Una visita alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Percorrendo Corso Unione Sovietica in direzione Nichelino o imboccando l’apposito svincolo della Tangenziale Sud, si giunge in Viale Torino, uno dei più belli d’Italia, ombreggiato da maestosi olmi. Al fondo della strada, come un miraggio, appare in tutto il suo splendore la Palazzina di Caccia di Stupinigi, un gioiello del barocco italiano progettato a metà Settecento dal grande architetto e scenografo Filippo Juvarra. L’edificio, classificato nel 1997 dall’Unesco, insieme alle altre Regge Sabaude del Piemonte, nella lista dei Patrimoni dell’Umanità, è sovrastato da un cervo, simbolo della dea Diana, che ci ricorda la passione venatoria di Casa Savoia e la destinazione originale di questa magnifica residenza.
La pianta della palazzina è formata da un nucleo centrale, costituito da un grande salone a forma ovale ed a doppia altezza, dotato di balconate ad andamento concavo-convesso. Sulla sommità di questo ambiente troneggia la statua del cervo, copia di quella realizzata nel 1766 dallo scultore Francesco Ladatte, oggi ammirabile nell’ingresso. Dal grande salone partono quattro bracci che formano una croce di Sant’Andrea, dove sono situati gli appartamenti reali e quelli per gli ospiti. La mia visita ha avuto luogo sabato 23 aprile 2022, quando il Gruppo Storico Principi Dal Pozzo della Cisterna di Reano e della Val Sangone ha animato le stanze della reggia, creando l’atmosfera risorgimentale. Le visite sono state magistralmente guidate da Maura Aimar, presidente del Coordinamento Sabaudo, nonché grandissima esperta di storia e case reali.

L’INGRESSO

Il percorso di visita parte delle ex scuderie del lato sinistro, uno spazio creato da Filippo Juvarra dopo il completamento del complesso centrale della palazzina ed un tempo utilizzato per la rimessa delle carrozze ed il ricovero dei cavalli durante le battute di caccia. Qui si ammira la statua del cervo in legno ricoperto di rame e dipinto in oro, realizzata dal Ladatte. Essa ha troneggiato sull’edificio fino al 1992, quando è stata sostituita da una copia in bronzo.
Alle pareti sono esposti i ritratti scolpiti a bassorilievo in legno di pioppo su commissione di Vittorio Emanuele II e destinati originariamente al Castello di Moncalieri. Queste opere d’arte, che raffigurano i Savoia dal loro fondatore Umberto I Biancamano fino al XIII secolo, sono state restaurate ad Aramengo. Si accede quindi all’Antibiblioteca ed alla Biblioteca, due ambienti in stile settecentesco; veramente splendide sono le scaffalature di colore azzurro, avorio e oro realizzate dall’architetto Benedetto Alfieri di Cortemilia, uno dei grandi maestri del barocco piemontese. Il pittore Giuseppe Nogari, illustre esponente dello stile rococò, ha dipinto le sovrapporte con allegorie delle arti e delle scienze. In questi ambienti sono esposti i ritratti dei bambini di Casa Savoia, tra i quali molte opere settecentesche di Maria Giovanna Battista Clementi. In generale quando nelle tele i piccoli hanno in mano una mela, significa che il quadro è stato iniziato quando erano in vita e terminato quando erano morti. I libri che erano qui conservati oggi sono custoditi nella Biblioteca Reale di Torino.

