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Quel Pesce d’aprile che costò lo scudetto

Forse legato alla leggenda del beato Bertrando di San Genesio, patriarca di Aquileia dal 1334 al 1350, che avrebbe liberato un papa che stava soffocando con una spina di pesce, ottenendo che ad Aquileia, il primo aprile, non si mangiasse pesce, il primo aprile è un giorno particolare in quanto in varie parti del mondo c’è l’usanza di fare scherzi di ogni genere, dai più semplici ai più sofisticati, comunemente chiamati “pesci d’aprile”. Ma a noi ora parliamo del 1 aprile 2001, quando un certo calciatore, durante una partita contro una delle sue ex squadre, quella che l’ha reso grande, fece uno dei gol più belli della sua carriera, a 34 anni suonati.

Sapete, questo calciatore è stato il mio idolo d’infanzia. E’ stato il calciatore italiano che ho amato di più in assoluto, e che amo tutt’oggi. Ho iniziato a giocare a calcio nel cortile di casa e nei campetti immaginando sempre di essere lui, con la 10 sulle spalle provando a dispensare magie, finte, dribbling e gol.

Avevo 11 anni un’intera nazione vide quel pallone sorvolare la traversa il 17 luglio 1994, in un torrido pomeriggio di Pasadena. Tutti forse ci siamo sentiti traditi da quel ragazzo che aveva preso una Nazionale sulle spalle e l’aveva condotta ad un passo dal traguardo, risorgendo nelle fasi finale come un novello Paolo Rossi.

Con l’Italia in inferiorità numerica e sotto di un gol contro la Nigeria campione d’Africa, segna un gol allo scadere e realizza nei supplementari il rigore decisivo per la vittoria ed il passaggio del turno. Gol decisivo, sempre allo scadere, contro la Spagna, che vale la semifinale. Doppietta in semifinale alla Bulgaria di Stoichkov, che vincerà il Pallone d’Oro quell’anno.

Cinque reti in tre partite per portare l’Italia in finale contro il Brasile. Ancora oggi, quando guardo quel pallone sparato nel cielo di Pasadena, a stento trattengo le lacrime. Era praticamente impossibile che Roberto Baggio sbagliasse un rigore. Purtroppo però, accadde.

Roberto Baggio, il “Divin Codino” come lo chiamavano tutti, è stato forse il giocatore italiano più forte ed iconico di tutti i tempi, unico, assieme a Gianni Rivera, Paolo Rossi e Fabio Cannavaro a vincere un Pallone d’Oro.

Roberto Baggio muove i suoi primi passi nel Vicenza in serie C1 dove, dal 1982 al 1985 colleziona 36 presenze e 13 reti. L’ultima stagione, quella 84/85, gli vale il passaggio alla Fiorentina, dove militerà dal 1985 al 1990, collezionando 39 reti in 96 partite, con il miglior score proprio nella stagione 89/90, dove ne realizza ben 17, strappando il pass per il Mondiale che l’Italia giocherà in casa.

L’ultima stagione di Baggio a Firenze è però un calvario continuo. Viene di fatto venduto dalla Fiorentina alla Juventus senza aver alcuna voce in capitolo, scatenando a Firenze una rivolta senza precedenti. Viene bollato come traditore da una piazza che difficilmente perdona e che soprattutto mai perdona i passaggi verso la Juventus, come si è visto nel recente passato con la cessione di Bernardeschi prima e di Chiesa poi.

Il finale di stagione, conclusasi con la salvezza stentata e la finale di coppa Uefa persa proprio contro la Juventus, in un clima surreale con il ritorno in campo neutro per la squalifica del Comunale di Firenze, è da tragedia. Scene di violenza e di guerriglia urbana mettono a ferro e fuoco la città per due giorni, culminati in 15 arresti. Baggio arriva nel ritiro di Coverciano nascosto in una volante della polizia. Resterà a Torino dal 1990 al 1995, segnando 78 gol in 141 partite, per poi passare due stagioni al Milan per fare spazio al nuovo astro nascente della Juventus: Alessandro del Piero.

