Visita al Castello di Fénis, maniero simbolo della Valle d’Aosta

La Valle d’Aosta, per la sua innumerevole quantità di manieri, testimoni della grande presenza nel territorio di famiglie nobiliari, è anche detta la “Valle dei cento castelli”. Molti edifici sono appartenuti alla nobile famiglia Challant, la più illustre della valle, seconda per importanza solo ai Savoia e che per 800 anni ha scritto la storia di questo territorio. La regione è conosciuta nel mondo per le sue vette, i suoi formaggi, le sue tradizioni ed un castello, il più famoso di tutti: quello di Fénis.

 

Questo maniero, oltre ad essere uno dei castelli medievali meglio conservati in Italia, rappresenta uno dei migliori esempi dell’architettura militare e civile dei secoli XIV e XV. Non era l’unico che possedevano gli Challant, infatti questa famiglia, tra Valle d’Aosta, Francia, Svizzera e Piemonte, possedeva più di 100 manieri.
E’ composto da una doppia cinta muraria merlata lungo la quale sono posizionate diverse torrette collegate tra loro da un cammino di ronda. Le mura racchiudono il corpo centrale di forma pentagonale con al centro un cortile circondato da un loggiato in legno, le cui pareti interne sono completamente affrescate. Il nucleo è munito di torri circolari agli angoli e quadrate al centro dei lati più lunghi. Esse sono dotate di feritoie, strette aperture verticali per consentire il tiro con archi e balestre e di un coronamento di ballatoi, sorta di balconi chiusi e aggettanti dalle pareti esterne, sostenuti da beccatelli.  In caso di assalto i difensori appostati sui ballatoi potevano rispondere ai nemici sia scagliando frecce attraverso le feritoie, sia utilizzando le caditoie (botole aperte sul pavimento, corrispondenti ad aperture tra i beccatelli) per far precipitare sui nemici pietre e proiettili di vario tipo. La torre quadrata sul lato orientale protegge l’accesso al cortile interno. Il muro rivolto a nord, verso la strada maestra che attraversava la valle, era dotato di quattro torrette circolari, divenute cinque in seguito ai restauri degli anni ’30. Questa struttura rende il Castello di Fénis l’archetipo di maniero medievale, nell’immaginario abitato da cavalieri e dame.
Il castello, al contrario di altri manieri valdostani, non è costruito in cima ad un promontorio roccioso, ma sulla cima di una collina circondata da una serie di prati, non lontano dalla Dora Baltea e dal torrente Clavalité. Questo fatto indica che l’edificio non aveva una funzione prettamente residenziale.
L’attuale ingresso, come le mura esterne, risale agli anni ’30, infatti, l’accesso originario era ubicato sul lato occidentale e protetto dal dongione.
Superata la cinta muraria si giunge in un cortile chiuso, che circonda la struttura centrale. Sul lato nord-est è presente un edificio rettangolare un tempo adibito a scuderia, mentre l’accesso al corpo abitativo centrale si trova in corrispondenza della torretta a metà del lato est. Percorrendo lo spazio entro la prima cinta muraria del castello si notano in alto, scolpite in pietra sulle mura, alcune maschere aventi funzione scaramantica. Il corpo centrale si sviluppa su tre piani, che circondano un cortile interno quadrangolare: Il piano terreno era destinato ai soldati ed ai locali di servizio; le sue stanze sono il corpo di guardia, la cucina ed una sala da pranzo. Il primo piano era riservato ai signori del castello ed ospita una cucina, le stanze dei nobili, il tribunale e la cappella. Il secondo piano era invece destinato alla servitù e agli ospiti del maniero.
Il Castello di Fénis poteva accogliere complessivamente circa sessanta persone tra la famiglia del signore, eventuali ospiti, guarnigione e personale di servizio.

 

IL CORTILE INTERNO

Il magnifico Cortile Interno di forma trapezioidale è chiuso su tre lati delle facciate con doppia balconata in legno in corrispondenza dei piani superiori. Le pareti sono interamente affrescate con dipinti in stile tardogotico, ispirati all’araldica. Questo ambiente ha assunto l’aspetto attuale con gli interventi di fine XIV secolo voluti da Bonifacio I di Challant. Al centro del cortile si trova lo scalone semicircolare in pietra, sulla cui sommità si ammira l’affresco quattrocentesco che raffigura san Giorgio che uccide il drago e libera la principessa, opera di Giacomo Jaquerio, il maggior rappresentante della pittura tardo gotica in Piemonte e Valle d’Aosta. Il santo è molto raffigurato nei castelli della regione in quanto era considerato un’incarnazione dell’ideale cavalleresco molto amato dalle famiglie nobiliari. Sul dipinto si nota il monogramma BMS, interpretato come le iniziali del committente: Bonifacium Marexallus Sabaudiae: Bonifacio Maresciallo di Savoia.

