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Tappa a Curti per conoscere la “Conocchia”

A Curti, sul lato sud dell’Appia, ad Est di Santa Maria Capua Vetere, a trecento metri dalle “Carceri vecchie”, sorge quella che forse è la tomba romana più nota tra i mausolei campani. E’ chiamata “Conocchia”, nome suggerito dalla sua forma che ricorda appunto la conocchia usata per filare, ed è una vistosa testimonianza della munificenza dell’antica Capua. Curti infatti era in origine un quartiere dell’antica città romana da cui si rese autonoma nell’Ottocento.

La struttura della “Conocchia” si scandisce su tre corpi sovrapposti, il primo dei quali funge da podio quadrilatero contenente la camera sepolcrale del tipo a colombario.

Vi si innalzano un corpo quadrangolare con agli angoli quattro colonne e nicchie su ogni facciata, poi un tamburo circolare anch’esso con nicchie. Tutta l’opera è costituita da materiale cementizio con decorazioni che richiamano l’idea di tanti reticoli.

La vediamo nelle forme restaurate dai Borboni come ci ricorda l’epigrafe che vi fu apposta: “Me superstitem antiquitatis molem/senio confectam et iam iam ruituram/rex ferdinandus IV, pater patriae,/ab imo suffultam reparavit” che sta per “Me superstite mole dell’età antica, percorsa dal corrompimento e ormai sul punto di rovinare, il re Ferdinando IV, padre della patria, rinvigorita delle basi restaurò”

In tutto le nicchie sono undici ed erano destinate ad accogliere le urne dei defunti. Incerta ne è la datazione, forse vi fu sepolta Flavia Domitilla, matrona romana vittima delle persecuzioni anticristiane di Domiziano, ma si è anche scritto che essa accolse le ceneri di Appio Claudio il Cieco, fondatore della Via Appia nel 312 a.C. 

Chi si trovi in prossimità di questa tomba, perchè diretto alla Reggia di Caserta o all’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, non può non cogliere l’occasione per farvi tappa, una brevissima sosta per scattare qualche foto e poi ripartire, per respirare ciò che del lontano passato resta nel presente e che invece poteva sfuggire al guidatore inavveduto.

 

 

 

Autore: Angelo D’Ambra

Foto: Angelo D’Ambra

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Uno commento

  1. Non conoscevo questo monumento. L’ho visto parecchie volte passando in zona ma non mi ci sono mai fermato.

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