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Una visita a Palazzo Cisterna di Torino, dimora di una regina di Spagna

Palazzo dal Pozzo della Cisterna di Torino, per abbreviazione chiamato Palazzo Cisterna, è ubicato in via Maria Vittoria 12, nel centro della città, dentro l’antica Isola dell’Assunta. Insieme al Castello di Reano è stato dimora della principessa Maria Vittoria, prima consorte di re Amedeo I di Spagna e sovrana del Paese iberico dal 1870 al 1873. Dopo aver raccontato la storia di questo magnifico palazzo, in questo articolo ci concentriamo sulle sue stanze, tutte impregnate di storia.

 

LA SALA DEGLI SPECCHI

Il percorso di visita inizia al pianterreno, dove a destra dopo l’androne, si ammira la Sala degli Specchi. Questo ambiente, un tempo locale di portineria, è diventato con le ristrutturazioni settecentesche ad opera di Francesco Valeriano Dellala Di Beinasco, uno sfarzoso salone. Prende il nome dai due grandi specchi nelle cui cornici è raffigurato il monogramma di Amedeo di Savoia-Aosta. Il suo soffitto a volta è decorato con stucchi dorati settecenteschi, mentre agli angoli sono presenti quattro grandi stemmi della Provincia di Torino. La sala è illuminata da un magnifico lampadario in cristallo di Boemia.

 

LA SALA DEGLI ELEMENTI

Il visitatore giunge quindi nella Sala degli Elementi, chiamata così per la sua spettacolare decorazione del soffitto, dove agli angoli sono raffigurati i quattro elementi: terra, acqua, fuoco ed aria. Figure allegoriche e amorini portano messi, frutti e ghirlande di fiori per la terra, anfore e fiori per l’acqua, torce e bracieri per il fuoco e soffiano le gote per l’aria. Agli angoli della volta si ammirano le rappresentazioni dei più importanti fiumi d’Italia: il Po, l’Adige, l’Arno ed il Tevere con sullo sfondo le vedute ed i simboli delle rispettive località da essi attraversate. Nella sala troviamo anche i monogrammi di Amedeo di Savoia, secondo figlio maschio di re Vittorio Emanuele II, che sposando il 30 maggio 1867 Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, portò nel patrimonio sabaudo il palazzo. I monogrammi sono incorniciati in azzurro, il colore della famiglia reale italiana.

 

LA SALA DELLE ARTI

Questa magnifica sala è così chiamata perché sul soffitto, all’interno di grandi lunette, sono rappresentate le arti: la musica, la pittura, la scultura e l’architettura. Alla base delle lunette c’è un mascherone con pennacchi e foglie d’acanto. Agli angoli della volta sono incastonati e sormontati da vasi di fiori a stucco e dipinti gli stemmi abbinati dei Savoia e dei principi dal Pozzo della Cisterna.

 

LA SALA DEI TROFEI

Il medaglione al centro del suo soffitto è opera del pittore Francesco Gonin, celebre per aver illustrato l’edizione del 1840 de “I Promessi Sposi”; rappresenta una Allegoria della Storia, in veste di figura femminile portata in trionfo da putti alati. In corrispondenza degli angoli della volta sono raffigurati trofei militari in stucco dorato e colorato con elmi e armature rappresentativi di varie epoche. Questa sala, per le corone reali in stucco, è anche chiamata Sala Reale.

 

LA SALA DEGLI AGONI

Sul suo soffitto si ammirano degli ovali monocromi con raffigurazioni di amorini impegnati in attività militari, nella corsa, nella lotta e nel tiro al bersaglio. Al centro della volta è raffigurata l’apoteosi di Casa Savoia-Aosta e la sua continuità con il passato glorioso: alcuni putti portano in volo un disegno simbolico di Amedeo VI detto il “Conte Verde”, colui che diede origine a molti simboli sabaudi, come il blu Savoia, l’Ordine del Collare, il motto Fert ed il Nodo di Savoia. Amedeo di Savoia era molto legato alla figura del suo antenato il “Conte Verde” e lo aveva impersonato in un celebre ballo in maschera.

 

SCALA A CHIOCCIOLA

Questa scala in marmo congiunge le sale del piano terra con quelle del piano nobile. Un grande portale in stucco decorato con elementi simbolici, tra cui troneggia la testa turrita dell’Italia, la separa dalla Sala degli Specchi. Le sue pareti sono stuccate con le cifre di Amedeo, primo duca d’Aosta e sul pavimento si ammira il Nodo di Savoia con il motto Fert.

 

SALA LETTURA DELLA BIBLIOTECA STORICA

Prima di salire al piano nobile tramite il sontuoso Scalone d’Onore, la visita prosegue nella Sala Lettura della Biblioteca Storica, sul cui soffitto sono presenti le uniche decorazioni seicentesche del palazzo giunte fino ai giorni nostri. Esse risalgono al periodo del marchese Flaminio Antonio Ripa di Giaglione, primo proprietario dell’edificio. In corrispondenza degli angoli della volta si ammirano eleganti figure di cariatidi maschili e femminili, collocate a gruppi di tre, che sorreggono dei putti ed insieme incorniciano i vasti campi a intonaco colorato. Esse sono un rimando alle decorazioni realizzate nel Seicento dall’architetto Amedeo di Castellamonte alla Reggia di Venaria Reale.