Un dualismo che durerà persino al mondiale del 1998.

Le due stagioni al Milan trascorrono tra luci (poche) ed ombre (tante).

Deciso a giocarci le poche chances di giocare quello che anagraficamente potrebbe essere l’ultimo Mondiale della sua carriera, Baggio decide di ripartire dalla provincia e si trasferisce a Bologna. 30 partite disputate e 22 gol. Di fatto la miglior stagione della sua carriera. Biglietto per il Mondiale in Francia in valigia e chiamata dall’Inter, ma qui va peggio che al Milan.

Due stagioni in cui l’unico guizzo è la doppietta che permette all’Inter di vincere lo spareggio contro il Parma valido per un posto in Champions League. Complice un rapporto con Lippi mai decollato fin dai tempi della Juventus, Roberto si ritrova senza squadra nonostante abbia di fatto portato i nerazzurri nell’Europa che conta A 33 anni e con due menischi pressoché inesistenti è forse ora di appendere le scarpe al chiodo. O di ripartire, un’altra volta, dalla provincia.

Su Baggio c’è fortissimo l’interesse della Reggina.

«Un giorno apro il giornale e leggo che la Reggina sta trattando Baggio – scrive Mazzone. Telefono a Cesare Medori, un amico di Roberto, una cara persona che non c’è più e gli chiedo: ‘Ti chiedo un piacere, chiamalo e fammi parlare con lui’. Baggio mi disse che era vero ma che non era convinto perché non voleva allontanarsi dalla famiglia. Colsi al volo l’opportunità e gli chiesi: ‘Ti piacerebbe giocare a Brescia?’. Roberto rispose: ‘Magari’. Saltai in macchina, andai nell’ufficio del presidente Corioni e gli proposi: ‘Perché non portiamo Baggio a Brescia?’. Corioni ci pensò un attimo e rispose: ‘Baggio è come il cacio sugli spaghetti’».

Roberto Baggio diventa quindi un giocatore del Brescia allenato da Carlo Mazzone. Niente più gabbie tattiche, imposizioni. Roberto gioca dove vuole, come vuole e con una squadra che ruota attorno a lui. Ritorniamo quindi all’inizio, ovvero al 1 aprile 2001.

Il Brescia va a far visita alla Juventus di Ancelotti in piena corsa scudetto. I bianconeri partono subito forte e grazie ad un gran gol di Zambrotta passano in vantaggio al minuto 29 del primo tempo.

Controllano la partita senza però chiuderla definitivamente. Roberto è un ex dal dente avvelenato però.

Per come è diventato un giocatore della Juve, per come è stato scaricato e per tante altre cose che hanno in ogni caso segnato la sua carriera. E gli ex spesso e volentieri sognano di vendicarsi. Ed a volte ci riescono.

Minuto 85. Un giovanissimo Andrea Pirlo lancia Baggio da centrocampo con uno dei suoi lanci millimetrici che coglie di sorpresa la difesa della Juve.

Il pallone è uno spiovente dolcissimo. Il portiere della Juve, il gigantesco Van Der Sar, esce dalla porta per chiudere lo specchio a Baggio ormai lanciato a rete.

Quello che accade prima che il pallone tocchi terra è un pezzo di magia arcana. E’ il guizzo del vero fuoriclasse.

Baggio stoppa a seguire il pallone col destro, spostandolo verso sinistra, spiazzando e scartando Van Der Sar. Una giocata a prima vista semplice ma di una difficoltà incredibile. Con un solo tocco, Roberto ha addomesticato il pallone, portato nella direzione che voleva e scartato il portiere. 1-1.

La Juventus chiuderà il campionato a quota 71 punti, due in meno della Roma che vincerà lo scudetto.

Due come i punti persi contro il Brescia di Roberto Baggio.

Pesce d’aprile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Michele Palazzino

Fonte foto: dalla rete

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