aver ammirato l’edificio, in realtà cadente, che dal 1918 al 1936 ha ospitato il Teatro Sociale e, fino al 2004, il Cinema Roma.

La sera del 7 febbraio 1945 il Cinema Roma fu stato interessato da un sanguinoso evento bellico, che ebbe tra i testimoni la monselicense Valmari Giuseppa. La figlia Antonietta Bertazzo riferisce un ricordo di sua madre: “Pippo aveva degli informatori, doveva bombardare il cinema Roma perché i tedeschi quella sera andavano a vedere uno spettacolo. Evidentemente è stato informato male perché ha bombardato quando i civili uscivano e i tedeschi entravano. E’ stata una strage, mia madre mi disse che c’erano pezzi di corpi dappertutto, gambe, braccia ecc. … lei sul ponte del grolla è caduta sopra un uomo che si lamentava ancora…”.

Per coloro che non fossero pratici di storia della Seconda Guerra Mondiale riferisco che “Pippo” era il nome con cui la popolazione del nord-est identificava un aereo alleato notturno destinato ad operazioni di intrusione e bombardamento sul Nord Italia. Il bombardamento, con i suoi tragici effetti, è ricordato anche da Maria Carazzolo nel suo “Più forte della paura” e grazie alla sua testimonianza sappiamo che i morti furono almeno sessanta.

Superato il Ponte della Pescheria ed attraversata Piazza Mazzini, il viaggiatore si troverà all’inizio di Via del Santuario, caratterizzata dalla presenza di non una ma bensì due emergenze architettoniche, l’ex Chiesa di San Paolo sulla sinistra e la Loggia del Monte di Pietà sulla destra.

Riguardo alla prima il viaggiatore deve sapere che Monsignor Evangelista De Piero, arciprete di Santa Giustina, fu tra i primi a porsi il problema di trovare una nuova, più ampia e comoda, sede per il Duomo. Riteneva che la soluzione migliore fosse l’allargamento ed allungamento della Chiesa di San Paolo tanto da incaricare l’ingegnere Lorenzo Polettini di realizzare un progetto specifico di cui restano le riproduzioni fotografiche delle tavole che mostrano la facciata ed il lato sinistra.

In rete le tavole vengono datate al 1880, ma, poiché il Polettini figura nel 1838 tra gli ingegneri incaricati della costruzione della ferrovia Milano – Venezia e poiché il Comune di Monselice realizzò dopo il 1856 la nuova sede municipale proprio di fronte alla Chiesa di San Paolo nello spazio destinato, nel progetto polettiniano, all’allungamento della stesss ed al giorno d’oggi da una discutibile fontana, sarei portato a datarle tra il 1844 ed il 1856.

La cosa interessante è che il progetto di Polettini presenta una notevole somiglianza con quello steso nel 1854 dall’architetto Riccoboni per la rifabbrica dell’arcipretale di Lozzo

Relativamente alla Loggia del Monte di Pietà ricordiamo che, durante la visita pastorale del 16 ottobre 1489, il Vescovo Pietro Barozzi si lamentò del fatto che nella città di Monselice fossero attivi alcuni banchi di prestito gestiti da appartenenti alla Nazione Ebraica. Convocato “consilium civium Montissilicisper sonum campanae” il Vescovo espose le ragioni per cui questa attività andava sospesa, proponendo in sua sostituzione l’apertura di un Monte dei Pegni. La proposta del Vescovo fu accolta e si stabilì che alla scadenza della Condotta questa non sarebbe stata rinnovata.

Il Monte dei Pegni iniziò l’attività nel settembre 1494 con un modesto capitale sociale, interamente versato, di Lire 362. La Nazione Ebraica tuttavia non accettò di farsi espellere dalla piazza monselicense, presentando ricorso al Veneto Serenissimo Governo con la motivazione che la presenza di un’attività di prestito concorrente avrebbe rappresentato un beneficio per la comunità in quanto i due enti si sarebbero fatti vicendevolmente concorrenza nell’offrire ai clienti le condizioni migliori.

La proposta della Nazione fu approvata e così essa poté riaprire l’attività. Da allora la situazione si polarizzò, con il Monte di Pietà che si occupava del piccolo credito verso le classi più poveri ed i banchi della Nazione che si occupavano del grosso credito verso la nobiltà locale ed il patriziato marciano.

Proseguendo su Via del Santuario, il viaggiatore, una volta giunto all’incrocio con Via Santo Stefano, troverà alla sua sinistra il monumentale complesso di edifici noto al giorno d’oggi come Castello Cini ed in passato come Ca’ Marcello. Nato nell’XI secolo come struttura difensiva a protezione della seconda cinta muraria il castello venne ingrandito da Ezzelino da Romano che aggiunse il massiccio torrione.

Monselice, dopo la caduta di Ezzelino, entrò a far parte della Signoria Padovana ed i Carrararesi iniziarono i primi lavori per trasformare la struttura da militare a residenziale. Il processo di conversione in abitazione civile verrà portato a termine nel XV secolo dalla famiglia veneziana dei Marcello, subentrati ai Carraresi nella proprietà della struttura dopo la dedizione di Padova a Venezia, tramite la costruzione del corpo centrale di collegamento in stile gotico veneziano comunemente noto come “Palazzetto”.

Ai Marcello si devono infine la sistemazione dei giardini e la costruzione della cappella interna. Nell’800 la proprietà del complesso passa ai Giraldi e da quest’ultimi, per via matrimoniale, ai Cini. Negli anni ’30 del secolo scorso l’allora proprietario Vittorio Cini fece effettuare un grandioso lavoro di restauro con l’obiettivo di fare del castello la sua residenza di rappresentanza. I lavori furono diretti dall’architetto Nino Barbantini che scelse di arredare ogni stanza con mobili e suppellettili del periodo in cui la stanza fu terminata, altomedievale nell’armeria, basso medievale nelle stanze carraresi rinascimentale in quelle Veneziane, creando una sorta di “viaggio nel tempo”.