 

LO SCALONE D’ONORE

Questo scalone monumentale, insieme al vestibolo è stato costruito da Alessandro Albert intorno al 1886 ed ha sostituito quello precedente, realizzato dall’architetto Francesco Valeriano Dellala Di Beinasco nella seconda metà del Settecento su incarico del principe Giuseppe Alfonso dal Pozzo della Cisterna. L’androne, con le sue sei colonne, separa la Sala degli Specchi, a destra, dal portone in ferro battuto, a sinistra, dal quale si accede al vestibolo ed allo Scalone d’Onore. Il vestibolo, una volta arredato con panche, tavoli, sedie ed arazzi alle pareti, era un luogo dove gli ospiti venivano fatti attendere. Al suo centro si trova il maestoso scalone in marmo e pietra, la cui rampa centrale a mezzo piano, forma un pianerottolo da cui si dipartono due rampe che raggiungono il piano nobile. Le finestre sono chiuse da vetrate cattedrali con decorazioni a grottesche. Il soffitto è a cassettoni con disegni azzurri, rosati e dorature. Al piano nobile, le cui decorazioni sono state fatte realizzare da Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta, il primogenito di Amedeo I, che per le sue imprese durante la Prima Guerra Mondiale è stato soprannominato il “Duca Invitto”, si ammirano quattro porte con chiambrane in pietra serena cimate da timpani spezzati, al centro dei quali vi sono busti femminili. I loro battenti sono in legno di rovere lavorato.

 

ANTICAMERA DELLA LOGGIA

Dallo Scalone d’Onore, giunti al piano nobile, si accede all’Anticamera della Loggia, un tempo aperta e poi chiusa con le ristrutturazioni di fine Ottocento. Dal soffitto pendono tre lampadari in legno dorato a più braccia. Il pavimento, realizzato con scaglie di marmo che danno forma ad un disegno, è tipico di un ambiente esterno, quale era questa stanza.

 

LA SALA ROSSA DELLA GIUNTA

Il visitatore accede quindi alla Sala Rossa della Giunta, così chiamata per la sua splendida tappezzeria in broccatello di cotone a ramage. Sul soffitto a cassettoni in legno con forme quadrate decorate con colori in azzurro e oro si nota un particolare: i gigli in oro di Francia. Queste decorazioni sono un omaggio a Elena d’Orléans, la consorte del duca Emanuele Filiberto. Questa donna, figlia del pretendente al trono di Francia Filippo VII, era profondamente innamorata del principe Alberto Vittorio, primogenito del futuro Edoardo VII del Regno Unito. L’amore tra i due ragazzi venne ostacolato dal padre di Elena, contrario al fatto che la figlia si convertisse alla religione anglicana; Alberto ufficialmente morì di influenza nel 1892, anche se molti lo accusarono di essere “Jack lo squartatore”. Elena, dopo essere stata rifiutata dal futuro zar Nicola II di Russia, sposò nel 1895 Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta.
La Sala Rossa è illuminata da un magnifico lampadario in cristallo di Boemia ed un tempo era riscaldata dal grosso camino con architrave e modiglioni. Le sue due finestre con vetrate a cattedrale decorate con grottesche si aprono sulla facciata principale, mentre le quattro porte hanno battenti in noce lavorato.

 

LA SALA DEI MARMI

Il soffitto di questo magnifico salone, fino a fine Ottocento cuore del sistema abitativo dell’edificio, ha tre grandi travate le cui decorazioni sono dipinte. Il suo pavimento è in marmo scuro e le sue vetrate a cattedrale sono le uniche in tutto l’edificio con soggetti a tema orientale. Catturano l’attenzione due dipinti: “il ghiacciaio del Monte Bianco visto da Chamonix”, opera di Giuseppe Camino e “la battaglia di Villafranca” di Raffaele Pontremoli, che con i suoi 220×390 centimetri è l’opera pittorica più grande presente a palazzo. Il primo quadro sarebbe un omaggio a Luigi Amedeo di Savoia-Aosta, il celebre “Duca degli Abruzzi”, grande esploratore ed alpinista. Sul Monte Bianco esso scalò la vetta del Dente del Gigante, l’Aiguille du Moine e le Aiguilles du Dru. Tra le sue spedizioni, nel 1900 a bordo della nave Stella Polare raggiunse la latitudine Nord più avanzata dell’epoca e nel 1906 esplorò il massiccio africano del Ruwenzori. Luigi Amedeo organizzava proprio a Palazzo Cisterna le sue esplorazioni.
Il secondo dipinto è datato 1879 ed è stato presentato alla IV Esposizione nazionale di Torino nel 1880. Raffigura il famoso episodio del “quadrato” di Villafranca del 1866, con le figure a cavallo del principe ereditario Umberto a sinistra, del fratello Amedeo, duca d’Aosta a destra ed in secondo piano Vittorio Emanuele II.

La stanza è illuminata da un lampadario in cristallo di Boemia.

