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Stagione 1998/1999, miracolo in laguna

Nella notte tra il 18 ed il 19 novembre, una delle piazze più belle d’Italia, d’Europa e del Mondo, è stata scelta da Sony per il lancio ufficiale della Playstation 5, la nuovissima console di ultima generazione attesa da mesi da milioni di appassionati ed esaurita praticamente in tutto il mondo a pochissime ore dal lancio ufficiale. La piazza in questione, per l’occasione “investita” da spettacolari immagini e proiezioni a tema “Playstation” è la stupenda piazza San Marco a Venezia, meta annuale di milioni e milioni di turisti provenienti da ogni parte del pianeta. Certo di questi tempi fa un po’ impressione vedere la piazza vuota a causa della pandemia, ma lo spettacolo allestito da Sony ha davvero reso onore ed ancora più unicità ad un patrimonio artistico e culturale con davvero pochi eguali nel mondo. Non è sicuramente di quest’evento di cui si racconterà in questa sede, ma di un miracolo di fine millennio che ebbe la laguna come teatro.

Quello di cui parliamo è uno spettacolo calcistico che è andato in scena proprio a Venezia nella stagione 1998-1999. Gli autori, sceneggiatori, produttori di questa “opera” sono tre: Maurizio Zamparini, Giuseppe (detto Beppe) Marotta e Walter Novellino.

Zamparini, conosciutissimo dagli amanti del calcio come il presidente con all’attivo più esoneri di allenatori in serie A (tra lui e Cellino è davvero un bel testa a testa), è diventato “famoso” non solo appunto per aver esonerato allenatori su allenatori, ma anche e soprattutto per aver portato ai massimi livelli il Palermo, comprando a poco e rivendendo a peso d’oro giocatori come Pastore, Amauri, Grosso, Cavani, Dybala, solo per citare alcuni tra i più famosi.

Ma prima di rilevare il Palermo da Franco Sensi, Zamparini era riuscito a portare in serie A anche il Venezia, proprio nella stagione 1998/1999, dopo ben 30 anni di purgatorio tra le serie minori.

Ad aiutarlo in questa impresa fu Beppe Marotta, oggi Direttore Generale dell’Inter dopo una lunga carriera di successi alla Juventus ed una “esplosione” alla Sampdoria, dove si è consacrato come uno dei migliori nel ruolo in tutto il panorama nazionale, tanto da essere stato scelto appunto dai bianconeri per ricostruire un ciclo vincente dopo le macerie dell’immediata gestione post-calciopoli. Ciclo concluso con l’arrivo in bianconero di Cristiano Ronaldo, l’ultimo ma sicuramente il più grande colpo di mercato della sua gestione.

Come dicevamo però, Marotta getta le basi della sua carriera proprio al Venezia, assieme a Zamparini, portando gli arancioneroverdi nella massima serie. Ma tutto questo sarebbe profondamente inutile senza un uomo di campo capace di trasmettere voglia, idee, spirito vincente. L’uomo di campo in questione è lui, Walter Novellino.

Novellino, in seguito conosciuto come “l’uomo delle promozioni” è l’artefice della promozione al primo anno sulla panchina del Venezia, risultato che gli vale la meritata conferma per il campionato successivo. In onestà, lo spettacolo messo in piedi dal Venezia durante la prima parte del campionato ha più i contorni di una tragedia che, alla pausa natalizia, relega la squadra della laguna all’ultimo posto in classifica, con 11 punti in 14 partite. Diciamo che una neopromossa in queste condizioni sarebbe data per spacciata da più di un autorevole addetto ai lavori.

Ed infatti era questa l’aria che un po’ tirava attorno alla squadra, con Novellino ad un passo dall’esonero. Un clima da passeggiata sul Ponte dei Sospiri, per citare uno dei luoghi più famosi e visitati della splendida città veneta. Poi, come nelle migliori rappresentazioni teatrali, arriva il colpo di scena. Più del colpo di scena diciamo che arriva finalmente l’attore giusto, quello capace davvero di materializzare i sogni, di plasmarli e di renderli vivi.

