Una visita al Castello di Cisterna d’Asti

Il Castello di Cisterna d’Asti visto da lontano appare come una grande nave che solca un mare fatto di dolci colline, i cui boschi, nel versante verso Ferrere ed i vigneti, in quello verso Canale, regalano in ogni momento dell’anno un meraviglioso spettacolo di colori, dal verde tenue in primavera, fino alle tinte sgargianti autunnali.
Il sottostante abitato deve il suo nome alla grande cisterna del castello, oggi ubicata sotto il pavimento del salone centrale. Dal 1980 il maniero ospita il museo etnografico più importante del Piemonte, dove il pubblico può ammirare gli attrezzi e gli oggetti che un tempo hanno fatto parte della vita quotidiana di questa popolazione, fatta di persone per bene, dedite al duro lavoro nei campi e nelle vigne. Nel maniero sono custoditi storici attrezzi, alcuni dei quali risalenti al Settecento. Un piccolo gioiello, tutto da scoprire. Il percorso, che parte dalle cantine per terminare nel sottotetto, è suddiviso in diverse botteghe, piccoli scrigni che contengono grandi tesori.
Ho visitato Cisterna e la sua rocca in una grigia e fresca domenica di fine ottobre, quando una leggera nebbia ricopriva le dolci colline che circondano l’abitato, nascondendo i vigneti con i loro vivaci colori autunnali.
Dopo aver passeggiato lungo le vie del paese, ricche di ristoranti, cantine e negozi, dove si possono acquistare i prodotti tipici locali come il Cisterna d’Asti DOC, l’ottimo pane e gli squisiti salumi, sono giunto ai piedi del castello, al quale si accede attraverso un antico arco sormontato dallo stemma di Papa Innocenzo XII (1615-1700, Pontefice dal 1691 alla sua morte) a ricordo del dominio che per secoli la Chiesa ha esercitato su questo territorio.
Di fronte alla salita che porta al maniero sorge la chiesa dedicata ai Santi Gervasio e Protasio. L’odierna costruzione, in stile barocco, risale alla prima metà del Settecento.

LE ANTICHE CANTINE

Come sopraccitato, ho iniziato la mia visita nelle antiche cantine, dove la prima bottega che si incontra è quella del fabbro, artigiano che realizzava gli attrezzi indispensabili per i contadini. In questo spazio sono esposti un grande maglio, un tempo attivato con una ruota azionata grazie ad un corso d’acqua che passava vicino alla bottega, una grandiosa fucina con mantice in cuoio, un’incudine ed una serie dei martelli utilizzati per battere il ferro rovente. Non mancano gli utensili per ferrare bovini ed equini.

Nella cantina sono esposti tini, botti, zucche da vino, «arbi», strumenti usati per la raccolta ed il trasporto delle uve e torchi, uno dei quali, a leva lunga, risale al ‘700. Un corridoio dove sono custodite numerose macchine per tappare le bottiglie conduce nella bottega del cestaio, mestiere spesso svolto dai contadini nelle fredde e nevose giornate invernali, quando i campi e le vigne erano ricoperti da un soffice e candido manto. Qui troviamo le «gorbe», da mettere in spalla per il trasporto delle uve e le gerle più grandi, utilizzate per lo spostamento di frutta e verdura.

Il percorso di visita nelle cantine termina nell’antica zecca, attiva dal 1673 al 1677. Qui lavorarono i due zeccanti francesi Abri e Bernard e si trova ancora la trave originaria. Oggi sono esposti attrezzi per la cultura delle viti e macchine per la distribuzione dello zolfo e del verderame su di esse.

LE BOTTEGHE DEL PIANO NOBILE

Dopo aver salito il maestoso scalone settecentesco fatto costruire dai Principi Dal Pozzo della Cisterna, sono giunto nel piano nobile, le cui stanze vennero decorate con stucchi di ricercato gusto barocco tra il 1687 ed il 1690. Al centro si trova il grande salone, voltato a fine Settecento, sotto il quale si trova la cisterna che dà il nome al paese.

