Home / Scelti dalla redazione / Umberto II ed il Sud Italia

Umberto II ed il Sud Italia

Tutti si ricordano di re Umberto II come ultimo sovrano italiano; esponente di una dinastia che nel 2003 ha celebrato i suoi primi mille anni, il monarca quando era erede al trono portava il titolo di principe di Piemonte. Ma quali erano i suoi legami con il Mezzogiorno? Sicuramente molto forti.

Il suo legame con il sud Italia è sempre stato molto forte. Prima di trasferirsi a Napoli, il principe assistette il 5 novembre 1927 ad un evento epocale tenutosi in città: le nozze di Amedeo di Savoia-Aosta con la cugina di primo grado Anna di Francia, un matrimonio reale che suscitò l’euforia del popolo.

 

Il periodo napoletano di Umberto

Nel 1931, esattamente il 4 novembre, Umberto, insieme alla moglie Maria José, si trasferì ufficialmente nella città partenopea, ricevuto con tutti gli onori dalle autorità e dalla popolazione.

L’erede al trono era stato infatti promosso generale della XXV Brigata di Fanteria.

L’arrivo dei principi venne suggellato da un simbolico saluto alla città dal Duomo, mentre il giorno seguente si recano in visita alla Cappella del Tesoro di San Gennaro ed in questa occasione donarono la pisside in oro, corallo e malachite, commissionata appositamente alla famiglia Ascione di Torre del Greco, detentori del brevetto di casa reale e suoi fornitori.

Il principe nel 1936 assunse il comando del X Corpo d’Armata di Napoli.

Umberto e Maria José utilizzano il Palazzo Reale soltanto per le occasioni ufficiali ed eleggono come propria residenza Villa Rosebery, vicino a Posillipo. La futura regina trascorse a Napoli i sedici anni più belli del suo periodo in Italia. La popolazione l’amava: una volta, mentre passava in un vicolo, sorpresa da un bombardamento aereo, trovò rifugio in un basso, piccola abitazione di uno o due vani posta al piano terra, con l’accesso diretto sulla strada. Subito riconosciuta, venne acclamata dalla gente. La padrona di casa volle assolutamente prepararle il caffè, mentre un’altra signora le donò un mazzo di fiori sbocciati tra le macerie.

Nella città partenopea, la principessa di Piemonte, tra un ricevimento ufficiale e l’altro, intrattenne stretti contatti con esponenti dell’alta società avversi al fascismo.

 

Napoli: il porto africano d’Italia

In quegli anni Napoli era il “porto africano d’Italia”, dove salpavano e attraccavano le navi dirette o in arrivo dall’Africa Orientale Italiana.

Costituita dalle attuali Etiopia, Eritrea e Somalia, con i suoi 1 milione e 708 mila chilometri quadrati, questa terra rappresentava una speranza per molte persone, provenienti in prevalenza da Campania, Veneto, Sicilia, Puglia, Lombardia ed Emilia Romagna. Chi partiva per dovere, chi per necessità e chi perché spinto da uno spirito d’avventura. Già la parola Africa evocava prospettive di successo, avvolte dal fascino di un’avventura in una meta esotica.

Il 14 dicembre 1937 partì da qui Amedeo di Savoia-Aosta, appena nominato viceré d’Etiopia e diretto verso il suo tragico destino. Il principe Umberto era presente quel giorno, insieme alla famiglia del viceré: la moglie Anna di Francia, duchessa d’Aosta, la mamma Elena di Francia, duchessa madre d’Aosta e il fratello minore Aimone, duca di Spoleto.

L’incarico di Amedeo terminò nel 1941 sull’Amba Alagi, una montagna tra Etiopia ed Eritrea, estremo baluardo di resistenza italiana di fronte agli inglesi. Dopo un mese di resistenza, con i suoi uomini stremati dal freddo e dalla mancanza di munizioni, il viceré fu costretto ad arrendersi e, fatto prigioniero, venne trasferito in Kenya dove morì di malaria e tubercolosi il 3 marzo 1942.

 

Un matrimonio reale a Palermo

In quegli anni il sud Italia era però teatro anche di eventi gioiosi: l’8 aprile 1931 Palermo ospitò l’ultimo suo matrimonio reale. Quel giorno a Palazzo d’Orlèans l’allora principe ereditario Enrico di Francia sposò la principessa Isabella del Brasile. In Francia in quegli anni vige ancora la Legge dell’Esilio che proibiva ai capi delle dinastie Orleans e Bonaparte ed al loro erede di entrare in patria e la famiglia reale sceglie così Palermo, località dove possiede il palazzo teatro delle nozze.

Gli sposi vennero acclamati da una folla in festa e al matrimonio presenziarono molte teste coronate, tra le quali la regina madre Sofia di Grecia e la regina madre Elena di Romania, mentre Casa Savoia era rappresentata da Emanuele Filiberto, duca d’Aosta, accompagnato dalla moglie Elena, nata principessa di Francia, e dal secondogenito Aimone, duca di Spoleto.