D’altronde, come diceva il Grande Bardo, non siamo forse fatti della stessa materia con cui sono fatti i sogni? Ho deciso di non rivelare subito il suo nome, che troverete solo in fondo all’articolo, anche se penso che i conoscitori del mondo del pallone sapranno sicuramente di chi si tratta.

Marotta quindi, con l’apertura del mercato di gennaio, estrae il “coniglio dal cilindro” e, cedendo il bomber della promozione Stefan Schwoch al Napoli, porta a Venezia questo ragazzo in cerca di riscatto e di minuti giocati.

Con Novellino ancora in panchina, voluto a gran voce dalla squadra contro il parere del presidente Zamparini, il Venezia affronta in casa l’Empoli alla ripresa del campionato. La partita, sospesa per nebbia, viene quindi rinviata al 20 gennaio. Nel mezzo il Venezia perde 6-2 contro l’Inter e pareggia 1-1 contro la Juventus. Ritorniamo quindi al recupero della partita contro l’Empoli.

Il risultato del primo tempo è di 0-2, con un uomo in meno. La musica sembra non cambiare, la squadra stecca, non ha idee, non ha mordente. L’epilogo, triste quanto scontato, pare inevitabile. La panchina di Novellino ormai è una pentola a pressione pronta a saltare.Ed è qui che forse, qualcosa, scatta finalmente nella testa di questo ragazzo arrivato da qualche settimana.

Pare lo chiamassero “El Chino”, per i suoi lineamenti orientali. Finalmente sale in cattedra ed inizia a disegnare calcio. Valtolina accorcia le distanze e Maniero pareggia su cross di questo ragazzo che sta facendo ammattire la difesa dei toscani che, non dimentichiamolo, giocano con un uomo in più dal minuto 37 del primo tempo. Poi, al minuto 86, c’è una punizione per il Venezia dalla trequarti. Se ne occupa lui, il ragazzino nuovo che, a quanto pare, le punizioni le tira bene.

L’anno precedente hanno accostato il suo sinistro a quello ancora più divino di uno che il calcio l’ha davvero scritto e che con il suo sinistro ha fatto innamorare una nazione, un popolo e tutto il mondo. Uno che ha vinto un Mondiale praticamente da solo. Che ha visto scipparsi un’altro da sotto il naso. Uno che ha vinto due scudetti in una città dove nessuno aveva mai vinto e tutt’oggi nessuno ha vinto più dopo di lui.

Dicevo, punizione per il Venezia. Il ragazzo batte con il suo sinistro e disegna una parabola perfetta per Maniero, a mezz’altezza, a rientrare dalla sinistra verso il centro. Maniero arriva incontro al pallone e lo colpisce di tacco, mandandolo in rete. La rimonta è completata.

Il vento è cambiato, la musica, lo spartito, il copione. Tutto è mutato dopo quel tacco volante. La passeggiata sul Ponte dei Sospiri si è trasformata in una corsa sul Ponte dei Miracoli. Un miracolo che ha portato il Venezia a chiudere quel campionato a 42 punti, con un ruolino da zona Uefa, prendendosi il lusso di battere 3-1 in casa l’Inter ma soprattutto di regalarci la visione di un ragazzino segnare una tripletta alla Fiorentina, lanciatissima nella corsa scudetto.

10 gol in 20 partite per l’uomo che ha reso possibile il sogno della salvezza. Uruguaiano di Montevideo. Uno dei talenti più puri e cristallini del nostro calcio, ma purtroppo anche uno dei più discontinui. Il ragazzo che ha reso possibile quel miracolo sportivo si chiama Alvaro Recoba.

A Venezia ha preso un sogno, l’ha plasmato a forma di pallone e lo ha materializzato con il suo sinistro. Un miracolo sportivo, opera d’arte in una città dove l’arte è di casa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Michele Palazzino

Fonte foto: dalla rete

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