Una visita all’Archivio Storico di Buttigliera Alta

L’Archivio Storico di Buttigliera Alta preserva per le generazioni future la memoria di questo piccolo paesino in Provincia di Torino. Prima di raccontarvi i tesori qui custoditi, è utile fare una precisazione: Buttigliera fino al 1619 faceva parte del territorio del Comune di Avigliana.

 

PERCHE’ BUTTIGLIERA ALTA VOLLE SEPARARSI DA AVIGLIANA

Le frazioni di Buttigliera, Uriola e Nicola facevano parte del territorio di Avigliana, ma a causa dei soprusi fiscali subiti, ad inizio XVII secolo manifestarono al Senato Ducale la loro volontà di separarsi. Il sistema tributario vigente concedeva ai comuni ampia discrezionalità su come ripartire gli oneri fiscali e queste tre frazioni si sentivano penalizzate. Nel 1618 il duca Carlo Emanuele I, per ottenere i fondi necessari alla retribuzione dell’esercito, decise di metterle in vendita ed esse furono acquistate da Giovanni Carron, esponente di una famiglia originaria delle regioni francesi del Rossillon e del Bugey, trasferitasi a metà del XVI secolo a Chambéry. Giovanni, che si era trasferito a Torino nel 1590, venne infeudato signore di Buttigliera il 25 aprile 1619 e prese ufficialmente possesso di questi territori il 2 maggio dello stesso anno. Il paese fu ribattezzato Buttigliera Alta solo nel 1862, per distinguersi da Buttigliera d’Asti.

LE SIGNORIE DEI CARRON

I Carron di San Tommaso, oltre ad essere stati conti di Buttigliera, furono marchesi di Avigliana e Sommariva Perno, conti di Rosta e Vottignasco, signori di Baldissero di Saluzzo, Carpenetta, Moncucco Torinese, Montaldo e Santo Stefano Roero.

L’ARCHIVIO STORICO

L’archivio storico del Comune d Buttigliera Alta è ubicato in Piazza Donatori di Sangue 1, in un locale dotato temperatura costante affinché i documenti mantengano la loro integrità.  È composto da 506 unità, per un totale di circa 65 m.l. di materiale documentario, con estremi cronologici dal 1608 al 1957. Comprende i seguenti archivi ad esso aggregati: Congregazione di Carità (undici u.a. dal 1720 a 1937), Ente Comunale di Assistenza (diciassette u.a. dal 1937 al 1978), Ufficio del Giudice Conciliatore (nove u.a. dal 1875 al 1995), Asilo Infantile “Caduti di Guerra”, (una u.a. dal 1931 al 1974). Dal 2008, grazie ad una donazione delle suore del Sacro Cuore, qui è custodita una parte dell’archivio della famiglia Carron di San Tommaso.  Una seconda parte si trova invece nel Castello di Santena, in quanto Adelaide Lascaris di Ventimiglia, nipote di Giuseppe Bonaventura Carron, sposò Gustavo Benso di Cavour, fratello maggiore di Camillo. Le carte storiche della famiglia sono conservate al Fondo Carron presso la Biblioteca di Storia e Cultura del Piemonte “Giuseppe Grosso”.

UN CONTESTO UNICO

La mia visita all’archivio ha avuto luogo domenica 20 giugno 2021 in occasione della giornata delle Regie Sinfonie lungo la Via Francigena, evento al quale il Comune di Buttigliera Alta ha affiancato il primo mercatino dei quattro prodotti a “Denominazione Comunale di Origine”.

La compagnia de “Il Colibrì APS” ed il Gruppo Storico Conti Carron hanno animato la rievocazione storica relativa all’ultimo ramo della famiglia Carron di San Tommaso de Briançon, che da sempre possedeva il castello e le terre di Buttigliera. La storia della famiglia è stata narrata da Manuela Massola, titolare del sito web “il filo della memoria”, a cui sono dedicati i prodotti De. C.O che i produttori locali hanno creato.

IL FILO DELLA MEORIA racconta di quel sottile filo che lega da secoli, anche a tavola, la Savoia ed il nostro Piemonte alla Sicilia, partendo proprio da quel Segretario di Stato di Casa Savoia – il conte Giacinto Carron di San Tommaso – che accompagnò il duca Vittorio Amedeo II alla sua incoronazione come re di Sicilia, avvenuta nella Cattedrale di Palermo la notte di Natale del 1713.

LA MIA VISITA ALL’ARCHIVIO

Manuela Massola mi ha guidato attraverso i preziosi documenti custoditi e per accogliere il pubblico ha immaginato uno scenario particolare. Hanno fatto da cornice ai documenti la miniatura della Torre Bicocca ed un albero con scritti i cognomi dei focolari accesi nel 1619 realizzato dalla compianta Annabella Pellarini. Il pubblico ha potuto scoprire che nel Seicento erano già in uso nomi di famiglia oggi molto diffusi, come Massola, Aschieri, Andrione, Margrita, Fassino e Bronsino.

TANTI DOCUMENTI DI VALORE INESTIMABILE

Tra i documenti esposti cito le prove della nobiltà dei Carron di San Tommaso del 1684 e l’atto del 1720 con il quale Giuseppe Gaetano acquistò dalla marchesa Gabriella de Marolles di Caluso il palazzo sito in Via Alfieri a Torino, che oggi si chiama Palazzo Lascaris ed è sede del Consiglio Regionale del Piemonte.

