Stato e Codici

La storia dei Codici moderni si intreccia con quella dello Stato.

Le prime codificazioni moderne, le codificazioni giusnaturalistiche, rappresentano il parto delle prime manifestazioni dello stato moderno post-rivoluzionario e di esso, come afferma Max Weber, ne sono, con la pubblica amministrazione, uno dei pilastri.

Il difficile e talvolta tortuoso cammino che ha condotto la storia Europea allo Stato moderno ha caratterizzato anche la storia delle codificazioni: è nel Cinquecento, in corrispondenza con la fine del Medioevo e la formazione dei primi embrionali modelli di Stati, che la parola codice ritorna, dopo un lunghissimo letargo, a circolare tra i giuristi, e non a caso proprio in Francia laddove il processo di formazione di uno Stato unitario e accentrato risulta molto avanzato. Da allora la tensione verso la codificazione, sorretta ed alimentata dal giusnaturalismo e dal razionalismo, ha rappresentato l’obiettivo principale della politica del diritto degli stati assoluti, poi compiutamente concretizzatosi con la promulgazione del Code Napoléon.

E’ chiaro pertanto i codici, dopo più di un secolo di esaltazione e mitizzazione, abbiano seguito e seguano la sorte dello Stato anche nella fase discendente della sua parabola. Ed infatti a partire già dal Secondo Dopoguerra ma in maniera più consistente dopo la caduta del “Muro” alla crisi dello Stato ha fatto e fa eco la crisi della codificazione come forma unificatrice del diritto.

La rapida trasformazione della società in senso più complesso ha determinato oltre al processo di decodificazione – proliferazione di leggi speciali con conseguente perdita di centralità dei codici – fenomeni istituzionali di notevole portata che erodendo le basi tradizionali dello Stato nazionale unitario hanno snaturato la funzione dei codici: in particolare, in Italia, è emersa una forte spinta federalista che ha, per il momento, avuto l’effetto di potenziare in modo consistente la potestà normativa delle regioni.

In buona sostanza si assiste ad un fenomeno di progressivo svuotamento dei codici, operante su due piani destinati a diventare complementari: spaziale e settoriale. Lo svuotamento spaziale opera in direzioni diametralmente opposte: da una parte la normativa comunitaria e dall’altra quella federalistaca-regionale. Questa copiosa produzione normativa, dettata dalle nuove esigenze della società, insieme alla legislazione statale, determina la perdita di centralità del codice e la creazione di “macrosistemi” fatti di leggi speciali, che si regolano con principi propri: è per l’appunto il modello della decodificazione descritto già negli anni settanta del secolo scorso da Natalino Irti.

La crisi del codice ha proposto con forza tra gli storici e i filosofi del diritto il tema della validità stessa della “forma codice” considerando la sua inadeguatezza a garantire quella certezza del diritto che, in buona sostanza, rappresenta la ragion d’essere delle codificazioni.

 

Autore articolo: Davide Alessandra

In copertina: Codice Napoleonico. Fonte foto: dalla rete

Fonti Bibliografiche: Francesco Mastroberti, Le codificazioni moderne

 

 

Davide Alessandra, laureando in giurisprudenza e studente di archivistica, paleografia e diplomatica presso la scuola dell’Archivio di Stato di Palermo.

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