Una visita nell’antico Marchesato di Dolceacqua

Dopo aver raccontato al lettore lo storico legame tra Dolceacqua e la famiglia Doria, in questo articolo gli faccio scoprire le bellezze di questo piccolo paesino ed il suo castello medievale.

Ho visitato Dolceacqua in un caldo pomeriggio di fine agosto. Dopo aver attraversato le campagne, dove viene coltivato il vitigno Rossese, la prima cosa che ha catturato la mia attenzione è stato il ponte romanico, risalente al XV secolo. Esso, con il suo arco di 33 metri è parte integrante dello scorcio del paese. Alla sua sinistra sorge la Chiesa di San Filippo Neri, edificio di colore rosa fatto costruire nel 1714 da Andrea Conrieri per raccogliervi le salme della propria famiglia. Sul lato destro si ammira l’affresco dedicato all’ammiraglio Andrea Doria, opera di Raimondo Barbadirame, allievo di Pablo Picasso. Andrea, come ho spiegato nel precedente articolo, fu legato molto a Dolceacqua: egli nacque nella vicina Oneglia il 30 novembre 1466 ed era figlio di Ceva II, feudatario di quel paese, mentre sua madre Caracosa era figlia di Enrichetto, signore di Dolceacqua. Nel 1527 aiutò il cugino Bartolomeo II a liberare il paese dall’assedio dei Grimaldi. Mi sono poi addentrato nei carruggi ed ho raggiunto la Piazzetta dell’Armatore, al cui centro si trova il mosaico in pietra con gli stemmi dei Grimaldi e dei Doria. Lungo le ripide e strette viuzze che portano al castello numerosi negozietti vendono le cose più svariate: il vino Rossese, tipico del paese, quadri che ritraggono il borgo nelle diverse stagioni, souvenir, sali aromatizzati con le erbe del posto per insaporire pietanze e molto altro.
Il percorso panoramico che porta all’ingresso del maniero gode di una magnifica visuale sulla vallata, il mare, le vigne e gli oliveti. Dopo aver varcato l’androne, il visitatore, grazie a grandi cartelli in italiano, francese e inglese, ha la possibilità di apprendere la storia del maniero e di Dolceacqua.
In un altro ambiente si ammirano magnifiche immagini della vallata a fine ‘800 e viene proiettato un breve filmato sulla visita di Monet, raccontata dalle lettere che lo stesso scrisse durante il suo soggiorno nel 1884. Nelle Sale Doria-Grimaldi vengono raccontati in maniera interattiva la storia delle due famiglie, i loro legami e le loro residenze. Il visitatore si ritrova davanti a Francesca Grimaldi che racconta di quando per sposare Luca Doria lasciò la sua Monaco natale, dando un ultimo sguardo all’Oratorio di Santa Devota. Il figlio Bartolomeo II parla invece della sua ambizione di creare uno Stato che rappresenti una “luce” tra il mare e le montagne, ma anche dei dissidi con gli zii materni e della sua ambizione a conquistare le terre del Principato di Monaco, spingendosi fino a Nizza.
l Castello di Dolceacqua viene oggi usato come sede di manifestazioni culturali, congressi, eventi aziendali e matrimoni.
Dopo questo “tuffo” nella storia, scendendo nel borgo, mi sono fermano in due negozi tipici: la Bottega del sale di Luca Rosini, dove si possono trovare ottimi sali aromatizzati con le erbe officinali locali e l’Azienda Vitivinicola di Davide Naso, dove viene prodotto un ottimo Rossese.
In Piazza Padre Giovanni Mauro sorge la Chiesa Parrocchiale di San Giorgio, risalente al Quattrocento. Custodisce magnifici stucchi in oro d’epoca barocca e il polittico di Santa Devota, la patrona del Principato di Monaco, opera del 1515 di Ludovico Brea, caposcuola della corrente pittorica ligure – nizzarda. Il campanile venne realizzato nel 1621 sopraelevando una delle torri della cinta muraria. Sulla sinistra della chiesa si trova l’imponente palazzo cinquecentesco dove si trasferirono i Doria dopo la distruzione del castello. Qui nel 1794 il marchese Giovanni Battista insieme alla consorte Teresa Maria Bonarrota ricevette Napoleone Bonaparte e il generale Andrea Massena.
Ai margini della piazza si trova la Fontana del Rossese, che celebra il prodotto più famoso del paese. Da essa sgorga un liquido dipinto di rosso per ricordare il celebre vino.
Oltre al castello, un altro edificio testimone dei Doria è il seicentesco Palazzo Doria Garoscio, acquistato dalla famiglia dolceacquina Garoscio direttamente dai Doria e donato negli anni Venti del Novecento al Comune su iniziativa di Luigina Garoscio. Al suo interno si possono ammirare le raffinate decorazioni ottocentesche che ornano le volte degli ambienti principali e due stupendi camini in ardesia con gli stemmi cinquecenteschi dei Doria, provenienti da altre loro residenze e fatti portare qui dalla nobile famiglia a fine Ottocento. L’edificio è stato restaurato a partire dal 2005 a cura del Comune con contributi della Regione Liguria. Oggi ospita diversi enti, tra i quali la Biblioteca Civica, l’Archivio Storico e la Pinacoteca “Giovanni Morscio”, nata nel 1970 grazie alla donazione di questo pittore dedito alle nature morte, molto attivo in Liguria e a Nizza. Egli donò al Comune molte sue opere ed una parte significativa della sua personale collezione di dipinti ed acquerelli eseguiti da pittori figurativi francesi ed italiani a lui contemporanei.