 

umbertoii
Umberto II con la principessa Maria Pia a Villa Rosebery

 

Le nascite al Palazzo Reale di Napoli

Il Palazzo Reale di Napoli vide nascere tre dei quattro figli del futuro re: il 24 settembre 1934 nacque la principessa Maria Pia e per l’occasione vennero distribuiti 2350 sussidi e borse di studio, venne offerto un pranzo per 400 poveri e Villa Rosebery fu ribattezzata “Villa Maria Pia”. Tre anni dopo, il 12 febbraio 1937, vide la luce il tanto atteso erede maschio, titolato principe di Napoli dal nonno Vittorio Emanuele III. Il piccolo venne presentato al popolo dal balcone della reggia.

Il 24 febbraio del 1940, nacque qui la principessa Maria Gabriella.

Vittorio Emanuele, figlio di Umberto II e Maria Josè, che oltre a portare il titolo di duca di Savoia porta quello di principe di Napoli, ricorda che la residenza preferita dalla mamma era Villa Maria Pia. Qui, quando era piccolo giocava insieme al cugino Pier Francesco Calvi di Bergolo, figlio della zia Iolanda.

 

Un episodio caprese

Di questo periodo napoletano, merita di essere citato un aneddoto.

Umberto nel 1930 era diretto a Capri, dove lo attendeva la contessa Vismara.

Sceso dalla corvetta militare, camminò a piedi nudi ignorando la presenza di insidiosi ricci di mare e si ritrovò così il piede trafitto dagli aculei. Luigi, un pescatore dell’isola, corse subito in aiuto di Umberto e lo liberò dalle spine. I due iniziarono a discutere e il pescatore condusse l’erede la trono in un piccolo antro roccioso, dove era solito friggere il pesce per venderlo ai bagnanti, spiegandogli che più volte ha chiesto il permesso alla questura per creare un bagno-ristornate, ma questa glielo aveva sempre negato. Umberto e Luigi mantennero i contatti e due anni dopo il pescatore ricevette dalle mani del futuro re d’Italia la licenza dello status di ristoratore accompagnato dallo stemma di fornitore della Real Casa.

L’11 luglio 2019 la storia si è ripetuta: il principe Emanuele Filiberto, che, come il nonno quando era erede al trono, porta il titolo di principe di Piemonte, ha consegnato un nuovo stemma della Real Casa Savoia agli eredi di Luigi.

 

La luogotenenza e il breve regno di Umberto

 

Spesso Umberto, come gli altri membri della famiglia reale, viene associato alla città di Brindisi ed accusato ingiustamente di essere fuggito da Roma; pochi ricordano invece che salito al trono, promulgò con decreto lo statuto che rese la Sicilia una regione autonoma ed introdusse nel Paese il tema dell’autonomia regionale.

Il 5 giugno 1944 in base agli accordi della Svolta di Salerno divennne Luogotenente del Regno, svolgendo di fatto le funzioni del re, titolo che però rimane in capo al padre, il quale si era ritirato a Villa Maria Pia.

Da luogotenente firmò il decreto che abolì la pena di morte, pena che vnene reintrodotta, con effetto temporaneo, nel maggio 1945 per alcuni gravi reati su iniziativa del governo De Gasperi e abolita definitivamente solo nel 1948.

Il 9 maggio del 1946, al Palazzo Reale di Napoli che Vittorio Emanuele III firmò l’atto di abdicazione. Il sovrano lo stesso giorno si imbarcò con la moglie a bordo dell’incrociatore Duca degli Abruzzi con destinazione Alessandria d’Egitto, luogo che scelse per il suo esilio volontario e dove venne ospitato dall’amico re Farouk. In Egitto ritroverà altri sovrani deposti, come la figlia Giovanna, zarina di Bulgaria, e la coppia reale albanese.

Il 20 maggio 1946, pochi giorni prima del referendum, Umberto visitò Napoli, dove venne acclamato da 50 mila persone. La città rimase fedele alla corona e la monarchia ottenne il 79% dei voti.

Dopo la proclamazione dei risultati dell’ambiguo referendum del 2 giugno 1946, il 13 giugno, dopo i morti di Napoli, onde evitare una guerra civile, Umberto per salvare il suo paese scelse di andare in esilio. Oggi, trascorsi 70 anni, la repubblica continua a tenerlo esiliato, anche da morto.

La regina Maria Josè trascorse la sua ultima notte in Italia a Villa Maria Pia insieme ai quattro figli. Arrivata nella città partenopea il 5 giugno, lasciò l’amato Paese all’alba del giorno seguente a bordo dell’incrociatore Duca degli Abruzzi. Ai reali venne detto che il loro non era un addio, ma un arrivederci e che sarebbero tornati dopo pochi mesi. Le cose non andranno esattamente così. Alla sovrana fu permesso di tornare solo nel 1987, mentre il figlio ha atteso il 2002.

Umberto trascorse il resto della sua vita a Cascais, in Portogallo, località scelta come meta d’esilio anche da altre famiglie reali come quelle di Spagna e Francia.

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

Fonte foto: dalla rete. In copertina ci sono Umberto II e la regina Maria Josè ritratti in un corteo lungo le strade centrali di Napoli

About historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Check Also

Il Beato Bonaventura da Potenza, “martire dell’obbedienza”

Il Beato Bonaventura da Potenza, al secolo Carlo Antonio Gerardo Lavanga, nacque a Potenza il ...

2 commenti

  1. Un grande re, Napoli l’ha amato me lo diceva sempre mio nonno che era un elettore di Lauro.

    • confermo un grande Re, beato della Chiesa Cattolica. Dispiace solo che ntroppo cristiano per non reagire al Referendum truffa del 1946

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.