Molto interessanti sono i documenti relativi ai beni portati in dote dalle nobildonne con le quali i membri dell’ultimo ramo della famiglia hanno contratto matrimonio.
Il nulla osta alle nozze tra Francesco Teodoro Carron e Clotilde Piossasco di None, celebrate il 14 dicembre 1773. L’atto di matrimonio del 1805 scritto in francese e relativo a Enrichetta Guasco di Bisio, che in quell’anno ha sposato Alessandro Carron. Ho avuto l’opportunità di ammirare l’atto con il quale il 28 luglio 1797 Celso, penultimo marchese di San Tommaso e conte di Buttigliera, è stato nominato capitano dei Dragoni di Sardegna. E quello del primo aprile 1842, con il quale la consorte Giovanna Gabriella Felicita Sannazzaro di Giarole è diventata dama d’atour della principessa Maria Adelaide, consorte del futuro re d’Italia Vittorio Emanuele II. Qui è conservata anche la corrispondenza tra le due nobildonne. Spicca una lettera del 1849 con la quale la principessa chiedeva a Giovanna di acquistarle un turchese “d’un beau bleu” non montato ovale, come da disegno allegato.

LE LETTERE CHE SI SCAMBIAVANO MARIA CLOTILDE DI SAVOIA E CLEMENTINA CARRON

Clementina Carron, sorella di Gerardo, ultimo marchese Carron di San Tommaso e conte di Buttigliera, coltivò per tutta la vita una profonda amicizia con Maria Clotilde di Savoia, primogenita di Vittorio Emanuele II. La principessa, molto devota, per suggellare l’alleanza tra Regno di Sardegna e Francia era stata costretta a sposare Napoleone Giuseppe Bonaparte, nipote di Napoleone III. Maria Clotilde, dopo aver lasciato il marito, si era ritirata nel Castello di Moncalieri e per le sue numerose opere di bene a favore della popolazione, veniva chiamata la “santa”. È la trisavola del principe Giovanni Cristoforo, attuale capo della Dinastia Bonaparte, il quale nell’ottobre 2019 ha sposato la contessa Olympia d’Arco-Zinnenberg, anch’essa discendente da Vittorio Emanuele II tramite suo figlio Amedeo.
In archivio sono conservate diverse foto e le lettere che Maria Clotilde e Clementina si scambiavano, trentasei delle quali sono state acquisite per la causa di beatificazione della principessa.

LA CORRISPONDENZA CON IL RE

Ha catturato la mia attenzione la foto di un cagnolino da guardia e da caccia che fu regalato da re Vittorio Emanuele II alla marchesa Giovanna, già dama d’atour della compianta Maria Adelaide.  Questa fotografia fa parte di un ricco album dove sono ritratti i membri del casato. Se ne parla in una lettera datata Turin, 29 ottobre 1863, con la quale il sovrano ringraziava la marchesa per i sigari che gli aveva inviato e le faceva avere la prima prova di stampa della sua foto ufficiale. Il rapporto tra la nobildonna ed il monarca non terminò infatti nel 1855, alla morte della regina Maria Adelaide, di cui Giovanna era anche confidente, ma continuò fino a quando la contessa si spense nel 1874.

LA CORRISPONDENZA DI CLEMENTINA CON DON BOSCO

Don Bosco, in seguito alle Leggi Siccardi del 1850 e quelle Cavour-Rattazzi del 1855, che prevedevano l’abolizione dei privilegi del clero e l’incameramento dei beni ecclesiastici, spesso scriveva a Clementina per chiedere assistenza economica. Quelle lettere si possono leggere ancora oggi.

LE LITI DEI CARRON CON LA PRECETTORIA DI SANT’ANTONIO DI RANVERSO

Gran parte dei documenti costuditi riguarda le liti tra la famiglia Carron e la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso. Con l’indipendenza di Buttigliera da Avigliana, la giurisdizione della precettoria sul territorio era rimasta molto radicata ed essa fin dal XIII secolo godeva di molti privilegi, come l’esenzione dal pagamento del pedaggio. Su tutti i suoi possedimenti le spettava il banno, che è il diritto d’imporre corvées ai sudditi, di riscuotere le tasse e di farsi riconoscere come signore legittimo di un territorio ed il fodro, un’esazione in natura, sotto forma di cibo e foraggio, che i privati cittadini erano tenuti a versare. I Carron arrivarono ad accusare i monaci di non essere leali sudditi del duca di Savoia e dopo anni di guerra riuscirono a far sostituire i padri presenti a Ranverso con quelli provenienti dall’ Abbazia di Abondance in Alta Savoia, il cui abate era Giovanni Francesco Carron, primo elemosiniere di corte. L’abbazia, come la Precettoria di Sant’Antonio di Ranverso vanta affreschi attribuibili a Giacomo Jaquerio, il maggior rappresentante della pittura tardo gotica in Piemonte, Valle d’Aosta e Savoia.

GLI ALTRI PREZIOSI DOCUMENTI

Nell’archivio si possono vedere diversi alberi genealogici dei Carron. Sono conservate la piantina del palazzo torinese di Francesco Teodoro Carron, sito in Via delle Orfane, nelle vicinanze di Palazzo Barolo ed una carta settecentesca di Villa San Tommaso. Si può inoltre leggere un documento relativo ad una lite del 1869 che riguardava il palazzo ubicato a Torino in Piazza San Carlo porta n.9, acquistato da Enrichetta Guasco di Bisio, moglie di Alessandro Carron e lasciato in eredità al nipote Gerardo, ultimo conte di Buttigliera e Sindaco di Avigliana dal 1855 al 1862.

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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