Un gioiello a due passi da Torino: il Castello di Collegno

Il Comune di Collegno, ubicato nella prima cintura torinese, è celebre per lo “smemorato”, un paziente affetto da amnesia, che fu ricoverato nel manicomio locale e dal 1927 al 1931 divenne protagonista di un vero e proprio caso in Italia. La cittadina è famosa anche per il Villaggio operaio Leumann, l’Aeroporto di Torino-Aeritalia, uno dei più antichi del Paese e per la Certosa Reale, commissionata nel 1641 dalla prima madama reale Cristina di Francia, dove si trova il sacello dei Cavalieri dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, la massima onorificenza di Casa Savoia.

Poco distante dalla certosa si trova un vero e proprio gioiello di architettura: il maestoso castello, edificato nel 1171 per volontà del Beato Umberto III di Savoia, il quale nel 1188, con l’intento di creare una foresteria per i pellegrini e un lazzaretto per coloro che erano afflitti dal fuoco di Sant’Antonio, fece costruire lungo la Via Francigena, tra Rivoli e Avigliana, la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso, uno dei monumenti medievali meglio conservati del Piemonte, scrigno dei capolavori tardo gotici jaqueriani.

Il maniero di Collegno era composto inizialmente da cinque torri a pianta circolare a cui si accedeva attraverso un ponte levatoio. Dopo un periodo instabile durante il quale i vescovi di Torino vi avanzarono delle pretese, nel 1248 Tommaso II di Savoia, nipote di Umberto III, si vide assegnare dall’imperatore Federico II di Svevia, oltre al castello e il relativo feudo, anche le città dì Torino, Ivrea, Cavour e Moncalieri.
Nel 1257 Tommaso II cadde prigioniero nella guerra contro gli astigiani e per riavere la libertà fu costretto a cedere al nemico la città di Torino e le terre vicine. Passato sotto la Signoria di Asti e poi sotto quella di Carlo I d’Angiò, il Castello di Collegno venne ristrutturato da Guglielmo VII del Monferrato, marchese del Monferrato dal 1253 al 1284, nonché figlio di Margherita di Savoia, a sua volta nipote di Tommaso II, in quanto figlia di suo fratello Amedeo IV. Margherita aveva sposato il marchese Bonifacio II degli Aleramici ed alla sua morte era stata reggente del Monferrato per conto del figlio dal 1253 al 1255.

Guglielmo VII degli Aleramici venne citato da Dante Alighieri, il quale nella Divina Commedia lo collocò nel canto settimo del Purgatorio, quello dei principi negligenti.

Nel 1280 il figlio di Tommaso II, Tommaso III, riuscì a sconfiggere e fare prigioniero il cugino Guglielmo VII, il quale, per riottenere la libertà fu costretto a cedere al parente Torino, Grugliasco e Collegno: da quel momento il capoluogo piemontese legò indissolubilmente il suo destino con quello della Dinastia Sabauda e per il Castello di Collegno iniziò il periodo dei Savoia-Acaia, ramo di cui Tommaso III fu il capostipite.

I PROVANA DI COLLEGNO

Filippo I, primogenito di Tommaso, assegnò maniero e relativo feudo al figlio illegittimo Anselmo, detto “il Bastardo d’Acaia”, che prese il titolo di conte di Collegno e di Altessano; la sua discendenza sopravvisse fino alla fine del XVI secolo con Emanuele Filiberto, il cui figlio Filippo era morto di peste in pupillare età senza legittimi successori. Il feudo passò allora sotto la corona ducale e nel 1599 Carlo Emanuele I lo concesse a Giovanni Francesco Provana di Carignano, suo Consigliere di Stato e primo presidente della Camera dei Conti, che diventò così conte di Collegno.

Il nobile, figlio dì Gerolamo Provana di Carignano, signore di Bussolino e della Gorra e di Gentiane Provana di Druent, ricevette il castello, allora quasi in rovina ed una serie di ulteriori prerogative, tra le quali l’imposizione di gabelle, pedaggi, censi e fitti. Suo padre aveva servito i re di Francia Francesco I ed Enrico II durante la quasi trentennale occupazione francese del Piemonte, conclusasi con la Pace di Cateau-Cambrésis del 1559.

