Trekking, natura e relax

Lunghe passeggiate nella natura possono rappresentare un modo efficace per rilassarsi e riappropriarsi di se stessi, lontano dallo stress, vivendo pienamente sincronizzati con ritmi lenti e al contempo tenendosi in forma visitando nuovi posti. C’è un vero paradiso da scropire.

Escursione sui Monti Lattari

I Monti Lattari, policromo prolungamento dell’Appennino campano che protende verso il Mar Tirreno, sono meta d’eccellenza per gli escursionisti, a cominciare dal Vallone delle Ferriere, uno degli itinerari più spettacolari della costiera amalfitana.

Stretto dalla morsa di altissime falesie calcaree, ricco di querce, orchidee selvatiche, faggi e felci trropicali, il Vallone ospita falchi, cinghiali, volpi, lontre ed altre specie protette.

Vi si segnalano i ruderi di quelle cartiere rinascimentali, alcune delle quali ancora attive, che hanno contribuito a dar lustro alla città di Amalfi, nonchè le vestigia delle famose ferriere borboniche che hanno dato il nome alla zona.

Il lungo percorso turistico prende le mosse dal porto di Amalfi e si snoda tra suggestivi orizzonti, sentieri e cascate, aree fresche anche nelle calde giornate d’estate, per innalzarsi fino alle vette del Monte Cervigliano e del Colle delle Vene. Le due vette sfidano il più alto dei monti, quello di Sant’Angelo a Tre Pizzi, cima definita da Giustino Fortunato “regina della natura, indomita e superba”.

Monte Sant’Angelo a Tre Pizzi si eleva sino a 1444 metri di quota tra i boschi del Faito e i valloni che scendono a Positano; vi si sale da Castellammare o Vico Equense e, tra faggi e pareti calcaree, si raggiungono le torreggianti cime di San Michele, Monte di Mezzo e Monte Cariello: un’avventura che lascia senza fiato.

Adatto anche ai principianti è invece il “Sentiero degli Dei” che parte dalla località di Bomerano, presso Agerola, per giungere a Nocelle, parte di Positano. Il sentiero è agevole ed interamente percorso al cospetto dell’isola di Capri e dei suoi faraglioni, ammalia i viandanti con incantevoli panorami, picchi marmorei, buie grotte e gole calcaree.

E’ l’intera catena montuosa, però, coi suoi sentieri e concatenamenti tra le antiche mulattiere, ad offrire un panorama meraviglioso che abbraccia la Majella ed il Matese, Capri ed Ischia, i golfi di Napoli e Salerno, il Taburno ed il Partenio, il Cilento e la penisola sorrentina. Gli escurionisti ne reteranno ammaliati.

 

Passeggiata nel Parco Nazionale del Gargano

Lo Sperone d’Italia, l’estrema parte nord-orientale della Puglia, è uno straordinario mosaico di tessere biologiche e ambientali, uno dei maggiori gioielli naturalistici dell’Italia meridionale che prende il nome di Parco Nazionale del Gargano.

Il Gargano non ha vette di altezza considerevole ma paludi, ameni luoghi costieri e boschi di faggi, lecci, cerri ed olmi. La Dolina Pozzatina, situata nel comune di San Nicandro Garganico, è tra le più grandi d’Europa ed è una delle quattromila doline che compongono il vasto patrimonio carsico di grotte e querce del Parco.

La Foresta Umbra rappresenta il polmone verde del Parco Nazionale del Gargano si sviluppa fino a circa 830 m. di altitudine. Un habitat esclusivo per caprioli, volpi, faine, aironi, germani reali, sparvieri. Vi si può accedere da Peschici, un delizioso paese raggruppato intorno ad un piccolo castello su un promontorio roccioso che, nella parte nord-orientale, cade a picco sul mare.

Dune e laghi costieri come quelli di Varano e Lesina, il secondo con la sua saporitissima anguilla, i fondali delle isole Tremiti, le coste rocciose meridionali del promontorio ricoperte di macchia mediterranea e tagliate da profondi e caldi valloni che spesso uniscono affascinanti cale marine ed abbazie o centri storici in altura.

Sul versante versante settentrionale, coste alte, spesso a strapiombo, colorate qua e là da rari e gustosi agrumi e da caratteristici pini d’Aleppo. Ma c’e ancora tanto altro: i verdi pascoli delle produzioni casearie a pasta filata, come il caciocavallo, ed i centri storici di Monte Sant’Angelo, Vieste e Vico Garganico, ricchi di storia, arte, chiese. Molte le possibilità di esplorare il Parco attraverso itinerari percorribili a piedi o in bicicletta.

Questo è il Parco Nazionale del Gargano, centoventunomila ettari con la sua ricca varietà di ambienti e di esplorazioni.

 

Visita alla riserva di Pantalica

Nell’entroterra di Siracusa, a Nord di Noto, si estende la Riserva naturale orientata Pantalica, Valle dell’Anapo e Torrente Cava Grande.

L’area naturalistico-archeologica offre una spettacolare proposta di turismo culturale, rurale e sportivo, ed è, dal gennaio 2005, Patrimonio Unesco.

