Home / Nord / Una visita al Castello della Manta

Una visita al Castello della Manta

Il Castello della Manta si trova in Via De Rege Thesauro e dalla sua posizione su una collina immersa nel verde, domina il sottostante abitato. Lo si raggiunge dall’autostrada A6 prendendo l’uscita Marene e proseguendo in direzione Savigliano e Saluzzo, per poi seguire le indicazioni per Manta. Giunti in prossimità della cittadina, la sagoma del fortilizio appare in tutta la sua imponenza. È possibile parcheggiare l’auto in prossimità dell’edificio.
Dopo aver attraversato a piedi un piccolo boschetto, ammirato lo splendido panorama che si gode dal suo giardino e contemplato “sua maestà il Monviso”, che da questa posizione appare in tutto il suo splendore, si giunge all’ingresso del maniero.

La visita inizia con la dispensa, un luogo scavato nella roccia sulla quale l’edificio è stato costruito e che ne garantisce una temperatura costantemente fresca tutto l’anno. Si giunge così alla cucina cinquecentesca, caratteristica per il pavimento inclinato, la cui funzione era quella di permetterne una veloce pulizia. Qui si trova un pozzo profondo quindici metri, che riceveva l’acqua piovana tramite una cisterna. Gli arredi non sono più quelli originali. Si può comunque ancora ammirare una bellissima piattaia seicentesca, oltre a numerosi oggetti in rame.

Le Stanze Rosse

Salendo il maestoso scalone il visitatore giunge alle Stanze Rosse, chiamate così per il caratteristico colore del pavimento. Erano usate da Michele Antonio per alloggiare i suoi ospiti. I soffitti sono originali della seconda metà del XVI secolo, mentre la biblioteca era del conte Francesco, marito dell’ultima proprietaria del maniero. Sul letto si ammira un drappo in tela bandera: un tessuto in fibre naturali diffuso in Piemonte dalla madama reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours nel XVII secolo.

La Sala da Pranzo

Accedendo al piano superiore, ci si immerge nello splendore della quattrocentesca Sala da Pranzo, dal caratteristico soffitto a cassettoni in legno dipinti e dai pavimenti in cotto risalenti al 1420. I mobili che la arredano sono espressione del barocco piemontese. Sulle pareti e sul camino è dipinto il motto “Leit” della famiglia Saluzzo della Manta, che significa guidare.

Degna di ammirazione è la quattrocentesca effige della Madonna del Latte, la stessa presente anche sul pilone trecentesco attorno al quale è stato costruito il Santuario della Madonna dei Laghi di Avigliana e antica meta di preghiera di Bona di Borbone, consorte di Amedeo VI, la quale chiedeva di poter avere un erede maschio. Il suo desiderio è stato esaudito con nascita del “Conte Rosso” nel 1360 e da allora questa effige è simbolo di fecondità.

La Sala degli Alberi

La visita prosegue alla Sala degli Alberi, locale che rappresentava il “verziere di Valerano”, quasi una continuazione del giardino che circonda il castello. I dipinti rappresentano specie della zona come agrifoglio e biancospino.

Le ex Biblioteche e il magnifico panorama

Si passa così alle Ex Biblioteche, una volta un solo locale, ora divise da una parete. Quest’ala è stata costruita nel Quattrocento. Il loro soffitto è a cassettoni e sulle pareti è dipinto il motto “Leit”. La stufa del XIX secolo è collegata al sottostante camino, che convoglia qui il caldo grazie a quattro bocchettoni.

Affacciandosi dalle finestre si possono ammirare il Roero, la Valle Tanaro, l’Alta Langa, mentre d’inverno si scorgono le luci che illuminato le piste sciistiche di Prato Nevoso.

Sala Barona, particolare con la fontana della giovinezza. Foto di Andrea Carnino

Il gioiello del Castello: la Sala Baronale

Si accede quindi alla Sala Baronale, che con il più importante ciclo di affreschi pagani tardo gotici del mondo occidentale, rappresenta la meraviglia del Castello della Manta. Questo salone è stato voluto dal reggente Valerano, il figlio illegittimo del marchese Tommaso III.

Sul camino in fondo alla sala è dipinto lo stemma di Valerano. I colori sono il bianco, il blu e il rosso e all’interno dello scudo è presente una V rovesciata; Valerano firmava così la sua illegittimità. Sopra lo scudo sono rappresentati una quercia, un’aquila e un elmo, che simboleggiano rispettivamente la stabilità, il coraggio e la forza.

Compare anche qui il motto “Leit”.

Sulla parete opposta, alla sinistra della porta di ingresso, all’interno di una nicchia, è custodito un affresco sacro: il Cristo crocifisso affiancato da san Giovanni Battista e dal martire Quintino. Quando la sala era utilizzata per feste e balli, questo dipinto veniva nascosto da due ante.

Le pareti della stanza sono decorate degli affreschi che Valerano ha fatto realizzare introno al 1420 da un autore rimasto anonimo e basati sul poema “Le Chevalier Errant”, uno dei più importanti testi cavallereschi medievali, scritto dal padre Tommaso III mentre era imprigionato dai sabaudi.