 

SALA DEI CONSIGLIERI

Questo salone, ora adibito a sede di conferenze, congressi, presentazioni ed eventi, un tempo faceva parte degli appartamenti privati dei Savoia-Aosta ed era diviso in due ambienti distinti. Il pavimento in legno è ottocentesco e sulla parete sinistra si ammira il  il Baccanale opera del pittore lorenese Carle Dauphin. Il quadro proviene dalle collezioni dei Savoia.

 

SALE DEGLI STUCCHI DEL BOLINA

Questi ambienti un tempo facevano parte di un unico appartamento costituito da sale di rappresentanza ed arredate con specchi, boiserie, dipinti ed eleganti elementi d’arredo. Sono state volute dal principe Giuseppe Alfonso dal Pozzo della Cisterna nella seconda metà del Settecento. Gli stucchi sono stati realizzati dal luganese Giuseppe Bolina.

 

ANTICAMERA GIALLA

Questa stanza non ha finestre, ma sei porte in rovere. Riceve luce dal soffitto grazie ad un pannello centrale con vetrata a cattedrale e motivo decorativo a grottesche, che presenta dipinta la data del 1899. Le pareti sono rivestite da seta damascata gialla a ramage. In questa sala, detta anche Sala delle Donne, sono custoditi sei ritratti femminili. Quattro di questi, acquistati dalla Provincia di Torino negli anni ’60, raffigurano le principesse Dal Pozzo della Cisterna a partire dalla prima proprietaria, Anna Barbara Litta, la quale, insieme al marito Giacomo Maurizio, primo principe della Cisterna, nel 1685 acquistò l’immobile. Un dipinto raffigura la madama reale Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours. Assente invece è il ritratto di Maria Vittoria, ultima esponente del Casato dal Pozzo e regina di Spagna dal 1870 al 1873.

 

SALA DA PRANZO DEL DUCA

Questa splendida stanza, il cui arredo neorinascimentale è stato utilizzato dai principi dal Pozzo della Cisterna, ha due accessi signorili dall’Anticamera gialla e due dal lato opposto, per l’entrata del personale. Le due finestre sono fornite di vetrate cattedrale: una si affaccia sullo Scalone d’Onore, l’altra sul cortile. Il soffitto a cassettoni ottagonali, è in legno decorato con colori rosso, blu ed oro.

 

STUDIO DEL DUCA

Questo salone è uno dei più belli del palazzo; il suo zoccolo è decorato con le imprese ed i motti di Casa Savoia ed è un omaggio al “Duca Invitto” Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta. Le due finestre con vetri cattedrale hanno contorni realizzati con formelle in stucco che ripropongono i motivi degli zoccoli. Le pareti sono rivestite da una magnifica stoffa di seta operata a broccato di colore giallo. Il soffitto, la cui decorazione pittorica è in rosso, blu, oro e legno naturale è a cassettoni e si articola su una serie di ottagoni che penetrano all’interno, con un effetto ad alveare.

 

ANTICAMERA VERDE

La meraviglia di questa stanza è il suo soffitto con volta a padiglione decorato con immagini di fantasia basate sulla combinazione dei colori rosso blu e oro. Le pareti sono rivestite da un broccato di seta verde originale con ramage.

 

CORRIDOIO DELLE SEGRETERIE

È illuminato da cinque finestre bifore tardo gotiche chiuse da vetri cattedrale istoriati, con stemmi e motti figurati della famiglia Savoia-Aosta.

 

SALA DEI TONDI

Dal Corridoio delle Segreterie si giunge in questa splendida stanza che custodisce due opere di Gregorio De Ferrari, un pittore italiano di scuola barocca genovese, considerato il precursore dello stile rococò nel nostro Paese. I quadri sono denominati tondi  e raffigurano “il volo del tempo”  ed  “il colloquio di Minerva e di Mercurio”. Sono databili tra il 1684 e il 1685 e provengono dal Palazzo Reale di Torino. Costituiscono una delle più raffinate testimonianze della pittura ligure tardo seicentesca in Piemonte. Nella parte alta delle pareti sono visibili affreschi raffiguranti fortezze e castelli del Piemonte tra i quali Verrua Savoia, Moncalieri, la Sacra di San Michele ed il Castello di Avigliana. Palazzo Cisterna e la Chiesa di San Pietro ad Avigliana sono gli unici luoghi dove si possono ammirare affreschi che raffigurano il maniero aviglianese prima che venisse distrutto nel 1691 da Nicolas de Catinat e mai più ricostruito.

 

L’auspicio dello scrivente è che il lettore, al termine di questo scritto, decida di recarsi di persona a visitare Palazzo Cisterna, un edificio magnifico e carico di storia. Le visite sono guidate e spesso il palazzo è teatro di rievocazioni ad opera di gruppi storici. Il 29 maggio 2021 il Gruppo Storico Principi dal Pozzo della Cisterna di Reano e della Val Sangone ha magistralmente rievocato il fidanzamento tra Amedeo di Savoia e Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, avvenuto nel 1867. Un motivo in più per venire a visitare questo luogo splendido, situato in una città che è stata la prima capitale d’Italia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

 

 

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