La prima bottega che ho visitato è stata l’osteria, locale che rappresentava un momento di svago per le persone dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro. Sul bancone dell’oste e sui due tavoli imbanditi sono esposti gli oggetti provenienti dalle antiche osterie del paese: boccali per il vino di diversa misura, candelieri e lumi, la «bicicletta» capostipite di bottigliette e lattine e molto altro. In questa stanza sembra di vedere gli uomini che giocano a carte o a morra davanti ad un buon bicchiere di vino, discutendo magari dell’ultima partita di “balon”, letteralmente “pallapugno,” lo “sport nazionale” delle Langhe. Proprio nel piazzale sottostante al muraglione di difesa del castello si sfidavano le contrade di Cisterna.
Il mio percorso è proseguito nella panetteria, dove oltre al pane, alimento che insieme alla polenta era un elemento fondamentale e a volte anche l’unico delle tavole contadine, si vendevano pasta sciolta e olio. Molto spesso il panettiere si limitava a cuocere il pane preparato dalle massaie, riscuotendo una tassa denominata “fornatico”.
Nella bottega del tabaccaio si potevamo acquistare tabacco, sigari, sale venduto a peso e caramelle. Così come il sale, anche il tabacco veniva venduto sfuso, mentre il trinciasigari esposto serviva per tagliare i sigari ai contadini che non potevano permettersene uno intero.
Nella sala dedicata al tipografo, dove si realizzavano i libri, si possono ammirare attrezzi provenienti dall’antica tipografia Vinassa di Asti e dalla tipografia delle suore dell’Oasi di S. Grato di Verzuolo. Il primo libro stampato in Piemonte risale al 1470 ed era un breviario e prima del 1500 nella nostra regione operavano già tipografie in almeno 15 centri piemontesi, tra i quali Pinerolo, Carmagnola, Alba, Savigliano e Saluzzo. L’attrezzo principe della bottega è il torchio. Il percorso prosegue nel laboratorio del torronaio, dove sono esposte le antiche attrezzature utilizzate per produrre questo dolce tipico dell’astigiano e dell’albese, che costituisce una delle leccornie più consumate in Provenza durante le Festività Natalizie. Gli strumenti appartenevano al signor Giuseppe Bianchi di Mombercelli, mentre la caldaia risalente al 1909 proviene dall’antica fabbrica di torroni Barbero d’Asti. Il fulcro del piano nobile sono la stanza di Maria Vittoria, dove essa dimorava quando veniva in visita al maniero e l’antica sala dove si radunava la Giunta Comunale.