Giovanni Francesco nel 1602 diventò Gran cancelliere di Savoia e aiutò san Francesco di Sales, vescovo di Ginevra, a conservare la fede cattolica nella regione. Dall’unione con Anna Grimaldi di Carignano ebbe ben otto figli, tra questi: Ottavio, che gli succedette come conte di Collegno e Argentina, che andò in sposa a Giacomo Saluzzo di Cardè e fu mamma di Diana, moglie di Francesco Michelangelo Dal Pozzo, secondo conte di Reano.

Alla morte di Giovanni Francesco Provana nel 1625 il titolo di conte di Collegno andò al figlio Ottavio, il quale, per portare avanti il casato, lasciò l’abito talare e sposò Anna Maria Solaro, dalla quale ebbe 13 figli; iniziò inoltre i lavori di ampliamento del castello.  Il nipote Antonio, 4° conte di Collegno, fece realizzare la cappella dedicata all’Immacolata Concezione; dalla sua unione con Eleonora Villa di Volpiano nacque Giuseppe Ignazio, 5° conte di Collegno, riformatore della Regia Università di Torino e istitutore del principe Luigi di Carignano.

Nella seconda metà del ‘600 iniziò la costruzione della parte residenziale del maniero, che venne collegata all’edificio ad opera Guarino Guarini, uno dei massimi esponenti del barocco piemontese, che realizzò anche la Cappella della Sacra Sindone nel Duomo di Torino e Palazzo Carignano.

A Guarino Guarini succedette Filippo Juvarra, il quale riprogettò la struttura senza però riuscire a portare a termine i lavori, che vennero ripresi in dimensioni minori dopo il 1820 dall’architetto Giuseppe Maria Talucchi, il quale diede al maniero l’aspetto attuale.

Giuseppe Francesco Giovanni Nepomuceno, nipote di Giuseppe Ignazio, fu l’ultimo ad esercitare i diritti feudali, in quanto tale sistema venne abolito nel 1797. Sposato con Anna Amedea Carlotta Morand de St. Sulpice di Chambery ebbe tre figli: l’8° conte di Collegno Giuseppe Maria, Luigi Maria, avo dell’ultimo conte e Giacinto, che fu protagonista del Risorgimento.  Alessandro, figlio di Giuseppe Maria, ebbe due figli: Carlo Alberto, morto senza discendenza nel 1884 e Luisa, che avendo sposato nel 1878 Alessandro Guidobono Cavalchini Garofoli, barone del Sacro Romano Impero, conte di Sciolze e signore di Carbonara, di antichissima famiglia tortonese, è l’antenata dell’attuale nobile proprietario del castello.

Con la morte di Carlo Alberto si estinse il ramo primogenito dei Provana di Collegno ed il titolo comitale passò al figlio di suo zio Luigi Maria: Luigi Francesco Saverio, poi a suo figlio Luigi ed al nipote Umberto 13esimo e ultimo conte di Collegno, in quanto l’unico figlio maschio morì in giovane età. Umberto, nato nel 1906, era amico personale e confidente dei Savoia. E’ proprio lui che durante il funerale di re Umberto II, indignato dal fatto che nessun rappresentante delle autorità italiane si degnò di presenziare alle esequie, vedendo vuoto il posto assegnato all’esponente del Governo italiano, pronunciò la seguente frase: “togliete quella sedia!”. Il nobile morì nel 1991. Sua figlia Anna, avuta da Irene Rignon, nel 2011 cedette il Castello di Guarene, entrato a far parte del patrimonio dei Provana di Collegno per via ereditaria nel 1898. La nobildonna, nata nel 1933, si spense il 16 luglio 2016.

IL CASTELLO OGGI

Il Castello di Collegno è oggi di proprietà del barone Guglielmo Guidobono Cavalchini Garofoli ed oltre ad essere la location privilegiata per la realizzazione di qualsiasi tipo di evento, viene aperto alle visite a maggio in occasione della Giornata Nazionale dell’Associazione Dimore Storiche.