La proprietà del complesso passò nel ’49 da Cini alla Fondazione Giorgio Cini e da questa, nell’81, alla Regione Veneto che ne ha confermato la destinazione museale. Il Castello, tuttavia, sarebbe potuto diventare la nuova sede del Comune di Monselice. Infatti, verso la fine degli anni ’30 del secolo scorso, Vittorio Cini propose al podestà di Monselice la cessione a titolo gratuito di Cà Marcello affinché il comune potesse ricavarne la nuova sede di municipio e Museo Civico. Purtroppo il podestà rifiutò la proposta dichiarando che “del Castello non avrebbe saputo che farne” a causa della “situazione finanziaria” del Comune.

Proseguendo la salita lungo Via del Santuario, il viaggiatore giungerà alla Chiesa di Santa Giustina, attualmente conosciuta come “Duomo Vecchio”. Ancora nel XIX secolo però i monselicensi si riferivano ad essa come “Duomo Nuovo”, questo perché fino ad inizio XIII secolo la sede originale della Pieve era sulla cima della collina e venne demolita quando Federico II di Hohenstaufen decise che la sommità del colle avrebbe ospitato un massiccio torrione. Per qualche tempo i monselicensi continuarono a frequentare il, per quanto mutilo, vecchio luogo di culto per poi decidere di edificarne uno nuovo. Verosimilmente si trattava della seconda metà del XIII secolo, questo perché tra il 1270 ed il 1271 il comune aveva contribuito con 500 Lire ai lavori di edificazione del “Duomo Nuovo”.

Superato l’abside del Duomo Vecchio, il viaggiatore può scendere, sfruttando il “Vicolo Scalon”, fino a Via San Martino. Qui, piegando a destra, si troverà di fronte alla fabbrica di Ca’ Emo. Costruito verosimilmente ad inizio ‘500 su preesistenti edifici basso-medievali, questa fabbrica ha subito nei secoli un continuo cambiamento della proprietà. L’ultimo passaggio venne perfezionato nel 1866 quando il monselicense Giacomo Marigo vendette la proprietà al Comune di Monselice, che lo destinò a sede dell’Ospedale Civile.

Nel 1923, con la costruzione della nuova sede ospedaliera in Via Porta Valesella, Ca’ Emo rimase libera ed il comune scelse di ospitare al suo interno prima la sezione femminile della vicina Casa di Ricovero e poi la Scuola di Avviamento Professionale. Dal 2020 l’edificio ospita uffici del GAL e dell’Università degli Studi di Padova.

Relativamente al periodo in cui Ca’ Emo fu sede dell’Ospedale Civile vale la pena ricordare che all’epoca il direttore era anche medico condotto. Nel 1908 per i due compiti riceveva annualmente come stipendio la somma di 3202,02 Lire. Di queste, 2702,02 costituivano l’assegno annuo della Condotta Medica, le altre 500 erano erogate sempre dal comune per l’impiego come direttore. Aggiornando quelle 3202,02 Lire con 112 anni di inflazione si ricava che corrispondono, più o meno, a 12880 € del 2020. Uno stipendio decisamente modesto rispetto allo standard moderno, ma lo stile di vita frugale dell’epoca lo rendeva interessante!!

Scendendo da Via San Martino, nella sottostante Via Carboni, il viaggiatore, se sceglie di dirigersi verso via San Luigi, avrà modo di vedere alla sua destra l’ex Chiesa di Santo Stefano. Nel primo dopoguerra, a causa del forte aumento della popolazione residente, la necessità di trovare una collocazione più comoda al Duomo di Monselice iniziò ad essere pressante. Tra i vari progetti presi in considerazione vi era anche quello del restauro di questa antica chiesa che un tempo era stata parte dell’omonimo Convento dei Padri Dominicani (soppresso dal Veneto Serenissimo Governo con Parte del 2 agosto 1770). Dal 1859 la chiesa era stata di proprietà del comune che l’aveva acquistata dall’ultimo proprietario, Gabriele Trieste, e da allora la struttura era stata adibita a stalla, magazzino ed alloggio per le truppe di passaggio.

Purtroppo il progetto di restauro naufragò preferendosi edificare, nel secondo dopoguerra, il deformante Duomo Nuovo dedicato a San Giuseppe Artigiano che si inserisce nel contesto medievale di Monselice con la stessa delicatezza con cui l’abbattuto Hotel Fuenti si inseriva nella Costiera Amalfitana, mentre la Chiesa di Santo Stefano rimase il rudere che faceva paura allo scrivente quando il suo babbo lo accompagnava al vicino, ed ahimè ormai chiuso, Cinema Corallo

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Enrico Pizzo

Bibliografia: A. Businaro, Monselice la Rocca, il Castello; A. Rigon, Monselice nei secoli; F. Selmin, Atlante storico della Bassa Padovana – L’Ottocento; F. Selmin, Atlante storico della Bassa Padovana – Il primo Novecento; F. Selmin, I Colli Euganei; M. Carazzolo, Più forte della paura; R. Valandro, Monselice e la Bassapadovana tra ‘400 e ‘500; R. Valandro, I secoli di Monselice

 

 

 

 

Enrico Pizzo, classe ’74, residente sui Colli Euganei. Appassionato di storia veneta e storia dei sistemi monetari preunitari.

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