LE BOTTEGHE DEL  SOTTOTETTO

La prima bottega del sottotetto è quella del bottaio, dove venivano prodotti i contenitori indispensabili per stoccare il principale prodotto della zona: il vino. Gli attrezzi caratteristici di questo ambiente sono il cavalletto, sul quale il bottaio si sedeva per lavorare le doghe, il coltello a due manici e il modano. L’ erba «carera» serviva per profumare la doga una volta terminata e sciacquata.
Dopo essere passato nella bottega del carradore, il meccanico di un tempo che fu, dove venivano costruiti e riparati i carri, sono giunto nella bottega del ciabattino e dal sellaio, dove sono esposti attrezzi molto antichi, alcuni dei quali risalenti al XVIII secolo. La strumentazione era utilizzata per produrre e riparare ciabatte, zoccoli e scarpe su misura che venivano utilizzate nelle grandi occasioni. Il percorso prosegue nel laboratorio del falegname, una figura cruciale nella società, che accompagnava le persone dalla nascita, con la costruzione delle culle, fino alla morte, con la realizzazione delle bare. La popolazione di queste terre era povera ed i pochi mobili dovevano essere molto resistenti, in modo da poter essere utilizzati da più generazioni.
Nella bottega sono esposti un tornio settecentesco a pedale in legno, accette, pialle, seghe, lime, martelli, tenaglie, banconi da lavoro e gli «strumpau», seghe usate da due boscaioli per tagliare i tronchi degli alberi. Gli attrezzi provengono da una falegnameria di Ferrere d’ Asti.
Nella stanza seguente sono esposti gli utensili che si trovavano nelle abitazioni della media borghesia: scaldavivande da viaggio, vasche da bagno, una carrozzina, una macchina da lavare i panni ed una centrifuga. La sala successiva è dedicata a quegli artigiani che si spostavano di paese in paese a prestare i loro servigi a casa dei clienti: l’arrotino, il materassaio ed il calderaio.
Tra gli attrezzi esposti, il carretto dell’arrotino di Cisterna d’Asti, che capovolto diventava una mola, tre cardatrici per i materassi, la saldatrice rudimentale del lattoniere e la strumentazione dell’ostetrica condotta di Cisterna, la Sig.ra Maria Gallino (1891-1974).
La sala della musica è un omaggio alla tradizione astese dell’arte organaria; vi sono esposti alcuni componenti di un antico organo: le canne, i supporti lignei su cui queste poggiano e dei mantici per insufflare l’aria all’interno di essi. Si ammira inoltre un raro esempio di trapano, detto «a violino» e la struttura di un organo portativo detto «ninfale», piccolo strumento utilizzato dal tardo medioevo fino all’epoca barocca. Gli strumenti esposti sono stati donati in parte dall’Antica Bottega Artigiana Brondino-Vegezzi Bossi, laboratorio di costruzione e restauro di organi a canne, tuttora operante a Centallo (CN) e in parte da Pietro Capussotti. Questi ultimi provengono dalla bottega di Carlo e Luigi Capussotti,  già sita a Torino in Via Cavour 24, che ha chiuso nel 1962.
Nella sala sono custoditi anche vecchi strumenti musicali della banda di Cisterna d’Asti e le donazioni di Lorenzo Girelli: un apparecchio radioricevitore Telefunken fabbricato in Italia, un grammofono a tromba del 1927, un registratore Gelosino dei primi anni ’50, una serie di dischi 78 giri databili tra gli anni ’40 e ’50 ed una mandola costruita in una liuteria parigina agli inizi del XX secolo.
Dopo aver ammirato gli orologi esposti nella bottega dell’orologiaio, sono giunto nella stanza dei pesi e delle misure, dove sono esposte bilance utilizzante per pesare le cose più svariate: dalla carne alla posta. La successiva bottega del sarto, come quella del ciabattino e del falegname, rivestiva una notevole importanza per la società. Questa figura non solo creava i vestiti nuovi, ma riparava anche quelli vecchi ed il suo strumento principe era la macchina da cucire; qui se ne possono vedere molte, da quelle più antiche a manovella, alle più recenti a pedale. Sono esposti anche molti ferri da stiro, da quelli in pietra di inizio Seicento a quelli più moderni, passando per i modelli a cassetta, nei quali si deponeva la brace. Il percorso prosegue nello spazio dedicato alla tessitura, dove sono esposti un antico telaio e diverse macchine da maglierista di inizio Novecento, ancora oggi funzionanti. I contadini del posto, ai bordi dei campi coltivavano la canapa, che veniva poi tagliata, raccolta in fasci e trasportata fino al Tanaro a macerare. Dopo alcuni giorni veniva riportata a casa, posta ad asciugare sull’aia, battuta con un bastone, triturata con la gramola e cardata con appositi grandi pettini in ferro. La stoppa così ottenuta veniva filata dalle donne di casa, lavata con la liscivia e portata al tessitore che ne produceva tele per lenzuola, asciugamani, pezze, camicie da notte, federe, che costituivano il corredo per i giovani.
L’ultima sala del sottotetto è dedicata all’Associazione Cattolica di Mutuo Soccorso contro i danni dell’incendio, l’antenata dei pompieri, indispensabili nei paesi come Cisterna, un tempo ricchi di fienili e legname. Qui sono esposti pompe, tubature, stendardi e gonfaloni.
Con il calare della sera è terminata la mia visita in questo maniero intriso di storia contadina e antiche tradizioni. Dal maestoso scalone settecentesco la vista è mozzafiato e con la notte le case illuminate dell’abitato e dei paesi vicini danno l’impressione di essere immersi in un grande presepe.
Per chi ha voglia di camminare, Cisterna è il punto di inizio di un sentiero completamente immerso nella natura (denominato S1) che unisce idealmente tutto il Roero e giunge fino a Bra. Una bella idea per una lunga e serena passeggiata nel verde di queste magnifiche terre, dove gli unici suoni sono il canto degli uccelli e le melodie paesane intonate dagli agricoltori.