Pantalica deriva il suo nome dall’arabo Buntarigah, che significa grotte, ma la sua storia è molto più antica. Il sito accolse i primi insediamenti umani al passaggio dall’età del Bronzo a quella del Ferro probabilmente come conseguenza dell’arrivo dei Siculi che impose alla popolazione indigena l’abbandono della fascia costiera ed il rifugio in zone montane meglio difendibili. Gli strapiombi naturali creati dall’Anapo, infatti, avevano reso accessibile il pianoro solo attraverso la sella di Filipporto. Qui si stabilì il dominio del re Hyblon, di cui sono visibili i resti del palazzo reale, poi finito con l’espansione di Siracusa. Di questo periodo restano cinque necropoli che ci consegnano 5000 tombe a grotticella artificiale, scavate nella roccia. Un secondo insediamento umano si ebbe nel periodo bizantino con le case e le chiesette di San Micidiario e San Nicolicchio ancora oggi visibili. Con il suo alveare di tombe è uno dei più suggestivi insediamenti preistorici siciliani.

E’ possibile muoversi in questa storia attraversando i suggestivi ambienti naturali, meglio se accompagnati da guide locali, lungo i sentieri tracciati dall’Azienda Foreste Demaniali.

Una escursione si svolge sull’altopiano con tappa alla sella di Filipporto e ai resti del castello di re Hiblon. Da qui si percorre il sentiero che conduce sino all’oratorio di San Nicolicchio; altra escursione è quella ciclopedonale di Giarranauti, antico borgo segnato da resti d’età bizantina; tracciato interessante è anche quello della ex ferrovia Siracusa-Vizzini che segue le gole dell’Anapo per circa 12 chilometri, previo permesso dell’Azienda Foreste demaniali; infine si può partire dall’orto botanico ricavato nella ex stazione di Cassaro e percorrere un tratto della linea ferroviaria in bici passando dalla stazione di Palazzolo Acreide, fino a Giarratana e Vizzini.

La riserva, dunque, copre prevalentemente la Valle dell’Anapo, fiume che nasce a monte di Palazzolo Acreide e che dà vita al meraviglioso scenario delle gole di Pantalica. Nell’intera valle prevale una flora dominata da platani orientali, pioppi neri e bianchi, salici, orchidee selvatiche. Molte sono anche le specie animali, volpi, conigli, vipere, donnole, martore, istrici, falchi, aquile e nibbi reali.

Si attraversa un territorio di straordinaria bellezza ed ammantato di storia, un modo diverso per scoprire la Sicilia.

 

Il Parco Nazionale della Sila

L’altopiano della Sila, che si estende in Calabria tra le province di Cosenza, Crotone e Catanzaro, affascina con scenari mozzafiato ed una incredibile varietà di specie animali e vegetali.

“La Sila non offre scenari rocciosi di cui valga la pena parlare; non ci sono caratteristiche alpine. E’ un venerando ripiano granitico, che già si ergeva quando gli orgogliosi Appennini sonnecchiavano sul letto melmoso dell’Oceano – una regione dolcemente ondulata con le cime coperte di boschi e le valli in parte coltivate, in parte adibite a pascolo. Se non fosse per la mancanza dell’erica, il viaggiatore potrebbe credere di essere in Scozia. L’acqua è una delle glorie della Sila: ovunque sgorga in freschi ruscelletti fra i ciottoli e scorre giù per le pendici. Spesso rinfrescandomi a quelle gelide sorgenti, ho ringraziato la Provvidenza per aver fatto la Sila di roccia primitiva e non dell’assetato calcare degli Appennini”. Ci sembra che l’inglese Norman Douglas, morto a Capri nel 1952, ci abbia lasciato un ritratto perfetto della Sila. Egli visitò la regione tra il 1907 e il 1911 consegnandoci pittoresche descrizioni nel suo libro “Old Calabria”.

Per chi voglia conoscere questa meraviglia, il Parco Nazionale della Sila comprende numerosi ed eterogenei sentieri da percorrere.

Parliamo di centosessantamila ettari, una vasta area fatta di selve, praterie, monti e laghi, un paesaggio antico fatto di rocce ricoperte da un tappeto di erbe e pinete in cui scoprire un incredibile contrasto di scenari, a volte mediterranei, altre scandinavi. Il paesaggio disteso ed ondulato, diviene inaccessibile, con il monte Botte Donato che raggiunge i millenovecentoventotto metri; facilmente raggiungibili sono il lago Cecita, il lago Ampollino, il lago Arvo ed il lago Passante; non mancano neppure le distese boschive: si dice che la foresta del Gariglione nella Sila Piccola, all’inizio del Novecento, fosse addirittura ancora inesplorata.

E’ possibile attraversare il territorio percorrendo vari itinerari escursionistici e sentieri tematici, didattici o anche per portatori di handicap. Sono circa ottanta tracciati per un totale di settecentoventi chilometri. Un’eccellente rete sentieristica in cui si possono avvistare cinghiali, beccacce, cornacchie, caprioli, lupi e cervi. E’ anche possibile addentrarvisi in auto raggiungendo le vecchie caserme forestali trasformate in centri visite oppure servirsi della Ferrovia Cosenza-San Giovanni in Fiore che, concepita all’inizio del Novecento, attraversa l’altopiano silano per dodici chilometri (F. Bevilacqua, Parco nazionale della Sila, 1999).

E’ un viaggio imperdibile tra ambienti incontaminati e piccolissimi centri abitati come Acri, San Giovanni in Fiore, Castelsilano ed Acerenthia.

Scriveva l’Isnardi: “Qualcosa soprattutto colpisce l’animo e lo tiene come preso: è il silenzio, al quale l’immensa solitudine dà come la consistenza di una viva e solenne presenza. Pare di sentirsi lontani e isolati, chiusi, pur nella vastità dell’orizzonte, entro uno spazio di mondo in cui tutto è nuovo e diverso da ciò di cui prima era fatta la nostra vita”.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Foto di copertina gentilmente concessa da Gennaro Cesarano

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