Una visita nell’antico Marchesato di Zuccarello

L’antico Marchesato di Zuccarello, il cui nome deriva da zuccaro, che significa collina arrotondata è un magnifico borgo medievale ubicato nell’entroterra di Albenga, nella valle del torrente Neva, lungo la strada che conduce al Colle San Bernardo e poi a Garessio. Questo borgo, tra i più belli d’Italia, venne fondato il 4 aprile 1248 dal marchese Emanuele I di Clavesana insieme ai fratelli Bonifacio e Francesco. L’atto fu siglato nel castello che sovrasta il paese ed è tutt’ora conservato presso l’archivio storico del comune. Con questo documento i marchesi Clavesana si impegnarono a difendere la val Neva, allora sfiancata da continue contese armate ed in cambio i rappresentanti locali promisero di costruire il paese entro il Natale 1249. Nel 1281 nel borgo vennero redatti gli statuti, tra i più antichi della Liguria insieme a quelli di Sanremo e Apricale. Zuccarello dal XIV al XVII secolo fu capitale dell’omonimo marchesato. Per capire l’importanza di questo luogo è necessario un breve excursus storico sulla famiglia Del Carretto.

I DEL CARRETTO

Nel 1091, con la morte di Adelaide di Susa e la conseguente dissoluzione della Marca Arduinica Torinese, molti territori passarono sotto il dominio del marchese Bonifacio del Vasto, nipote di Adelaide in quanto figlio di sua sorella Berta e di Otto di Savona, marchese del Ponente ligure. Dai figli di Bonifacio ebbero origini illustri casate piemontesi: Manfredo fu il capostipite dei marchesi di Saluzzo, Guglielmo di quelli di Busca, da Enrico ebbero origine i marchesi Del Carretto e da Anselmo quelli di Ceva e Clavesana.
Focalizziamoci su Enrico. Alla morte del padre nel 1125, egli ereditò i territori di Savona, Noli, Finale Ligure, Cairo Montenotte ed alcune terre nelle Langhe. Sposato con Beatrice del Monferrato, figlia del marchese Guglielmo V, diede origine alla stirpe dei marchesi di Savona. Essi presero il cognome Del Carretto, che deriverebbe dal poema “Il cavaliere del carretto”, scritto dal francese Chrétien de Troyes, il quale creò il personaggio eroico di Lancillotto.
Enrico ebbe diversi figli: tra questi Enrico II, padre di Giacomo, stretto collaboratore dell’imperatore Federico II di Svevia, nonché marito della sua figlia illegittima Caterina da Marano. Giacomo e Caterina ebbero tre figli, i quali nel 1268 si divisero i feudi paterni: Enrico III ebbe Novello, a Corrado andò Millesimo e Antonio ebbe Finale Ligure. Concentriamoci su Antonio, i cui discendenti regnarono sul Marchesato di Finale Ligure fino al 1602. Il suo primogenito Giorgio diventò sovrano di Finale, l’altro figlio Enrico nel terzo decennio del XIV secolo sposò Caterina Clavesana, figlia di Francesco II, ed entrò così in possesso del feudo di Zuccarello. Caterina discendeva da Anselmo, un altro figlio di Bonifacio del Vasto, dal quale ebbero origine i marchesi di Ceva e Clavesana.

IL MARCHESATO

Mentre Enrico regnò su Calizzano e Mombaldone, Zuccarello passò in seguito al nipote Carlo I, secondo figlio maschio di suo fratello Giorgio. Carlo nel 1397 diventò ufficialmente il primo sovrano del marchesato ed i suoi discendenti regnarono su questo piccolo Stato fino al 1624. Da ricordare che Ilaria, la sorella minore di Carlo I, andrò in sposa al principe Ranieri II di Monaco, senza però dargli discendenza.

La Nazione di Zuccarello era stretta tra grandi potenze e si ritrovò quindi al centro delle ambizioni territoriali della Repubblica di Genova e del Ducato di Savoia, in un periodo caratterizzato dalle continue guerre tra Francia e Spagna.

I Del Carretto erano alleati con il Ducato di Milano, governato prima dai Visconti, poi dagli Sforza e successivamente dagli spagnoli. Carlo I si ritrovò così coinvolto nella disputa tra Filippo Maria Visconti e la Repubblica di Genova. Suo figlio Enrico, insieme ai suoi cugini del Marchesato di Finale Ligure, aiutò il sovrano milanese ad assicurare il suo controllo sulla Liguria di Ponente tra il 1421 ed il 1436, acquisendo così il paese di Stellanello. Filippo Maria Visconti ebbe un’unica figlia, Bianca Maria, che impalmò Francesco Sforza, portandogli in dote il Ducato di Milano e l’alleanza con i Del Carretto.