IL CISTERNA D’ASTI DOC

Non si può lasciare Cisterna d’Asti senza aver assaggiato il suo prodotto più caratteristico: il Cisterna d’Asti DOC, un vino rosso prodotto da uva croatina, un antico vitigno diffuso sin dal Medioevo, originario dell’Oltrepò Pavese.  Si tratta di un vitigno a maturazione tardiva, che produce grappoli grandi con acini dalla buccia piuttosto spessa, di colore nero-bluastro coperti d’abbondante pruina. Il vino ha un colore rubino scuro, molto intenso, con riflessi violacei. Al naso esprime aromi di frutta rossa e caratteristiche note vinose. Al palato ha buona struttura, con una trama tannica in evidenza e buona persistenza aromatica.
Il Cisterna d’Asti DOC è un vino da pasto che si serve a una temperatura di 16/18 °C. Gli abbinamenti tradizionali sono con taglieri di salumi, gli agnolotti al ragù, i primi piatti con sughi di carne e secondi piatti di carni bianche arrosto o in umido. La gradazione è in media di 11°.  Nel 2002 ha ottenuto la DOC. È prodotto nei comuni di Antignano, Cantarana, Cisterna d’Asti, Ferrere, San Damiano d’Asti e San Martino Alfieri in Provincia di Asti e nei comuni di Canale, Castellinaldo, Govone, Montà, Monteu Roero, Santo Stefano Roero e Vezza d’Alba in Provincia di Cuneo.

 

Autore articolo: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

Andrea Carnino

Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, è giornalista e studioso di Case Reali, impegnato a far conoscere le dimore storiche piemontesi.

4 pensieri riguardo “Una visita al Castello di Cisterna d’Asti

  • 2 Dicembre 2022 in 10:26
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    Salve, complimenti per l’interessante articolo sul museo di Cisterna. Tuttavia, nel paragrafo relativo alla bottega organaria vi sono alcune inesattezze.

    Il materiale è stato in parte donato da mio padre, Pietro Capussotti e in parte dall’Antica Bottega Artigiana Brondino-Vegezzi Bossi, laboratorio di costruzione e restauro di organi a canne, tuttora operante a Centallo (CN).

    Gli oggetti donati da mio padre provengono dalla bottega di Carlo e Luigi Capussotti (rispettivamente mio nonno e mio prozio), già sita a Torino in via Cavour 24. Tale bottega si occupava della vendita, riparazione e restauro di strumenti musicali a tastiera e, purtroppo, ha chiuso i battenti negli anni ’60 in seguito alla morte di Carlo, nel 1962 (Luigi era deceduto nel 1945).
    Ringrazio anticipatamente per l’attenzione e resto a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti e informazioni.

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    • 2 Dicembre 2022 in 19:16
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      La ringrazio per le sue precisazioni. Ho provveduto a correggere l’articolo. A disposizione per ulteriori suggerimenti. Andrea Carnino

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