L’APPARTAMENTO DEL DUCA DEL CHIABLESE

Il percorso prosegue nell’Appartamento di Levante, detto anche “del duca del Chiablese”, perché fatto realizzare nel Settecento da Benedetto Alfieri di Cortemilia per Benedetto Maria Maurizio di Savoia, ultimogenito di re Carlo Emanuele III. La stanza più importante di questo appartamento è la Sala da Gioco, di forma rettangolare, con le pareti ornate da motivi esotici e orientaleggianti, che ben si abbinano alle magnifiche cineserie e porcellane esposte. Lo stesso stile è stato ripreso da Giovanni Pietro Pozzo nel 1765 per decorare il soffitto. L’ambiente è arredato da una scrivania con raffinate figure in avorio intarsiate ed un tavolo da gioco in stile Luigi XV, con sopra una preziosa scacchiera, intarsiata in ebano e avorio. I motivi delle pareti ci ricordano che la sala si affacciava sullo zoo e che dalle sue finestre si poteva vedere il recinto dell’elefante Fritz, donato nel 1823 da Muhammad ʿAli Pascià, il fondatore dell’Egitto moderno, a re Carlo Felice. L’animale visse nel parco fino al 1852 quando, colpevole di aver ucciso il suo guardiano, fu soppresso.
Si accede quindi a due sale attigue tra loro: quella degli specchi ed il Gabinetto di Paolina Bonaparte. La prima, in stile rococò, è stata decorata da Giovanni Pietro Pozzo nel 1766 con stucchi e specchi dalle pareti al soffitto, la seconda è dedicata alla sorella minore di Napoleone I, il cui marito Camillo II Borghese era governatore generale del Piemonte. Essa nel 1808 ha trascorso tre mesi nella reggia. In questo ambiente si può ammirare una splendida vasca da bagno in marmo di Carrara proveniente dalla Reggia di Colorno e decorata con bassorilievi rappresentanti le insegne imperiali con l’aquila napoleonica.
La Sala del Bonzanigo deve il suo nome allo scultore ed ebanista Giuseppe Maria Bonzanigo, che ha realizzato lo stipo e la specchiera, dove è incastonato un ritratto ovale raffigurante Giuseppe Benedetto di Savoia, ultimogenito di re Vittorio Amedeo III.
La visita prosegue nella Sala del Pregadio, celebre per l’inginocchiatoio realizzato in radica di noce con inclusioni in bronzo dorato ed intarsiato nel 1758 dall’ebanista Pietro Piffetti. Le pareti sono ricoperte da una stoffa damascata verde e decorate da scene di caccia dipinte nel 1753 dal pittore Giovanni Battista Alberoni.
Nella Camera da letto si trovano i mobili più preziosi custoditi nella palazzina: si tratta di un cassettone, una scrivania ed un inginocchiatoio realizzati da Pietro Piffetti con intarsi di vari legni: avorio, ottone, tartaruga caretta e madreperla. Il letto a baldacchino con panneggi rossi è in stile Luigi XV, mentre una stoffa da parati di colore rosso violaceo ricopre le pareti. Le sovrapporte sono state decorate con motivi di fiori e frutta nel 1763 da Michele Antonio Rapous. Questa camera è stata utilizzata dalla regina Margherita a partire dal 1900, anno della morte di suo marito Umberto I.
Una vera e propria meraviglia sono le Sale cinesi, una moda del Settecento. Le tappezzerie sono in carta di riso, affisse su pannelli di sughero staccati dal muro per prevenire l’umidità. Queste carte sono state disegnate nei Paesi Bassi ed acquistate a Londra. Capolavori simili si trovano nei castelli di Racconigi, Govone e Guarene. La sala seguente è detta “delle Prospettive” per i medaglioni ovali dipinti, dove sono rappresentati templi semi distrutti; queste opere sono state realizzate con la tecnica del grisaille, tipica del saluzzese, che prende i colori che vanno dal bianco al nero.

L’APPARTEMENTO DELLA REGINA

L’Appartamento della regina è stato realizzato negli anni ’30 del Settecento per Polissena d’Assia-Rheinfels-Rotenburg, seconda moglie di Carlo Emanuele III.  Il soffitto dell’Anticamera è decorato dal dipinto raffigurante Il sacrificio di Ifigenia, attorniato da vedute settecentesche, realizzato tra il 1733 ed il 1734 dal pittore Giovanni Battista Crosato. L’ambiente è in stile Luigi XVI e si possono ammirare splendidi affreschi di Francesco Casoli e quattro tele ovali di artista sconosciuto raffiguranti sovrane di Casa Savoia, tra queste la prima madama reale, Cristina Maria di Borbone-Francia, consorte di Vittorio Amedeo I.
Le decorazioni di cornice alle pareti sono state realizzate in vetro blu e metallo dorato dal Bonzanigo. La contigua Camera da letto presenta un soffitto affrescato dal Riposo di Diana tra le ninfe, opera di Charles-André van Loo, boiserie d’epoca e decorazioni a rocaille. L’annesso gabinetto della toeletta è impreziosito da figure cinesi e putti policromi. In questa stanza il 5 luglio 1911 si è spenta Maria Pia di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II e penultima regina del Portogallo.

