Scudi umani

Quella degli scudi umani usati dagli americani in Sicilia è un’altra triste pagina della Seconda Guerra Mondiale.

Sui libri leggiamo che durante lo sbarco americano in Sicilia i soldati italiani si arresero per codardia. Permettetemi di dire che fu una invenzione dei vincitori.

Non andò così, anzi, molti furono gli atti di coraggio e valore dei nostri soldati come quelli della Divisione Livorno durante i combattimenti di Gela.

Vere invece furono le stragi dei soldati americani di civili inermi e di soldati, in sfregio all’etica militare e ai dettami della Convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra. Come non ricordare l’eccidio a sangue freddo di 73 prigionieri a Biscari (oggi Acate), o di civili inermi a Piano Stella, oppure quello di una ragazza ammazzata a colpi di mitra assieme ai suoi due bambini in una viuzza di Gela, o ancora la fucilazione, senza motivo, di quattro carabinieri reali, sempre a Gela.

Il generale Patton, celebratissimo eppure protagonista della sonora sconfitta infertagli dalle poche e deboli forze italiane della Divisione Centauro a El Guettar, in Tunisia, fu l’ artefice di alcuni di questi terribili ordini, quello di «non fare prigionieri…» e di «ammazzare subito i soldati nemici, fossero pure a mani alzate».

Ma quello che sconvolge circa il comportamento delle truppe americane e quanto ritrovato in un faldone dell’Archivio dell’ Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’ Esercito italiano. Così si legge infatti della sera del 10 luglio 1943, prime ore di scontri nell’area di sbarco della Settima armata Usa tra Licata e Scoglitti: «…Ore 9,20: il Col. Altini comunica che la 49a btr. si è arresa perché il nemico veniva avanti facendosi coprire dai nostri soldati presi prigionieri…». La quarantanovesima batteria costiera italiana, che faceva parte del gruppo di sei unità di artiglieria antisbarco, a difesa del litorale gelese, collocate tra punta Due Rocche, ad ovest di Gela, e la foce del fiume Dirillo, nella zona di punta Zafaglione, a sud di Niscemi, si arrese, dunque, senza sparare un colpo ma per una scelta ben precisa: evitare di colpire i propri commilitoni prigionieri, costretti ad avanzare verso l’entroterra gelese davanti a drappelli di soldati americani e utilizzati come scudi umani.

Il col. Altini trasmise la motivazione della resa al suo superiore, il generale Mariscalco, che ne prese atto, l’annotò nella relazione, la firmò e la trasmise allo Stato Maggiore. A Roma nessuno fece caso a quelle poche righe, né venne chiesta una più approfondita relazione.

Questo semplice appunto svela oggi una nuova verità sulla “guerra buona” combattuta dai soldati a stelle e strisce in quella cocente estate del 1943 e getta un’ombra sulla loro condotta militare e umana. D’altro canto, anche durante lo sbarco in Normandia del 6 giugno 1944 gli Alleati, oltre ad uccidere i prigionieri tedeschi, compresi i feriti, utilizzarono in molti casi i soldati della Wermacht e i militari della Waffes-SS come scudi umani e, a volte, li costrinsero ad avanzare in avanscoperta sui campi minati.

E così fu anche durante la guerra d’ Africa. Uno dei tanti prigionieri italiani, un artigliere salernitano, Andrea Liquori, ha raccontato che dopo essere stato catturato dagli inglesi e trasferito in un campo di prigionia in prossimità del canale di Suez, ebbe in sorte, assieme ad altre migliaia di prigionieri, «l’infame compito di fungere da scudo umano a difesa delle strutture portuali per evitare bombardamenti da parte delle forze dell’ Asse».

 

Autore Articolo: Antonio Lombardo

Fonte foto: dalla rete

Fonti bibliografiche:

Andrea Augello: uccidi gli italiani,
Nuccio Mulè, ufficio storico SME (Aussme, cartella 2124), in “I segreti dello sbarco”, La Repubblica, 23/07/2011

 

 

 

Antonio Lombardo è ingegnere meccanico, ufficiale di complemento artiglieria e consulente TAR Campania e Prefettura Caserta.

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2 pensieri riguardo “Scudi umani

  • 8 Ottobre 2018 in 13:04
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    Ho appreso ieri da un documentario che anche le famigerate “marocchinate”, tremendi atti di violenze sessuali e uccisioni di civili, in gran parte donne e bambini, sono avvenute anche in Sicilia, Campania, Umbria e Toscana, oltre al Lazio di cui si sapeva.
    La Storia va conosciuta per intero, é molto triste rendersi conto che l’essere umano, anche quando dalla parte giusta della lotta, può essere tanto abbietto.

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