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San Eugippio ed il monachesimo meridionale

Conosciamo molto poco della vita di Eugippio, ma abbiamo tutti gli elementi per presentarlo come uno dei maestri della cultura e della spiritualità dell’Alto Medioevo meridionale.

San Benedetto, fondatore del monastero di Montecassino, basò la sua regola sull’ora et labora e su di un terzo voto, quello della stabilitas loci, l’obbligo di non cambiare monastero. Ciò faceva delle comunità monastiche delle scuole del servizio divino, cenobi in cui le occupazioni quotidiane prescritte erano la preghiera ed il lavoro manuale. Nella diffusione del monachesimo fu decisiva la Legislazione di Aquisgrana che rendeva la sola regola benedettina legge unica di tutti i monasteri dell’impero carolingio per volontà dell’imperatore Ludovico il Pio.

Nella storia del monachesimo medioevale, però, non meno importanti furono gli scriptorum e, per quanto scarseggino esempi come quello di cui discorreremo, possiamo convenire sul fatto che i tesori della cultura classica furono salvati proprio per l’opera di catalogazione e riproduzione svolta dai monaci. Ancor prima del Vivarium di Cassiodoro Senatore, nell’Italia Meridionale, già il monastero basiliano di San Eugippio a Napoli aveva fatto propria questa tensione culturale.

Eugippio, di natali romani, fu discepolo e biografo di San Severino. Per volontà di una certa Barbaria, vedova inlustris femina, probabilmente madre di Romolo Augustolo relegato da Odoacre nel 476 entro lo spazio proprio dell’oppidum di Lucullo, traslò a Napoli le spoglie mortali del maestro e stabilì nello stesso luogo, che sorgeva sul monte Echia, la sua comunità (Marcellini comitis Chronica, in Mon. Germ. Hist., Auct. antiq., XI, Berolini 1894, p. 91). Eugippio morì nel 533, tre anni dopo Belisario sottrasse Napoli al controllo dei goti. Probabilmente dopo la sua morte l’attività culturale del Lucullanum si affievolì progressivamente fino all’anno 902 quando il pericolo di incursioni saracene determinò il trasferimento dell’intera comunità monastica entro le mura cittadine e la distruzione del castrum, ritenuto facile preda dei nemici.

Il cenobio napoletano realizzò su ogni sponda del Mediterraneo un’ampia diffusione di manoscritti di natura religiosa che ancor’oggi è facile incontrare nelle grandi biblioteche europee.

Indicativa al riguardo è l’epistola che il Vescovo Fulgenzio di Ruspe scrisse ad Eugippio. In essa leggiamo: “Ti prego di fare in modo che i tuoi fratelli trascrivano dai vostri codici i libri dei quali abbiamo bisogno” (Fulgenzio da Ruspe, Epistola 5,12 in Le lettere (a cura di Antonio Isola) pp. 10 e ss.). Sono passi che confermano l’esistenza di uno scriptorium di grande importanza al Castellum Lucullanum e di una biblioteca imponente a cui attingere per soddisfare le variegate richieste di trascrizione provenienti da numerosi ambienti culturali.

I monaci guardavano alla saggezza teoretica antica per nutrire l’ascesi monastica: è quanto traspare dalla Regola di Eugippio, scritta nel 530 e conservataci da un solo manoscritto, il cod. Paris. lat. 12634 E della Biblioteca nazionale di Parigi, che si sofferma sulle questioni attinenti lo scrivere e la dogmatica e presenta i codices come strumenti di lavoro da ricevere o da restituire. La grande attenzione di Eugippio si concentrò soprattutto su Sant’Agostino con la pubblicazione di una selezione di passi agostiniani denominata Excerpta ex operibus sancti Augustini. La redazione di quest’opera fa pensare che la biblioteca di Eugippio fosse così ampia da contenere tutte le opere di Agostino. Con certezza possiamo quindi affermare che nel monastero si andava ben oltre l’esercizio della lectio divina.

La figura di Eugippio influenzò non poco Cassiodoro Senatore che ne fece cenno nelle sue Institutiones: È opportuno inoltre che leggiate le fondamentali opere del sacerdote Eugippio, che anche noi abbiamo letto, uno scrittore in verità non tanto versato nelle lettere secolari, ma assai istruito nella Sacra Scrittura. Scegliendo dalle opere di Sant’Agostino questioni molto profonde, pensieri e vari altri argomenti, li ha riuniti in una sola opera per la nostra parente Proba, una santa vergine, in conformità con la necessaria disposizione, e li ha sistemati in trecentotrentotto capitoli. Questo codice si legge, a mio avviso, con profitto poiché in una sola opera la diligenza di un uomo colto ha potuto raccogliere quello che a fatica si più trovare in una grande biblioteca” (Cassiodoro Senatore, Institutiones, I, XXIII). Il calabrese si riferiva certamente al citato Excerpta ex operibus sancti Augustini che Eugippio dedicò alla parens nostra Proba.

Il santo era morto da circa venti anni eppure Cassiodoro ne ricordava il fecondo operato. Ne deduciamo che Eugippio fu un modello per Cassiodoro che in maniera sistematica promosse la conservazione dei manoscritti nei monasteri e contribuì dunque a tramandare un prezioso patrimonio culturale, destinato a rivivere nell’età umanistica.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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