Ad Enrico succedettero i figli Carlo II e Giorgio, che governarono insieme dal 1431 al 1451. Carlo II, tramite il figlio e successore Antonio, ebbe due nipoti maschi: Gian Bartolomeo che divenne marchese di Zuccarello e Pirro II, che nel 1545 divenne il primo marchese di Balestrino, conservando però un quarto di diritti feudali sul Marchesato di Zuccarello. Il dissenso fra i discendenti dei due fratelli fu la causa della cessione del piccolo Stato.
Nel 1567 la Repubblica di Genova acquistò dal marchese Giovanni Antonio di Balestrino, figlio di Pirro II, un quarto dei diritti sullo staterello, insieme al diritto di prelazione sulle altre quote. Il trono di Zuccarello dopo Gian Bartolomeo andò al figlio Filiberto, il cui figlio Scipione nel 1588 cercò di vendere la parte di marchesato rimasta ai Savoia. La trattativa non venne però autorizzata dall’imperatore Rodolfo II del Sacro Romano Impero, al quale i genovesi si erano rivolti in segno di protesta. Il feudo fu addirittura confiscato e affidato per un decennio a due commissari Imperiali e poi dal 1598 a Prospero Del Carretto, fratello di Scipione e signore del restante quarto. Dopo una lunga contesa tra Genova e Ducato di Savoia, nel 1624 la repubblica ligure ottenne la quasi totalità del marchesato pagandola 200 mila fioriti. Nel 1632, con la morte di Ottavio Del Carretto, un altro fratello di Scipione, i genovesi ottennero anche l’ultimo pezzettino mancante.

ILARIA DEL CARRETTO

Carlo I, il primo marchese del piccolo Stato, era sposato con Pomellina Adorno, figlia di Gabriele Adorno, quinto doge della Repubblica di Genova, dalla quale ebbe diversi figli: tra questi Ilaria, che nel 1403 sposò Paolo Guinigi, signore di Lucca. La nobildonna si spense nel 1405 dando alla luce la sua secondogenita Ilaria Minor e suo marito commissionò per lei a Jacopo della Quercia il celebre sarcofago che si può ammirare nella Cattedrale di San Martino a Lucca. La salma di Ilaria riposa oggi nella Chiesa di San Francesco e nel 2007 una statua bronzea a lei dedicata venne posta all’ingresso sud di Zuccarello. Ilaria fu citata da illustri poeti, tra questi Gabriele D’Annunzio, il quale nella poesia pubblicata all’interno della sezione “Le città del silenzio” del 1903 descrisse Lucca come la città “dall’arborato cerchio“, dove “dorme la “donna del Guinigi”, proprio con riferimento ad Ilaria, descrivendone il sarcofago.

IL TERRITORIO DEL MARCHESATO

La capitale del marchesato era Zuccarello ed il territorio comprendeva in Val Neva, gli abitati di Erli, Vecersio e Castelvecchio di Rocca Barbena; in Val Pennavaira, i castelli e gli abitati di Castelbianco, Nasino e Alto; nella Valle dell’Arroscia, la Castellania di Aquila d’Arroscia; nell’alta Val Varatella, i castelli e gli abitati di Balestrino e Bardineto e l’abitato di Carpe (questi territori nel 1545 andarono a formare il Marchesato di Balestrino, retto da Pirro II Del Carretto).
Il Marchesato di Zuccarello era molto ambito perché ubicato in posizione strategica, lungo la strada che metteva in comunicazione Albenga con il Piemonte meridionale.  Qui transitavano i commerci del sale marino, del pellame da conciare, del legname, tagliato nei boschi di Garessio e venduto ad Albenga per costruire gli alberi delle navi, del ferro, proveniente dall’Isola d’Elba e venduto alle ferriere piemontesi e della canapa piemontese, indispensabile per le costruzioni navali.

