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Spinola e l’Assedio di Ostenda

L’Assedio di Ostenda durò oltre tre anni, più di 100.000 persone vi morirono e quando, il 20 settembre 1604, il governatore Daniel d’Hertaing si consegnò ad Ambrogio Spinola, la principale città costiera del Belgio era interamente distrutta.
L’evento si inserisce nel quadro della Guerra degli Ottant’Anni, un periodo delicato della storia spagnola in cui gli eserciti di Filippo III combattevano al contempo anche contro Inghilterra, Francia e Impero ottomano.

Ostenda fino alla metà del sedicesimo secolo era stato un piccolo villaggio di pescatori, poi l’inizio delle guerre ne aveva enfatizzato l’importanza strategica perchè domina il Mare del Nord. Nel 1601 la città godeva di una piazza fortificata difesa da circa 8.000 uomini nonchè da forze navali anglo-olandesi ed era regolarmente fornita di viveri. A guidare i difensori c’era un ragazzo di appena diciassette anni, il cui padre era stato assassinato da un cattolico su richiesta di Filippo II: Maurizio di Nassau.

Quando l’arciduca Alberto iniziò l’assedio di Ostenda, cercando di emulare la sua più grande impresa militare, la conquista spagnola di Calais (1596), non pensava affatto che sarebbe stato così complicato prenderla. Ostenda occupava un’area di meno di un chilometro quadrato ed era divisa in due parti, la città vecchia vicino al porto e quella nuova, entrambe separate da un canale, con ponti che le univano; il tutto era fortificato ed immerso in terreni sabbiosi e paludosi, con il Canale Geule, navigabile, ad est, ed il Canale Old Haven, non navigabile, ad ovest.

L’assedio iniziò il 5 giugno 1601, con la partecipazione di tercios di Rivas, Monroy e Villar, circa 20.000 soldati tra spagnoli, italiani, tedeschi. Da subito il loro problema furono gli attacchi degli assediati. Tali mosse furono anche orientate ad occupare città poco distanti, sottraendole al possesso spagnolo. Così gli uomini di Maurizio di Nassau presero Rhinberg e Meurs e misero sotto assedio Bolduque.

I 2.500 uomini del tercio di Monroy contennero le sortite dei difensori, sebbene il maestro di campo fosse morto a causa di un colpo di cannone. Il suo sostituto, Simón Antúnez, guidò un imponente assalto ma senza successo. Poi, quando l’attacco definitivo sembrava possibile, gli assediati avviarono i colloqui per concordare la resa. In realtà era solo uno stratagemma per permettere ai rinforzi di accorrere. Questo fece sì che, giunti ad un punto cruciale in cui i protestanti erano in grave crisi, per l’arciduca Alberto tutto si era di fatti azzerato.

La rabbia degli spagnoli per essere caduti in questo raggiro li spinse ad un attacco immaturo, il 7 gennaio del 1602, che costò altri 800 morti. A questo punto l’arciduca Alberto fu sostituito da un italiano con un passato da mercante, il genovese Ambrogio Spinola.

Questi era a Ostenda ed aveva già preso il posto del defunto maestro di campo, Juan de Rivas. Ambrogio Spinola, insieme al Conte di Fuentes, governatore di Milano, aveva infatti guidato 8000 uomini che egli stesso, a sue spese, aveva reclutato in Italia. Parte di essi, mancando viveri e pagamenti, aveva abbandonato il campo o era passata col nemico. Tuttavia Spinola era stimatissimo. Appartenente a una nobile famiglia genovese, non aveva precedenti esperienze militari, ma la sua conoscenza della teoria, il suo coinvolgimento personale nel conflitto e la sua personalità carismatica, sembrarono a tutti delle qualità fondamentali.

Spinola si concentrò sull’attacco alla città da ovest e sud-ovest, ma mentre le opere d’assedio spagnole aumentavano di giorno in giorno così come aumentava il costo di questa guerra, sia economico che umano, Mauricio de Nassau seguitò in offensive su obbiettivi vicini. Il generale olandese lanciò un attacco di 25.000 fanti e 5.000 cavalli contro la città di La Esclusa, che si arrese due mesi dopo. Gli sforzi spagnoli furono frustrati. Questo fatto ridusse al minimo il morale degli uomini di Filippo III ed alla fine dell’estate del 1603 lo scoramento fu così forte che tutti i generali spagnoli abbandonarono l’assedio e solo Spinola volle continuarlo.

Il genovese ordinò di introdurre un’intera serie di mine sotto le mura e fece costruire una grande diga per impedire l’arrivo di navi ribelli. All’inizio di settembre del 1604 il canale era chiuso e nessuna nave poteva arrivare. Riuscì poi ad abbattere il muro della parte meridionale della città, ma la gioia fu messa subito da parte perchè si scoprì che, durante l’assedio, i difensori avevano costruito un altro muro interno. Bisognava dunque continuare ancora a combattere.

Senza demordere, il tercio di Antúnez riuscì ad occupare i due forti principali che proteggevano la piazza ed allora la guarnigione protestante accettò la resa. Il 20 settembre, il governatore di Ostenda, Daniel d’Hertaing, consegnò finalmente la città alle forze di Ambrosio Spinola. Il genovese fu celebrato da poeti e letterati e fu nominato comandante supremo dell’esercito nelle Fiandre da Filippo III.

Tuttavia, il costo economico di una così lunga campagna era stato esorbitante, raccapricciante l’alto numero di vittime, e a ciò si sommò che la città era completamente devastata, il fuoco costante dell’artiglieria spagnola per tre anni, due mesi e due settimane, aveva raso al suolo tutto. Sebbene la presa di Ostenda fosse stata un successo militare, di fatti fu un suicidio finanziario per il tesoro spagnolo che, nel 1607, dichiarò bancarotta. Pure l’obbiettivo di strappare agli olandesi l’unico loro porto militare nella parte occidentale del Mare del Nord fallì, perchè era stata persa La Esclusa.

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra
In copertina, L’assedio di Ostenda di Pieter Snayers. Fonte foto: dalla rete

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