L’APPARTAMENTO DEL RE

Questo insieme di stanze è stato realizzato nei primi anni ’30 del Settecento per Carlo Emanuele III e poi rimodernato nella seconda metà dello stesso secolo per volere di suo figlio Vittorio Amedeo III. L’ Anticamera, la Stanza da letto e la Sala degli scudieri sono collegate al Salone centrale. La Sala degli scudieri è stata affrescata nel 1733 da Giovanni Battista Crosato, Gerolamo Mengozzi Colonna e Vittorio Amedeo Gaetano Cignaroli. Magnifiche sono le scene che ritraggono la caccia al cervo come avveniva qui a Stupinigi nel Settecento.
L’Anticamera è stata terminata dall’architetto Giovanni Tommaso Prunotto, succeduto a Filippo Juvarra. Il grande affresco del soffitto, realizzato da Michele Antonio Milocco, ha come tema il mito di Diana, mentre le magnifiche decorazioni delle sovrapporte sono opera di Pietro Domenico Olivero, il quale, con i suoi dipinti, ci ha consegnano una fedele immagine della società torinese di inizio Settecento. I mobili sono in stile Luigi XV e XVI ed i ritratti alle pareti sono opera del pittore svizzero Jean-Étienne Liotard. Nella Camera da letto sono custoditi un pregadio ed un medagliere realizzati nella prima metà del XVIII secolo da Pietro Piffetti, mentre la tappezzeria risale al Secondo Dopoguerra, in quanto quella originale è stata fortemente danneggiata dal trascorrere del tempo. Nel contiguo gabinetto si ammira un ritratto della regina Polissena d’Assia-Rheinfels-Rotenburg con i due figli maggiori: il futuro Vittorio Amedeo III e Eleonora Maria Teresa, opera dell’austriaco Martin van Meytens, il ritrattista ufficiale della corte viennese.
La Cappella di Sant’Uberto è dedicata al patrono dei cacciatori, che si celebra il 3 novembre e segnava l’apice della stagione venatoria nel parco della reggia. Uberto è raffigurato mentre sta per uccidere un cervo, ma tra i palchi dell’animale appare Gesù Cristo crocifisso ed allora lui si pente.

IL SALONE CENTRALE

Il grande Salone centrale è stata la prima opera del grande maestro Filippo Juvarra, attorno al quale ha immaginato l’intero complesso. Si tratta di un grande ambiente di forma ovale che culmina con una cupola chiusa da un soffitto a volta, affrescato nel 1731 dai fratelli Domenico e Giuseppe Valeriani: quest’ultimo ha decorato anche i soffitti del Grande Palazzo di Carskoe Selo ed ha realizzato una serie di dieci tele raffiguranti l’antica Roma, ora esposte al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. L’affresco di questo salone rappresenta il Trionfo di Diana, la dea della caccia, raffigurata tra le nubi, al di sopra di un carro celeste sovrastante selve e boschi. Attorno si trovano putti con selvaggina o ghirlande di fiori, affiancati da ninfe e da geni silvani. All’apice dei quattro pilastri che sorreggono la cupola del salone, appena sotto il grande affresco, si ammirano quattro medaglioni monocromi che rappresentano altri episodi relativi a Diana. Le trentasei ventole appliques in legno con teste di cervo sulle pareti sono opera di Giuseppe Marocco e risalgono agli anni ’30 del XVIII secolo. I quattro ingressi del salone sono sovrastati da altrettanti busti in marmo realizzati nel 1773 dallo scultore Giovanni Battista Bernero; essi rappresentano Cerere, divinità romana della terra, della fertilità e della nascita, Pomona, la dea romana dei frutti, Naiade, ninfa greca delle acque dolci e Napea, ninfa greca delle valli e dei prati. Il grande lampadario in cristallo di Boemia pesa 500 chili ed è stato posizionato nel 1773 per il matrimonio tra Maria Teresa di Savoia, figlia di Vittorio Amedeo III con il futuro Carlo X di Francia. In questo salone si potrebbe collocare un palazzo di sei piani.

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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