Il visitatore può giungere alla Reale Basilica di Superga in auto o utilizzando la storica tranvia a dentiera Sassi – Superga, l’unica in Italia nel suo genere. Costruita in cima al relativo colle, la basilica emerge maestosa fra il verde circostante. Con la sua imponenza domina la città di Torino.

E’ collegata con il Castello di Rivoli da un punto di vista visivo, ma anche politico-religioso, i due edifici si trovano infatti in perfetta corrispondenza visuale. Da Superga si può scorgere il castello che domina la città di Torino da ovest, dalla reggia si scorge la basilica in direzione nord-est.

La linea retta che li collega è il grande “Stradone Reale”, oggi chiamato Corso Francia.  A fare da corollario sono le bianche vette dell’arco alpino.

Se la Reale Basilica di Superga può essere definita la “tomba dei Savoia”, il Castello di Rivoli ne rappresenta invece la “culla”. I defunti che sono sepolti a Superga, dalla loro posizione dominante in cima al colle è come se scrutassero dall’alto e proteggessero questo territorio che in vita hanno tanto amato.

  • La magnifica visuale

Giunti sul piazzale davanti alla basilica, prima di concentrare l’attenzione sull’edificio di culto, porgiamo lo sguardo sul suo lato destro. Qui nel 1902 è stato eretto un monumento per ricordare l’uccisione di re Umberto I avvenuta due anni prima a Monza.

L’opera, realizzata dallo scultore Tancredi Pozzi, è composta da una colonna in granito sormontata da un’aquila trafitta con ai piedi un guerriero e la Corona Ferrea in bronzo, simbolo della monarchia.

Da qui la vista è mozzafiato. Si ammira dall’alto la città di Torino con i fiumi Po, Dora Riparia e Stura che appaiono come nastri argentei tra gli edifici. In lontananza la Valsusa, il Castello di Avigliana e la Sacra di San Michele, il tutto coronato dalle candide cime delle Alpi. Di sera il panorama è uno spettacolo di luci, come un grande presepe.

  • La basilica

Volgendo sguardo verso la basilica, essa ci appare in tutta la sua maestosità.

Rappresenta uno dei capolavori dell’architettura barocca nel panorama torinese e italiano. L’edificio presenta al suo interno una pianta ottagonale, l’esterno è invece caratterizzato da una pianta circolare, la sua lunghezza è di cinquantuno metri. La cupola, che si erge su un grande tamburo fenestrato, è alta settantacinque metri, di stile tardo barocco ed è stata costruita sul modello di quella di Michelangelo in San Pietro.

La ricchezza di decorazioni della cupola sfuma gradualmente nella sobrietà, seppur sontuosa, del pronao, simile a quello del Pantheon e del colonnato, eretti in stile neoclassico. A conferire ancora più slancio alla basilica sono i due campanili, perfettamente simmetrici, situati ai lati del corpo centrale. Sul lato opposto si trova il convento, oggi dimora dei padri dell’Ordine dei Servi di Maria. Si sviluppa su tre lati e dispone di un ampio cortile rettangolare. Al suo interno accoglie il chiostro caratterizzato da un giardino all’italiana, decorato con siepi di bosso che creano un motivo a labirinto. Al centro del giardino è situato il pozzo, arricchito da un tettuccio a forma di pagoda cinese.

  • L’interno della basilica

 La combinazione di gusto neoclassico e tardo barocco è una costante che si ritrova anche all’interno della basilica. E’ di pianta a croce greca e vanta sei cappelle; due principali e quattro secondarie.

Custodisce importanti opere d’arte, tra le quali una tela di Francesco Gonin dedicata all’impresa di Maria Bricca, opere di Sebastiano Ricci e Claudio Francesco Beaumont, oltre a statue e monumenti in marmo di Carrara.

Nella Cappella del Voto è conservata la statua in legno della Madonna delle Grazie del Seicento, la stessa a cui si rivolse Vittorio Amedeo II per vincere la battaglia.

  • Sulla balconata della cupola

Una scala a chiocciola di centotrentuno scalini conduce sulla balconata esterna della cupola. Da qui il panorama è magnifico. Si possono ammirare i monti che rendono famoso il Piemonte nel mondo: il Monviso, il Gruppo dell’Orsiera, il Rocciamelone, il Gran Paradiso, il Gruppo degli Apostoli, la Punta Lavina e la Punta Dufour, che è la vetta più alta del massiccio del Monte Rosa.

Non resta poi che soffermarsi sulla Cripta e gli Appartamenti Reali

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali