Una visita al Castello di Barolo

La cittadina di Barolo sorge su un piccolo altopiano, immersa nelle verdi colline delle Langhe, un territorio classificato dall’Unesco nella Lista dei Patrimoni dell’Umanità. Ha dato il nome al re dei vini ed al vino dei re: il Barolo, che per la sua struttura, il suo equilibrio, il suo temperamento sabaudo ed il suo gusto: un bouquet di profumi e sapori così differenti tra loro, dai lamponi al cuoio, dalle ciliegie alla liquirizia in un unico sorso, ha reso famosa l’Italia in tutto il mondo.
Il perfezionamento della sua vinificazione lo dobbiamo ad una grande donna: la marchesa Giulia Falletti, la quale dal 1845 si dedicò alla valorizzazione della qualità di questo vino. Essa inviò a re Carlo Alberto di Savoia 325 botti di Barolo, una per ogni giorno dell’anno eccetto i quaranta giorni di Quaresima. Il vino giunse a Palazzo Reale su carri trainati da buoi attraversando il centro di Torino tra lo stupore dei cittadini. Si dice che il re ne rimase così entusiasta da decidere di acquistare la tenuta di Verduno e produrre là il suo vino.

Giulia Falletti è anche ricordata per le sue opere di bene: si impegnò molto a favore delle carcerate e nel 1821 diventò sovraintendente del carcere femminile di Torino. Tra le numerose opere da lei compiute, va ricordata la fondazione nel 1821 di una scuola per fanciulle povere nel quartiere Borgo Dora e due anni dopo dell’Istituto del Rifugio nel Borgo Vanchiglia, destinato alle ragazze madri. Nel 1847 fondò a Palazzo Barolo di Torino una scuola professionale per le ragazze di famiglia operaia e tra il 1848 e il 1853 un asilo a Castelfidardo ed una casa per ragazze a Lugo di Romagna. Finanziò inoltre la costruzione della Chiesa Parrocchiale di Santa Giulia a Torino, dove riposa insieme al marito.
La cittadina di Barolo è dominata dall’imponente maniero risalente al X secolo, che è appartenuto per più di 600 anni alla famiglia Falletti, la quale non ha solo provveduto a migliorare l’attività vitivinicola, ma ha scritto la storia di questi luoghi, lasciando un’impronta indelebile nella memoria della popolazione.
Dal 2010 il castello ospita il Museo dei Vino, una mostra storica, artistica e multimediale tra le più importanti al mondo, un vero percorso sensoriale che permette al pubblico di scoprire la storia di questo prezioso nettare. Un luogo che parla alla gente del rapporto tra essere umano e vino e che permette al pubblico di immergersi nella sua cultura. Nelle cantine è invece allestita l’Enoteca Regionale del Barolo.
L’edificio, dal 2007, insieme ai manieri di Grinzane Cavour, Serralunga d’Alba, Govone, Magliano Alfieri, Roddi, Mango e Benevello, fa parte del circuito degli 8 Castelli Doc.

Il percorso di visita, allestito dall’architetto François Confino, uno fra i più apprezzati specialisti al mondo in allestimenti museali, è strutturato come una discesa in profondità nella cultura del vino: la suggestione di addentrarsi nei suoi misteri e nei suoi miti è accompagnata dalla sensazione fisica di raggiungere il cuore del maniero.

LA TERRAZZA PANORAMICA

La visita inizia al terzo piano, dove dalla terrazza panoramica si ammira lo splendido paesaggio circostante, tinto di verde in estate, una tavolozza di colori in autunno, dominato dal bianco d’inverno e dai mille colori in primavera.
All’interno del maniero, in questo piano il percorso si snoda tra le divinità che nei secoli sono state associate al vino: tra queste Methe per la mitologia greca e Bacco per i romani.
Sono inoltre esposti tutti i vini piemontesi DOC e DOCG.
Il visitatore si trova quindi simbolicamente sotto terra e vede dal basso le radici delle viti ed il lavoro dei contadini nelle quattro stagioni, ammirando quattro grandi foto di Barolo con il paesaggio che cambia in base ai mesi dell’anno.
Lungo la scala che conduce al secondo piano sono esposte le fotografie che ritraggono i paesaggi vitivinicoli in molte parti del mondo, tra le quali Francia, Australia, Svizzera, Stati Uniti e Sudafrica.

LA STORIA DEL VINO

Giunto al secondo piano, attraverso splendidi ed accattivanti disegni, il turista apprende la storia del vino, dalla preistoria fino ai giorni nostri. Tra il VII ed il VI secolo a.C. nei pressi del Lago Maggiore i Golasecchiani, grazie agli intesi scambi commerciali con gli Etruschi, appresero la tecnica della coltivazione della vite, ma l’uomo scoprì la fermentazione molto tempo prima, precisamente nel Paleolitico, quando i cacciatori impararono in modo casuale che la fermentazione alcolica di una sostanza zuccherina era una cosa naturale e addirittura spontanea. I primi alcolici prodotti nella storia furono i fermentati a base di linfe zuccherine degli alberi e l’idromele a base di miele. Nel Neolitico, in Medioriente, nacque la “civiltà della birra” e la prima uva usata per produrre il vino fu quella della vite selvatica che cresceva nella zona tra Mar Caspio e Mar Nero. L’addomesticamento della vite giunse a compimento in Anatolia e nell’Antico Egitto il vino era una bevanda riservata al faraone, mentre in Mesopotamia era considerato sacro e proibito e veniva quindi custodito dalle sacerdotesse. Per il Codice di Hammurabi le sacerdotesse che aprivano una taverna dovevano venire arse vive. Nell’Antica Grecia il vino diventò la bevanda dei cittadini comuni ed attorno ad esso si sviluppò il culto di Dioniso, che per i romani assunse il nome di Bacco. Ogni due inverni donne di ogni età raggiungevano il sacrario consacrato a Dioniso sulla cima del Monte Parnaso e qui effettuavano riti convulsi volti a riportare in vita la divinità, secondo il principio in base al quale la vite muore d’inverno e rinasce in primavera.
Con le colonie della Magna Grecia la coltivazione della vite si diffuse in Italia. Ai Celti dobbiamo le botti in legno e con l’Impero Romano la coltivazione della vite si diffuse in tutto il bacino mediterraneo. Nel Medioevo il vino era spesso prodotto dai monaci, in particolare dai Cistercensi, i quali incrementarono la qualità di molti vitigni, come quelli della Borgogna. Il vino era un ingrediente fondamentale nelle cucine dei signori e con le grandi scoperte geografiche la vite venne introdotta in America nel XVI secolo e in Australia nel XIX secolo. Dalla fine del Medioevo si affermarono i nomi di grandi vini tutt’oggi famosi, legati a specifici territori e con la Rivoluzione Industriale iniziò l’era della bottiglia e del tappo in sughero. Camillo Benso conte di Cavour e Giulia Falletti marchesa di Barolo, ebbero un ruolo fondamentale nel perfezionamento della coltivazione e della vinificazione del celebre vino Barolo e delle uve Nebbiolo. Nel 1881, per volere di re Umberto I, ad Alba venne fondata la Scuola di viticoltura ed enologia. Oggi, grazie a volonterosi agricoltori, in molte parti d’Italia si stanno riscoprendo vini antichi, come a Reano, un paese che nel 1266 era il “regno del nebbiolo” ed oggi, grazie all’Azienda Vitivinicola Rhea, in queste terre sono nuovamente coltivati vitigni storici come il Baratuciat, la Freisa e la Bonarda.

IL VINO NELLA CULTURA

Dopo aver appreso la storia di questo prezioso nettare, il visitatore si immerge nella cultura del vino. Le stanze successive hanno infatti come tematica le canzoni, i film, le opere letterarie e le poesie dedicate ad esso, senza dimenticare il suo uso in cucina.
Il vino nei secoli ha ispirato grandi artisti, dagli egizi, fino all’Arcimboldo ed al Caravaggio. Sono molti i poeti che nel corso dei secoli hanno reso omaggio a questo nettare che nasce dal connubio fra natura, creatività e lavoro dell’uomo. Tra questi Dante Alighieri, che nel Canto XXV del Purgatorio ha scritto “E perché meno ammiri la parola, guarda il calor del sole che si fa vino, giunto a l’amor che de la vite cola”, Francesco Redi, con la sua opera “Bacco in Toscana”, un componimento buffonesco di elogio al vino toscano, diventato oggi un’importante fonte per la storia dell’enologia di quella regione e Edmondo de Amicis, per il quale “Il vino aggiunge un sorriso all’amicizia e una scintilla all’amore”.
Molti registi hanno dedicato film a questa bevanda, tra i quali Ridley Scott con “Un’ottima annata”,  Alfonso Arau con “Il profumo del mosto selvatico” e Alexander Payne con “Sideways – In viaggio con Jack”.

IL PIANO NOBILE

Il percorso di visita prosegue al primo piano, detto “nobile”, la parte del castello più intrisa della storia dei Falletti e del ricordo di un loro illustre ospite: Silvio Pellico.
Nell’Ottocento il marchese Carlo Tancredi e la marchesa Giulia ospitarono nel maniero l’autore di “Le mie prigioni”, il quale diventò responsabile della biblioteca e faceva spesso lunghe passeggiate nel giardino del Castello della Volta in compagnia di Giulia, all’ombra degli ippocastani.
Il piano nobile conserva gli arredi originali ed il visitatore ha la possibilità di immergersi nell’atmosfera risorgimentale, quando il maniero era frequentato da illustri personaggi quali Camillo Benso, conte di Cavour.
Dopo aver ammirato la ricca biblioteca dove sono custoditi circa tremila testi di epoca compresa tra il XV e il XIX secolo, il turista attraverso un grande libro virtuale scopre la storia dei vini Barolo e Nebbiolo e di questo maniero.
Si giunge così nel magnifico Salone delle quattro stagioni, un ampio e luminoso ambiente con arredi fine stile impero, che deve il proprio nome a quattro pitture che sormontano altrettante porte, dedicate ciascuna ad una stagione dell’anno. Qui si trova una splendida tavola imbandita; essa, come illustrato nel quadro animato alla sua destra, mette in scena un convivio che non ha mai avuto luogo, ma che permette al visitatore di conoscere meglio i protagonisti dell’epopea del vino Barolo, i quali si ritrovano a banchettare tutti insieme in armonia. Tra di essi: Giulia Falletti di Barolo, il cui ritratto si può ammirare nella sala, il generale Paolo Francesco Staglieno, enologo di fama, l’enologo francese Louis Oudart e alcuni personaggi della corte di Carlo Alberto. Essi degustano pietanze quali salame e butirro di Langa e zuppa al purè di lepre. Nel salone si ammira anche un ritratto del marchese Carlo Tancredi Falletti ed un quadro a lui dedicato in occasione del primo centenario dalla sua morte nel 1938. Esso fu un grande benefattore, fondò molte scuole gratuite per i figli dei poveri, adibì il suo palazzo di Torino ad asilo infantile, nel 1828 contribuì in modo determinante all’edificazione del cimitero monumentale del capoluogo sabaudo e durante l’epidemia di colera del 1835 fece allestire ospedali temporanei per accogliere i malati.