Il nobile proprietario del maniero porta i seguenti titoli: barone del Sacro Romano Impero, conte di Sciolze e signore di Carbonara, oltre ad appellativi minori come quelli di patrizio di Lodi e Velletri.
Le prime testimonianze del suo casato risalgono al nobile Giuliano, che fu castellano di Porta Giovia a Milano nel XIV secolo. Gli antenati di Guglielmo furono illustri membri dell’Ordine di Malta, tradizione perpetuata ancora oggi e nel 1623 ottennero da Ferdinando II d’Asburgo il titolo di baroni del Sacro Romano Impero. La nobile famiglia nel 1994 ha donato a Collegno Villa Belfiore, edificio che oggi è una residenza per anziani.

IL MIO INCONTRO CON I BARONI

La mia visita al castello ha avuto luogo il 4 ottobre 2020; sono stato accolto al cancello dal barone Luigi, figlio di Guglielmo e dalla moglie, la baronessa Maria. Insieme abbiamo attraversato l’incantevole giardino all’inglese, ricco di maestosi alberi secolari, ma anche di specie esotiche, come il banano, coltivato in piena terra e coperto con uno strato di foglie durante l’inverno.
Lo splendido parco è dominato dal maestoso castello, dove mi attendeva il barone Guglielmo; egli è sposato con Antonia Barbiano dei principi di Belgioioso, discendente da una famiglia antichissima, le cui origini risalgono a Eberardo, figlio del re longobardo Desiderio. Guglielmo gestisce il maniero insieme ai figli Luigi e Alessandro ed è Balì Gran Croce di Onore e Devozione in Obbedienza dell’Ordine di Malta, nonché delegato per la Lombardia.
In questo maniero ha ricevuto illustri membri del “gotha”, tra i quali re Alberto II e la regina Paola dei Belgi, suoi amici personali, le principesse Maria Gabriella e Maria Pia di Savoia, le principesse Margherita e Maria Cristina di Savoia-Aosta, figlie dell’”Eroe dell’Amba Alagi”, oltre a diplomatici ed altre eminenti personalità.

LA VISITA AL CASTELLO

La prima sala che ho ammirato è stata quella delle Colonne, una stanza a pianta semicircolare con quattro splendide colonne, dove sopra il camino centrale si può ammirare lo stemma dei Provana. I quadri alle pareti raffigurano esponenti di questo casato che insieme ai Valperga, i Luserna ed i San Martino, era tra le cinque famiglie feudali più antiche e potenti del Piemonte. Il casato, fondato dal nobile Uriasio, morto nel 1040, nel tempo si è divisa in più rami, tra i quali i Provana di Collegno, di Villar Dora, di Leinì, del Sabbione e di Saluzzo.
Spettacolare è il grande Salone degli Stemmi, sulle cui pareti si ammirano i blasoni delle famiglie che si sono unite in matrimonio con i Provana di Collegno; tra queste i Guidobono Cavalchini Garofoli. I quadri raffigurano Giovanni Francesco Provana, primo conte di Collegno del casato, la consorte Anna Grimaldi di Carignano e diversi principi sabaudi. Il grande albero genealogico risalente al XVII secolo rappresenta Casa Savoia dalle origini fino a Vittorio Amedeo II, il sovrano sabaudo che con il Trattato di Utrecht del 1713 ottenne la corona reale. Veramente splendido è il grande camino in marmo bianco.
Ha catturato la mia attenzione un’aquila bianca armata d’oro: si tratta di una concessione di re Sigismondo II di Polonia. Il sovrano nel 1557 concesse a Prospero Provana del Sabbione di inserirla nello stemma famigliare, in quanto il nobile, nato a Collegno nel 1520, fu il primo direttore del Servizio postale reale polacco che congiungeva Cracovia a Venezia. Egli entrò però in conflitto con i Thurn und Taxis, la nobile famiglia originaria di Cornello dei Tasso, che inventò il primo sistema postale moderno, il più importante ed efficiente al mondo e ne ebbe il monopolio dal 1490 al 1866. I Thurn und Taxis che con le loro carrozze di colore giallo distribuivano la posta nel Sacro Romano Impero, ebbero la meglio ed a Prospero Provana nel 1562 venne revocato il monopolio postale.  Nel 1579 re Stefano Bathory gli affidò la direzione delle saline di Wieliczka e la sua gestione fu particolarmente brillante, tanto da fargli assegnare il monopolio dell’esportazione del sale a Bydgoszcz. Prospero fu inoltre nominato prefetto delle saline reali ed ottenne il feudo di Będzin, in posizione strategica per i traffici tra Polonia e Slesia. Deceduto a Cracovia nel 1584, riposa nella chiesa domenicana della città.