UNA PASSEGGIATA A ZUCCARELLO

Ho visitato questo splendido paesino in una nuvolosa giornata di metà primavera e provenendo da Albenga, la prima meraviglia che ho potuto ammirare è stata la piccola Cappella di Sant’Antonio, con i suoi splendidi affreschi risalenti al XV secolo, recentemente restaurati. Il borgo è dominato dai ruderi del castello, edificato tra il 1200 e il 1248 ed abitato dai marchesi fino al XV secolo, per poi diventare una fortezza militare, usata come rifugio dalla famiglia marchionale in caso di emergenze. L’edificio oggi è in rovina e la sua parte meglio conservata è il torrione laterale, dove si trovano tracce di pregevoli affreschi quattrocenteschi con soggetti religiosi. Dopo essere passato accanto alla Chiesa della Madonna della Neve, antico luogo di riparo per i viandanti in attesa di poter entrare nel borgo, sono finalmente giunto alla Porta Sottana, che permetteva l’accesso a Zuccarello a chi come me proveniva da Albenga. L’accesso al paesino era infatti reso possibile attraverso una serie di porte, esistenti ancora oggi; le principali sono la Porta Soprana o del Piemonte, ubicata a nord e la Porta Sottana, ubicata a sud, presso le quali si trovano due torri risalenti alla fine del XV secolo. Sono ancora intatte anche la Porta del Ponte e quella del Mulino. In prossimità della torre sud, di proprietà comunale, è stata collocata la statua bronzea dedicata a Ilaria Del Carretto, alla cui inaugurazione avvenuta il primo luglio 2007 presenziò la marchesa Gemma Del Carretto, discendente dai sopraccitati Enrico di Finale e Caterina di Clavesana. Enrico, zio di Carlo I di Zuccarello, nel XIV secolo ricevette il feudo di Mombaldone, un piccolo comune nella Valle Bormida, tra Piemonte e Liguria, dove i suoi discendenti, tra i quali la marchesa Gemma, vivono ancora oggi. Essi abitano nel Palazzo Fortezza e gestiscono il ristorante l’”Aldilà”. Il borgo di Zuccarello si snoda su un’unica via fiancheggiata dai portici, che presentano caratteristiche arcate e pilastri. A testimonianza della sua antica vocazione commerciale, molte delle porte che si aprono sotto ai portici hanno la struttura di antiche botteghe, con l’ingresso affiancato da una apertura che fungeva da ripiano per l’esposizione dei prodotti. Parallelamente all’asse principale si snodano i caruggi. Superata la Porta Sud il primo importante edificio che ho ammirato è stato il Palazzo Marchionale, la residenza dei Del Carretto, oggi di proprietà di Bartolomeo Freccero. Nella mia visita sono stato accompagnato da Nada Venturini e Renza Romano, le “memorie viventi” del borgo, che mi hanno raccontato molti aneddoti su questo splendido paesino. Sono così giunto alla Chiesa di San Bartolomeo, risalente al XIII secolo, che custodisce molti capolavori, tra i quali una tela trecentesca che raffigura il Cristo morto. Il suo campanile presenta una parte inferiore in stile romanico, mentre quella superiore è abbellita da bifore e trifore gotiche ed il coronamento è un’aggiunta del XVII secolo.
Sulla sinistra della chiesa si trova lo “scalino del buon arrivo”, una zona franca che permetteva ai condannati che riuscivano a raggiungerlo, di chiedere la grazia ai marchesi. Di fronte all’edificio di culto si ammira invece la colonna nera in ardesia detta “della fustigazione”: ad essa venivano legati i condannati per poi essere flagellati. Ha catturato la mia attenzione lo stemma dipinto sul pavimento davanti alla chiesa, composto da tre triangoli bianchi su sfondo nero: Nada mi ha spiegato che le tre figure geometriche rappresentano secondo alcuni le tre montagne più alte che circondano il borgo, secondo altri tre sacchi di sale, un chiaro riferimento alla via del sale, che passava proprio da qui.  Il borgo si chiude con la Porta Soprana; da questo punto si vede in lontananza, tra le verdi colline, il maniero di Castelvecchio di Rocca Barbena, un altro edificio appartenuto ai Del Carretto, oggi di proprietà della famiglia Del Conte-Fiorenzano.
In prossimità del fiume Neva si ammirano la Porta del Mulino, risalente ai secoli XV e XVI, che permetteva di raggiungere i mulini ed i frantoi, alimentati dai beudi, lunghi canali che servivano anche per portare l’acqua nel borgo ed il ponte tardo-medievale, che metteva in comunicazione Zuccarello con Castelbianco. Passeggiando sul ponte si vedono i resti delle antiche mura ed alzando lo sguardo, tra il verde spuntano i resti del castello.
Il sentiero dedicato a Ilaria Del Carretto, dal centro del borgo, in venti minuti conduce al maniero dove nacque la nobildonna e dopo circa un’ora dalla partenza, si giunge a Castelvecchio, un paesino a struttura circolare, arroccato su uno sperone roccioso e sovrastato dall’imponente castello feudale, edificato a partire dall’XI secolo dai marchesi di Clavesana.  Una passeggiata tra ulivi e castagni secolari, adatta a persone di ogni età.

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali.

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