Camminando lungo la via che costeggia il torrente Nervia in dieci minuti sono giunto alla Chiesa di San Giorgio, risalente al XII secolo. Il soffitto ligneo a capriata, decorato con rosoni e losanghe, risale al XIV secolo e conserva rare travature dipinte quattrocentesche. La chiesa ospita il mausoleo dei Doria; qui riposano Francesco, il primo marchese del paese, il suo bisnonno Giulio ed il suo prozio Stefano.

Alla morte senza figli maschi di Stefano Doria, nel 1580, il trono passò infatti al cugino Giulio, figlio di suo zio Luca e di Bianca Grimaldi, esponente di un ramo cadetto della famiglia principesca di Monaco. Giulio, da Cassandra Grimaldi di Antibes ebbe due figli: Silvia, che sposò Girolamo del Carretto, marchese di Gorzegno e Imperiale III, il nonno di Francesco Doria.

LA MICHETTA DI DOLCEAQUA

Ai Doria è legato un dolce: la michetta. Una leggenda narra di un fatto avvenuto nel Trecento, quando il paese era governato da Imperale Doria, detto “il tiranno”. Egli reintrodusse l’usanza dello “Jus Primae Noctis”, secondo la quale ogni novella sposa doveva giacere, la sua prima notte di nozze, con il signore del paese. Lucrezia e Basso, due giovani innamorati, per sfuggire questo barbaro editto, decisero di sposarsi in segreto. Durante i festeggiamenti le guardie di Imperiale fecero irruzione nella loro casa e rapirono Lucrezia per portarla al castello. La fanciulla si rifiutò di concedersi al nobile ed egli, nel tentativo di piegarla alla sua volontà, la fece rinchiudere nelle segrete del maniero. Lucrezia, per la disperazione, si lasciò morire di fame e di sete. La popolazione, guidata da Basso, riuscì a vendicare la ragazza, assalì il castello la notte del 14 agosto ed il nobile, con il coltello del ragazzo puntato alla gola, fu costretto ad abolire quella legge infame. L’indomani la popolazione, per celebrare la vittoria sul tiranno ed il sacrificio della giovane, decise di creare un dolce a ricordo degli avvenimenti, impastando la farina con uova, zucchero ed olio. La sua forma è il seno di una donna. Da allora il 16 di agosto è il giorno della Festa della Michetta e ancora oggi le persone, ricordando il sacrificio dell’eroina, accompagnate dalla banda musicale, fanno festa tra i caruggi mangiando le michette e bevendo il vino Rossese.

Dal 2008 la michetta è protetta dalla Denominazione Comunale di Origine (DECO). Il fantasma di Lucrezia si aggirerebbe ancora oggi tra le rovine del castello.

IL VINO ROSSESE

Il prodotto tipico più celebre di Dolceacqua è il vino Rossese, il più famoso della regione, molto amato dall’ammiraglio Andrea Doria e da Napoleone Bonaparte. Citato nel 1425 in un componimento del poeta Andrea Bulgaro, è stato il primo vino ligure ad ottenere la Denominazione di Origine Controllata nel 1972. Si ottiene da un vitigno a bacca rossa derivante dal Tibouren, un’antica varietà diffusa in Provenza e poi piantata anche nel territorio ligure. Le viti sono coltivate secondo l’antico sistema greco ad alberello su pendii ripidi e producono pochi grappoli uve di altissima qualità e concentrazione aromatica.  Il vino che si ottiene ha un colore rubino brillante, al naso esprime un bouquet delicato con profumi floreali di violetta, rosa secca e piccoli frutti di bosco. Al palato ha un buon corpo, è armonioso, morbido, con trama tannica fine e note piacevolmente aromatiche. Chiude con un finale leggermente amarognolo.
Napoleone nel 1794 fu ospite del marchese Giovanni Battista Doria, il quale gli fece assaggiare questo vino: egli rimase talmente colpito che decise di farsene spedire una cassa a Parigi. Fece inoltre bere ai suoi soldati questo vino durante la Campagna d’Italia del 1796, in quanto garantiva loro riposo e distensione.

 

Autore articolo: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

 

 

historia_regni

Historia Regni è un portale telematico dedicato alla storia, anzitutto quella italiana. Nasce su iniziativa di Angelo D’Ambra, è senza scopo di lucro e si avvale di collaborazioni gratuite. Le foto presenti sono state, in parte, prese da internet e quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al nostro indirizzo email info@historiaregni.it e si provvederà alla rimozione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *