Una visita al Castello di Issogne

Il Castello di Issogne è uno splendido maniero ubicato sulla destra orografica della Dora Baltea che ha legato il suo destino a quello della nobile famiglia più importante della Valle d’Aosta: gli Challant.
Essi trasformarono l’edificio in una sontuosa dimora signorile rinascimentale e lo resero uno dei castelli più famosi della regione, nonché uno dei monumenti tra i più importanti del medioevo europeo. Il maniero è stato magnificamente affrescato per volere del priore Giorgio di Challant-Varey, che a fine Quattrocento fu tutore del cugino Filiberto, quarto conte di Challant.
Di fronte, sul lato opposto del fiume, sorge un altro maniero legato agli Challant: quello di Verrès.
Dopo avere fatto scoprire la storia del Castello di Issogne, con questo articolo permetto al lettore di compiere un viaggio immaginario tra le sue magnifiche stanze, tutte impregnate di storia.

L’edificio ha una forma quadrangolare, tre lati sono occupati dalla costruzione ed il quarto, orientato verso sud, è costituito da un giardino all’italiana, separato dall’esterno da un semplice muro.

Al visitatore che vi si avvicina appare come una fortezza medievale poco appariscente, ma varcato l’ingresso che si affaccia esternamente su un ampio prato e giunto nel cortile interno, il turista, trovandosi davanti alla magnificenza voluta dagli Challant, rimane a bocca aperta.

Le facciate del castello che danno sul cortile sono infatti decorate dal “miroir pour les enfants de Challant“, una sequenza di affreschi che raffigurano gli stemmi dei vari rami famigliari del casato e delle nobili famiglie con le quali essi hanno stipulato alleanze matrimoniali. I disegni monocromatici di saggi ed eroi dell’antichità che decoravano il muro di cinta sono invece ormai quasi cancellati.
Al centro del cortile troneggia la fontana del melograno, una vasca di pietra di forma ottagonale dalla quale si erge un albero di melograno in ferro battuto, dal quale sgorgano zampilli di acqua. L’opera è stata un dono del priore Giorgio di Challant-Varey al cugino Filiberto in occasione delle sue nozze con Louise d’Aarberg celebrate nel 1502.
I frutti sono quelli del melograno, simbolo di fertilità ed unità della famiglia, mentre le foglie sono della quercia, albero che rappresenta la forza. Fra le fronde sono stati inseriti dei minuscoli draghi. Quest’ opera rappresentava un buon augurio per gli sposi. Il lato est del cortile è occupato da un porticato con le arcate a tutto sesto ed un soffitto con volta a crociera decorate con motivi tipici del Quattrocento. Un tempo questo era l’ingresso principale del castello, ora è l’accesso all’interno.
Nelle lunette sotto il porticato trovano spazio le raffigurazioni di scene di vita rinascimentale che testimoniano il buon governo della famiglia Challant: i soldati giocano a carte e gozzovigliano, mentre le armi sono appese alle pareti, il sarto è indaffarato nella sua bottega, lo speziale vende di tutto, dalle erbe agli oli, fino agli infusi, mentre attorno “brulica” il mercato e si incontrano figure come il fornaio ed il macellaio. Questa meraviglia è opera del Maestro Colin, un pittore valdostano attivo tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

IL PIANTERRENO

Si accede quindi al pianterreno dell’edificio e la prima stanza che si visita è la Sala da pranzo, ambiente caratterizzato da una copertura a volta ed arredato con mobili ottocenteschi, fatti realizzare a fine Ottocento dal pittore torinese Vittorio Avondo ad imitazione di quelli presenti nel Rinascimento. Sul soffitto è riprodotto lo stemma degli Challant.
Un’apertura passavivande collegava la sala alla Cucina, divisa in due da una grata lignea: la parte più ampia, adiacente alla sala da pranzo, è dotata di un grande camino e di un forno, mentre quella comprende un camino di dimensioni minori e un acquaio. La panca, il tavolo e la credenza risalgono al Cinquecento.
Il percorso prosegue nella Sala della giustizia, a pianta rettangolare, i cui muri sono ricoperti dai magnifici affreschi commissionati nel 1502 dal priore Giorgio di Challant-Varey al Maestro di Wuillerine, illustre artista ritenuto di scuola franco-fiamminga. Un finto loggiato sorretto da colonne di marmo, alabastro e cristallo trasparente racchiude un paesaggio caratterizzato da scene di vita campestre, cacce, mulini a pale tipici dei Paesi del nord Europa ed imbarcazioni che si muovono su un lembo di lago.
Osservando questi affreschi lo spettatore ha l’impressione di trovarsi su una balaustra. Sono stati dipinti anche i tre principali manieri degli Challant: Issogne, Verrès e Fénis.
Tra due colonne dorate è stata raffigurata la scena del Giudizio di Paride, dove l’eroe troiano ha le sembianze del committente: Giorgio di Challant-Varey.
In prossimità delle pareti dei lati lunghi si ammirano stalli intagliati in legno risalenti all’Ottocento: gli originali sono esposti al Museo Civico d’Arte Antica. Infine, sulla parete di fondo si trova un grande camino in pietra, dove un grifone ed un leone sostengono lo stemma della famiglia Challant.
Gli altri locali del piano terra, non visitabili sono: la dispensa, le stanze degli addetti alla cucina, i locali di servizio, le prigioni, la sala dei pellegrini e quella del falconiere.