Sala Barona. Foto di Andrea Carnino

Partendo dalla destra del camino e sulla parete opposta a quella delle finestre, è rappresentato il ciclo dei nove prodi e delle nove eroine. Gli uomini sono divisi in tre gruppi: pagani, ebrei e cristiani, mentre le donne, abbigliate e acconciate secondo la moda parigina degli anni venti del Quattrocento, sono attinte dalla tradizione letteraria antica. Quattro dei personaggi hanno il volto di membri della dinastia Del Vasto.

Troviamo quindi, rappresentati a grandezza naturale, da sinistra verso destra: Ettore, che ha le sembianze di Valerano, Alessandro Magno, con le fattezze del padre Tommaso III, Giulio Cesare, Giosuè, re Davide, Giuda Maccabeo, re Artù, Carlo Magno e Goffredo di Buglione. Seguono le dame: Deipile, Sinope, Ippolita, Semiramide, Etiope, Lampeto, Tomiri e Teuca, che ha le fattezze di Margherita di Roucy, consorte di Tommaso III, mentre l’ultimo personaggio, Pentesilea, con il volto di Clemenzia Provana, consorte di Valerano, è purtroppo danneggiato.

La parete opposta è decorata dall’affresco che racconta il mito della “fontana della giovinezza”, un tema molto ricorrente nei romanzi francesi medievali.

La fontana, di forma esagonale, si trova al centro, mentre alla sua sinistra è raffigurata una processione di ricchi, sovrani, poveri, ecclesiastici, tutti diretti a questo bacino capace di restituire la gioventù perduta, preservare dalle malattie e ridare la virtù alle signore.

I dialoghi tra i vari personaggi rappresentano una forma di antenato del fumetto; un vecchio su una carriola, impaziente di tornare giovane, minaccia con un bastone la serva attaccata alla bottiglia. Questa conversazione è in dialetto franco provenzale della zona. Una volta tornati giovani, i personaggi si dedicano alla caccia e ai piaceri carnali; un giovane invita in francese una ragazza a seguirlo nel bosco.

Dopo essersi riempito gli occhi di tanta bellezza, il visitatore scende al piano sottostante, dove lo attendono altre meraviglie.

Soffitto della Sala delle Grottesche. Foto di Andrea Carnino

Il Salone delle Grottesche

Oltrepassata la saletta alle cui pareti sono appesi i trofei di caccia dei conti Radicati di Marmorito, si accede al Salone delle Grottesche, che faceva parte dell’appartamento del marchese Michele Antonio.

La prima cosa da fare è alzare lo sguardo per ammirare il magnifico soffitto cinquecentesco, decorato con dipinti e stucchi ispirati a quelli delle Logge di Raffaello in Vaticano. Al centro è raffigurata l’ascensione in cielo del profeta Elia, alla destra in un ovale sono rappresentati tre putti che simboleggiano i tre poteri del tempo: scienza, religione ed esercito, mentre alla sinistra dell’ascensione di Elia, sempre all’interno di un ovale è raffigurato un mappamondo dove c’è anche l’Antartide, continente che verrà scoperto solamente nel 1820.

Il mistero della sua presenza in questa mappa è tutt’oggi irrisolto; potrebbe essere frutto della libertà che l’artista si è preso di disegnare una terra a suo piacimento, considerato il fatto che l’esistenza di un vasto continente nell’estremo sud del mondo con lo scopo di “equilibrare” le terre del nord (Europa, Asia e Nord Africa), era presunta fin dai tempi di Tolomeo.

Sul camino del salone possiamo ammirare il ritratto di Michele Antonio.

Soffitto della Grande Galleria. Foto di Andrea Carnino

 

La Grande Galleria

La visita prosegue nella Grande Galleria, la cui volta a botte è stata affrescata nel 1629. In quel periodo le terre dell’antico Marchesato di Saluzzo facevano già parte del Ducato di Savoia e i dipinti celebrano quindi la potenza di due sovrani sabaudi: Carlo Emanuele I e Vittorio Amedeo I. Il pavimento è in finte tarsie marmoree.

La visita all’interno del maniero termina nella Camera di Michele Antonio, il cui letto è ricoperto da tessuti originari dell’epoca.

Affreschi della chiesa. Foto di Andrea Carnino

La Chiesa di Santa Maria al Castello

Tappa obbligata è la Chiesa di Santa Maria al Castello, fatta costruire dal reggente Valerano tra il 1416 e 1426, ed il cui coro nel 1427 è stato affrescato con un ciclo che rappresenta le Storie della Passione di Cristo, giunto quasi intatto fino ai giorni nostri. È uno dei migliori esempi del gotico. L’affresco, di autore anonimo, è stato realizzato con grande attenzione per i particolari della moda, gli elementi botanici e gli scorci paesaggistici.

Lungo la parete destra il marchese Michele Antonio ha fatto costruire la Cappella del Cristo Risorto, destinata ad accogliere la sua salma, che qui riposa dal 1609.

La cappella è a pianta quadrata ed è interamente rivestita da affreschi e stucchi. I dipinti raccontano le Storie di Cristo, narrate in medaglioni aperti sulle pareti e sulla volta, fino a terminare nella tela con il Cristo Risorto. L’opera è del pittore saviglianese Giovanni Angelo Dolce.

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

About historiaregni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Check Also

Arduino d’Ivrea

E’ una figura completamente avvolta nel mistero. I documenti sono scarsi, le leggende abbondanti. Tutto ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.