La mia visita è proseguita nel Salottino Verde, le cui pareti sono ricoperte da una tappezzeria dell’omonimo colore risalente all’Ottocento; la sensazione è quella di trovarsi in un bosco.
La Sala della Musica è caratteristica per pitture ad olio che ornano le sovrapporte settecentesche ed il quadro dell’Annunciazione, opera del Gentileschi, che riporta il medesimo soggetto esposto alla Galleria Sabauda di Torino.

LA CAPPELLA

Dopo aver ammirato queste magnifiche stanze, la mia visita è terminata nella Cappella, ubicata nella parte più antica del castello e risalente ai primi anni del XIX secolo. È stata realizzata in stile neoclassico ed è dedicata alla Purità di Maria Vergine. Al suo interno sono custodite le reliquie di san Felice martire e san Calogero; queste ultime provengono dalle catacombe di Roma. Il quadro sulla parete sinistra raffigura la Madonna del Rosario di Pompei, alla quale i Provana erano molto devoti. È stata infatti protettrice delle milizie cristiane alla Battaglia di Lepanto del 1571, nella quale Andrea Provana di Leinì guidò la flotta piemontese. L’ammiraglio, figlio del conte Giacomo III e della nizzarda Anna Grimaldi di Beuil, nel 1565 partecipò alla liberazione di Malta dai turchi. Nel 1571 da Villefranche sur Mer, la più importante base navale del Ducato di Savoia, partì per la Battaglia di Lepanto, guidando la flotta navale sabauda verso un’importante vittoria.
Andrea era sposato con Caterina Spinola, figlia del patrizio genovese Francesco Spinola di San Luca, signore di Garessio e di Benedetta Del Carretto di Finale, dalla quale ebbe due figli. Caterina era vedova di Charles Montbel, conte di Frossasco e di Alpignano, il quale le aveva lasciato in eredità tutti i suoi possedimenti. Proprio grazie a queste nozze Andrea ricevette i feudi di Alpignano, Frossasco e San Secondo di Pinerolo e riedificò ed ampliò il maniero medievale alpignanese, edificio che rimase di proprietà dei suoi discendenti fino al 1799, quando passò al demanio; dal 1944 è di proprietà dei Missionari della Consolata. Il grande ammiraglio morì nel 1592, fu sepolto a Villefranche sur Mer, ma dal 1703 per volere del suo pronipote Francesco, riposa nella cappella di famiglia a Frossasco.

UN ALTRO RAMO DEI PROVANA: QUELLI DI VILLAR DORA

Poco distante da Collegno si può ammirare un altro castello legato ai Provana: si tratta del duecentesco maniero di Villar Dora. L’edificio nel 1332 diventò di proprietà di Stefano, Tommaso e Giovannino, figli di Giordano Provana di Carignano e signori d Bardassano, Cozze e Pianezza. Essi nel 1337 alienarono il feudo del Villar ai Bergognino, i quali nel 1359 lo cedettero a Pietro e Daniele Provana i capostipiti ramo dei Provana del Villar. Giovanni, discendente di Pietro, nel 1418 ricevette nel maniero Papa Martino V Colonna, di ritorno dal Concilio di Costanza.
L’ultimo esponente maschile di questo ramo fu Vincenzo Gioachino, i cui due fratelli maggiori, Luigi e Gaspare, combatterono nella Grande Armata napoleonica e non ebbero figli. Vincenzo impalmò Angelica Radicati di Robella ed ebbe due figlie: Emilia, che andò in sposa a Federico de Bellegarde e Cesarina, che sposò Angelo Antonielli d’Oulx ed è l’antenata degli attuali nobili proprietari del castello.

 

 

 

 

Autore articolo: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

Fonte foto: dalla rete

historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.