IL PRIMO PIANO

Dalla Sala della Giustizia una scala a chiocciola in pietra conduce al primo piano, un tempo destinato alle stanze dei signori e successivamente ad appartamento privato del pittore Vittorio Avondo. La prima stanza che si visita è quella che fu prima di Marguerite de La Chambre, moglie di Luigi di Challant e poi di Mencia di Braganza, seconda consorte di Renato di Challant. Il soffitto è in legno con la travatura a vista e tra una trave e l’altra vi sono fregi raffiguranti lo stemma di Marguerite. Fanno parte dell’arredo un grande camino in pietra ed un letto a baldacchino copia ottocentesca di un originale proveniente dal Castello di Ussel, un altro maniero degli Challant.
Accanto alla camera da letto si trova l’oratorio privato di Marguerite de la Chambre, una piccola stanza dalle volte a crociera interamente affrescata con scene che raffigurano l’Assunzione della Vergine ed i martiri di Santa Caterina e Santa Margherita. La consorte di Luigi di Challant è ritratta in preghiera insieme alle due nuore ed alle tre figlie.
Il percorso prosegue nella Camera di Savoia, caratterizzata da un grande camino in pietra sul quale sono dipinti lo stemma dei Savoia e l’unione dei blasoni delle famiglie Challant e La Palud, in riferimento ai genitori del priore Giorgio: Amedeo di Challant Varey e Anne de La Palud. Qui Vittorio Avondo ha raccolto la sua collezione di armi. I mobili sono copie ottocentesche degli originali tardogotici.
L’ultimo ambiente visitabile del primo piano è la Cappella, ubicata nell’ala orientale del castello, al di sopra del porticato del cortile. Lunga e stretta, è coperta da una serie di volte a crociera. Una cancellata in legno separa la parte riservata ai signori da quella destinata alla servitù. Gli stalli in legno addossati alle pareti sono copie ottocentesche fatte realizzare da Vittorio Avondo, mentre l’altare a sportelli risalente al 1503 secolo è l’originale ed è stato commissionato per il battesimo di Renato di Challant. Gli affreschi sono opera del Maestro Colin e raffigurano scene della Natività, i profeti, gli apostoli e i dottori della Chiesa.
Le stanze ed i disimpegni di Renato di Challant e delle sue figlie Filiberta e Isabella non sono visitabili.

IL SECONDO PIANO

La sopraccitata scala a chiocciola conduce anche al secondo piano, dove la prima stanza che si ammira è la camera di Giorgio di Challant, detta anche “camera di San Maurizio” per via del soffitto a cassettoni decorato con le croci dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. In origine le pareti erano ricoperte da una tappezzeria in lana recante lo stemma di famiglia. Giorgio viveva alla Collegiata di Sant’Orso di Aosta, ma quando dimorava nel castello, alloggiava in questo ambiente. Fanno parte dell’arredamento un letto a baldacchino del XVI secolo, una credenza ed una seggetta ottocentesche fatte realizzare da Avondo in stile tardogotico. Sul camino si ammira lo stemma di Giorgio di Challant sorretto da un grifone ed un leone. Il percorso prosegue nell’oratorio privato, che come il sottostante di Margherita è interamente affrescato dallo stesso autore, molto probabilmente francese. Si ammirano scene della Crocifissione, della Pietà e della deposizione di Cristo nel sepolcro. Il committente è ritratto inginocchiato ai piedi della croce.
Il percorso prosegue nella Camera del re di Francia, dove avrebbe soggiornato re Carlo VIII nel 1494. L’ambiente nel XVI secolo fu adibito a camera nunziale di Renato, quinto conte di Challant e della seconda moglie Mencia di Braganza. Il soffitto è a cassettoni, mentre sul camino si ammirano i gigli dello stemma reale francese. I mobili sono in parte gli originali, recuperati da Avondo, come il letto a baldacchino con gli stemmi degli Challant-Aymavilles ed in parte rifacimenti ottocenteschi.
Attraverso una serie di disimpegni si giunge nella Camera della torre, ubicata nella parte più antica del maniero e dalle cui finestre si vedono in lontananza i castelli di Arnad, Verrès e le rovine di quello di Villa-Challand. Oltrepassata una loggia coperta da una volta a crociera si raggiunge la Camera dell’imperatore, dove avrebbe soggiornato nel 1414 l’imperatore Sigismondo di Lussemburgo. La stanza fu utilizzata in seguito dalla contessa Isabella, figlia di Renato di Challant e Mencia di Braganza. Sul camino in pietra è dipinto lo stemma di Giorgio di Challant, il letto cinquecentesco è di origine tirolese, mentre il resto del mobilio risale all’Ottocento.
Nell’ala orientale del castello, non visitabile, si trova un’altra loggia con volta a crociera dove nelle notti di luna piena apparirebbe il fantasma di Bianca Maria Gaspardone, la prima moglie di Renato di Challant, che scappò pochi mesi dopo il matrimonio e fu decapitata a Milano il 20 ottobre 1526.

Il Castello di Issogne è caratteristico anche per i numerosi graffiti incisi sulle pareti, in particolare nel porticato del cortile, nei corridoi e nelle strombature di porte e finestre. Si tratta di dediche e ricordi lasciati dagli ospiti del castello, dai servitori o dagli stessi castellani nel corso dei secoli, una viva testimonianza di chi nel tempo ha soggiornato nel maniero.

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali.

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