Lungo le pareti della balconata si snoda una serie di saggi, uno diverso dall’altro, che reggono pergamene riportanti proverbi e massime morali scritte in francese antico. I personaggi un tempo erano identificati dal relativo nome, ma oggi la maggior parte delle denominazioni sono illeggibili. Tra i saggi raffigurati, ne spicca uno con costume arabo; esso costituisce un richiamo alla Crociate a cui gli Challant hanno partecipato.

Tra le massime scritte, va assolutamente citata la seguente: “Non è signore del suo paese chi è odiato dai suoi soggetti, ma deve essere proclamato signore chi è amato dai propri fratelli”.

Su uno dei muri del castello si può ammirare una poesia scritta in francese antico da Bonifacio I nel 1402 in occasione delle nozze di sua figlia Bona con il signore di Uriage Jean Allamant; essa costituisce uno dei più antichi esempi scritti della lingua francese parlata nella zona alla fine del Medioevo. Recita le seguenti parole: “povero passerotto che da casa mia voli così lontano dalla Dora serba in cuor tuo il ricordo di chi prega e piange per te”.

La parete più stretta del cortile, di fronte all’affresco di san Giorgio, è stata decorata nella seconda metà del XV secolo dal pittore Giacomino da Ivrea su ordine di Bonifacio II di Challant, figlio di Bonifacio I. Raffigura i santi Uberto, Bernardo, Teodulo, Apollonia e Ambrogio, un’Annunciazione e dei motivi vegetali. Sotto essi si trova un monumentale san Cristoforo, il protettore dei viaggiatori; la sua presenza nei pressi dell’uscita del castello era un augurio di buon viaggio nei confronti di chi lasciava il maniero.

Il cortile del Castello di Fénis è stato usato dal grande architetto Alfredo d’Andrade come modello per la Rocca del Borgo Medievale di Torino, realizzata in occasione dell’Esposizione Generale Italiana Artistica e Industriale del 1884. Il suo cortile riproduce fedelmente lo scalone semicircolare, le balconate in legno, gli affreschi dei santi e san Giorgio che uccide il drago.

In un vano al piano terreno aperto verso il cortile si trovava la cisterna per il raccoglimento dell’acqua piovana.

 

IL PIANO TERRA

Il visitatore inizia il suo percorso nel maniero dalla Sala d’Armi, che occupa gran parte del lato nord. Essa era il locale dove i soldati trascorrevano il tempo libero ed è così chiamata per la presenza di una rastrelliera per picche. Qui si ammira un plastico del castello ed un grande camino in pietra addossato alla parete di fondo, che faceva parte dell’arredo originario del maniero. Il soffitto ligneo risale alla ristrutturazione del XX secolo. Nella stanza si trovava un trabocchetto per i condannati a morte, costituito da un pozzo con le pareti ricoperte da lame ricavato nella torretta circolare nell’angolo nord-ovest.

Si accede qui alla Sala da Pranzo, il cui arredo è costituito da tavoli e sedie risalenti ai secoli XVI e XVII. Va ricordato che l’attuale mobilio del castello, in stile valdostano, è stato reperito alla fine degli anni ’30 del novecento presso antiquari di Saluzzo e Roma, mentre quello originale, presente ai tempi degli Challant, è scomparso. I mobili più antichi risalgono al XV secolo. Adiacente a questa stanza si trova la Cucina della Guarnigione, con un monumentale camino, il più grande d’Europa, utilizzato per cuocere i cibi, affumicare le pietanze e per riscaldare le stanze dei piani superiori. La sua canna fumaria è molto ampia ed alta oltre tre metri e per poter sopportare i rigidi inverni valdostani, veniva tenuto sempre acceso, così come i camini degli altri ambienti. Arredano la stanza diverse credenze in legno e sotto ad una finestra trilobata è collocato un lavandino in pietra con un sistema di scolo all’esterno.
Nel lato sud del pianterreno si trovavano la cisterna, la legnaia ed altri locali di servizio; oggi si possono ammirare un carro agricolo settecentesco dedicato alla vendemmia ed una serie di bauli e forzieri. Nel seminterrato si trovavano le cantine.

Per accedere ai piani superiori un tempo si doveva passare dal cortile, oggi invece si utilizza una scala laterale di ferro che conduce fino alla sommità della torre. Salendo, lungo le pareti si possono vedere le porte dei bagni, i quali erano collegati ad un sistema di canalizzazione e di scolo molto avanzato rispetto ad altri castelli contemporanei.

