Palazzo Zevallos Stigliano, a Napoli in mostra la Grande Guerra

Sul finire dell’estate di quell’anno eravamo in una casa in un villaggio che di là del fiume e della pianura guardava le montagne. Nel letto del fiume c’erano sassi e ciottoli, asciutti e bianchi sotto il sole, e l’acqua era limpida e guizzante e azzurra nei canali. Davanti alla casa passavano truppe e scendevano lungo la strada e la polvere che sollevavano copriva le foglie degli alberi. Anche i tronchi degli alberi erano polverosi e le foglie caddero presto quell’anno e si vedevano le truppe marciare lungo la strada e la polvere che si sollevava e le foglie che, mosse dal vento, cadevano e i soldati che marciavano e poi la strada nuda e bianca se non per le foglie.

Ernest Hemingway, Addio alle armi

Ricorre quest’anno il centenario dell’entrata dell’Italia nella prima guerra mondiale.  Poche, sino ad ora, le manifestazioni organizzate per tale ricorrenza, ma tra queste ci sembra pregevole quella in corso a Napoli dal 3 aprile. Si tratta di una mostra intitolata “La Grande Guerra. Società, propaganda, consenso” curata da Dario Cimorelli ed Anna Villari, allestita nei magnifici ambienti di Palazzo Zevallos Stigliano in via Toledo. Il progetto è stato organizzato da Intesa Sanpaolo e comprende altre due mostre a Milano e Vicenza, città che ospitano le altre sedi delle Gallerie d’Italia del gruppo bancario.  La mostra racconta il ruolo giocato dalla propaganda nella comunicazione di massa negli anni del primo conflitto mondiale. Si serve dunque di manifesti, appelli, giornali, ma anche dei prodotti cinematografici di quegli anni.

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Lo scoppio della guerra nel 1914 vide gli Italiani divisi in neutralisti ed interventisti. Sostenitori della neutralità furono i cattolici, i socialisti, i liberali di Giolitti; fautori dell’intervento al fianco dell’Intesa furono invece i nazionalisti, i repubblicani, i conservatori, i democratici ma anche i radicali ed i socialisti riformisti di Bissolati, quelli rivoluzionari di Mussolini. A guidare le ragioni degli interventisti erano i principi del Risorgimento, l’affermazione della nazione italiana, la liberazione dal giogo austroungarico. Salandra e Sonnino sondarono le intenzioni dell’Austria e, saputo che avrebbe ceduto parte del Trentino ma mai Trieste e l’Adriatico, si orientarono verso l’intesa con la firma in segreto del Patto di Londra. Il 23 maggio del 1915 l’Italia dichiarava guerra all’Austria-Ungheria avviando le operazioni belliche che avrebbero portato ad oltre un milioni di morti, di cui  651 mila militari e 589 mila civili, solo tra gli italiani.

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Concorrendo a ricomporre lo scenario dei drammatici eventi bellici che coinvolsero l’Italia e l’Europa, i cento e più manifesti originali della mostra comunicano il vortice di sentimenti che visse la società di allora, il clima frenetico che la scuoteva, i toni nazionalisti che la agitavano. C’è pietà, orrore, rabbia e riscatto in queste opere realizzate da artisti come Marcello Dudovich, Achille Luciano Mauzan, Duilio Cambellotti. Inoltre un allestimento multimediale, con sonoro e proiezioni di filmati, contribuisce ad approfondire l’evoluzione del conflitto, l’orrore della guerra di trincea, il dolore di chi attendeva a casa il ritorno di un familiare. La mostra terminerà il 23 agosto ed è visitabile dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 18.00 e sabato e domenica dalle 10.00 alle 20.00 con un biglietto del costo di 7 euro.

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