LA CAMERA DA LETTO DI SILVIO PELLICO

Il percorso prosegue nella camera da letto di Silvo Pellico; lo scrittore giunse al maniero ospite dei Falletti dopo l’esilio e la carcerazione allo Spielberg. Nel 1833 diventò responsabile della biblioteca e seguì i marchesi nei loro spostamenti tra Torino e Barolo. Questa stanza, impregnata della sua memoria, conserva ancora i mobili originari, tra i quali il letto dove l’autore riposava e lo scrittoio. Le pitture che ricoprono i muri danno l’impressione che essi siano ricoperti di stoffa.

LA CAMERA DA LETTO DELLA MARCHESA E LA SALA DEGLI STEMMI

La memoria di Giulia Falletti vive nella sua camera privata, dove è presente uno dei pochi letti in stile impero presenti in Italia.
Nella Sala degli Stemmi è caratteristica per il suo soffitto decorato con i blasoni dei Falletti e delle famiglie con cui si sono imparentati. Questa stanza, impreziosita da un monumentale camino e da una cinquecentesca decorazione in stucco, ospita le sedute del consiglio comunale.

L’ENOTECA REGIONALE DEL BAROLO

La visita prosegue nelle cantine, dove dal 1982 è allestita l’Enoteca Regionale del Barolo. Qui si possono ammirare gli antichi strumenti di vinificazione ed è stata ricostruita un’aula del Collegio Barolo, una scuola creata per volontà testamentaria della marchesa Giulia e volta a formare i giovani poveri della zona.
L’enoteca è la prestigiosa vetrina della produzione vinicola degli undici comuni che costituiscono la zona d’origine del BaroloBarolo, Castiglione Falletto, Cherasco, Diano d’Alba, Grinzane Cavour, La Morra, Monforte d’Alba, Novello, Roddi, Serralunga d’Alba e Verduno. Essa rappresenta 195 produttori, i cui vini sono ammessi soltanto in seguito all’esame di un’apposita commissione di degustazione, operante su campioni rigorosamente anonimi per esprimere un giudizio in termini di idoneità oggettiva.

I vini Barolo selezionati sono quindi esposti in questi locali ed il pubblico, dopo aver ammirato le splendide stanze del maniero, può terminare la visita degustandoli ed acquistandoli, portando così a casa un ricordo di una giornata unica, all’insegna della storia e della tradizione.
LE BELLEZZE DI BAROLO

Dopo aver ammirato questo splendido castello e degustato i pregiati vini prodotti in queste terre, da non perdere è il Museo dei Cavatappi, ubicato in Piazza Castello, all’interno di una vecchia cantina dalle eleganti volte a botte. E’ suddiviso in 19 sezioni che permettono al turista di ripercorrere l’intera storia del cavatappi, il cui primo brevetto risale al 1795. Nel museo ne sono esposti più di 500 di ogni foggia e materiale ed i più antichi tra di essi risalgono al Seicento.

Davanti al castello sorge la Chiesa di San Donato, risalente al XV secolo. Nella tomba davanti l’altare maggiore sono sepolti molti membri della nobile famiglia Falletti.
Lungo le stradine del centro storico si trovano molte enoteche e negozi di prodotti tipici.
Con l’estinzione dei Falletti l’attività vinicola è stata proseguita da un’altra famiglia: gli Abbona, i quali, nella prima metà dell’Ottocento avevano fondato la propria cantina “Cavalier Felice Abbona e Figli” ai piedi del castello dei marchesi. Nel 1929 Pietro Abbona insieme al fratello Ernesto ed alle sorelle Marina e Celestina, riuscì ad acquistare le antiche cantine di vinificazione ed affinamento dei marchesi di Barolo.  Oggi, la famiglia continua a produrre vini di alta qualità. La cantina più antica del paese è quella Borgogno, fondata nel 1761 da Bartolomeo Borgogno ed il cui vino è stato servito nel 1909 al Castello di Racconigi in occasione della visita dello zar Nicola II. Nel 2008 la cantina è stata acquistata dalla famiglia Farinetti.

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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