 

IL PRIMO PIANO

Il primo piano era abitato dai signori Challant, qui si trovano le loro stanze private, gli ambienti di rappresentanza e la cappella. La visita inizia nella Cucina, riscaldata da un grande camino ed arredata da sedie ed una coppia di panconi ottocenteschi di stile tardogotico. Il percorso prosegue nella Sala da Pranzo, le cui finestre a crociera risalgono ad inizio XV secolo e sono state volute da Bonifacio I, mentre i mobili sono seicenteschi. Molto particolare è la maschera di origine celtica scolpita su pietra, il cui scopo era quello di allontanare gli spiriti malvagi.
L’angolo a sud ovest del piano è occupato dal Tribunale, così chiamato per l’affresco cinquecentesco presente sul camino, dove sono raffigurate le quattro virtù cardinali: fortezza, prudenza temperanza e giustizia, insieme allo stemma dei Savoia. Esso sottolineava che gli Challant amministravano la giustizia per conto della Dinastia Sabauda. La finestra trilobata risale al XIV secolo ed è la più antica del castello. I cassoni che arredano la stanza sono settecenteschi. Va ricordato che l’arredo dei castelli nel medioevo e nel rinascimento era composto in prevalenza da cassoni, facilmente trasportabili da un maniero all’altro. Essi potevano all’occorrenza essere ricoperti di paglia e trasformati in letti.
Il percorso prosegue nella Camera da letto del signore del castello, dove si ammira un letto a baldacchino con colonne tortili, riproduzione di un modello toscano della fine del XVI secolo. Sul grande camino quattrocentesco in pietra è raffigurato lo stemma degli Challant: rosso e bianco a banda nera. Notevole è la presenza di cassoni in legno intarsiato. Le pareti un tempo erano ricoperte da una tappezzeria di provenienza orientale e da splendidi arazzi. Dalla finestra, la più grande dell’edificio, che un tempo si affacciava sull’ingresso originale, si scorge da lontano il maniero di Nus.

Seguono la Camera delle Stelle ed il Gabinetto, che ospita un letto ed un cassone del XVI ed una cassapanca ottocentesca proveniente dalla collezione dell’industriale Riccardo Gualino.

 

LA CAPPELLA

La vera meraviglia del primo piano è rappresentata dalla lunga sala rettangolare chiamata Cappella. Occupa l’intero lato nord ed in passato era divisa in due locali da una grata lignea, che separava la cappella privata dal locale di rappresentanza chiamato Sala della Cappella. Il lato occidentale ospita un grande camino in pietra e le pareti sono decorate con motivi geometrici eseguiti durante il restauro novecentesco sulla base di un frammento di affresco trecentesco rinvenuto da Alfredo d’Andrade nei pressi del camino.

L’inizio della cappella vera e propria è evidenziato da una trave che attraversa trasversalmente la grande sala rettangolare. Qui è presente un crocifisso ligneo creato dalla bottega del Maestro della Madonna di Oropa tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. Questo ambiente è caratterizzato da magnifici affreschi jaqueriani del 1420;  le pareti laterali sono completamente ricoperte da affreschi raffiguranti santi e apostoli, mentre quella di fondo è divisa in due da una grande finestra ai cui lati si trovano sulla destra una crocifissione, sotta la quale si può intravedere la sagoma rettangolare lasciata dall’altare in legno, ora perduto e sulla sinistra una Madonna della Misericordia, ai cui piedi protetti dal suo mantello, vi sono due gruppi di fedeli separati in laici, capeggiati dall’imperatore Sigismondo di Lussemburgo, stretto amico di famiglia (sulla destra di chi guarda) e religiosi, capeggiati dal papa (sulla sinistra di chi guarda). Tra i personaggi raffigurati si riconoscono alcuni membri del casato Challant come il committente dell’opera Bonifacio I, vestito di rosso ed il fratello Amedeo, capostipite del ramo cadetto dei Challant-Aymavilles.

La stanza è arredata con una serie di mobili in stile tardogotico. Durante il periodo di abbandono di inizio Ottocento è stata adibita a fienile, senza nessun rispetto per i pregevoli affreschi.

I visitatori dopo aver ammirato questo salone, terminano il loro percorso nel cortile, dove si meravigliano ancora una volta degli splendidi affreschi. Il secondo piano, un tempo destinato agli alloggi della servitù, dei soldati ed alle camere per gli ospiti, non è infatti visitabile.

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo e foto: Andrea Carnino, laureato in Economia Aziendale, giornalista e studioso di Case Reali

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