La battaglia di Francavilla

La battaglia di Francavilla fu combattuta il 20 giugno 1719 tra la Spagna di Filippo V e le truppe asburgiche durante la guerra della Quadruplice Alleanza, per la conquista del Regno di Sicilia.

Mentre l’esercito austriaco in Syrmia si preparava alla guerra contro gli ottomani, gli spagnoli ne approfittarono per occupare i possedimenti perduti in Sardegna e Sicilia nel 1717 e nel 1718, infrangendo le disposizioni del Trattato di Utrecht che assegnava l’una agli Asburgo e l’altra ai Savoia. Il 1 luglio 1718 una flotta spagnola era apparsa al largo di Palermo e il giorno successivo aveva sbarcato a Mondello e Ficarazza un grande esercito al comando del marchese de Lede, Jean François de Bette. Ad agosto fu ufficializzata un’alleanza tra Austria, Inghilterra e Ducato di Savoia contro gli spagnoli e l’11 agosto i coalizzati già potevano infliggere una sconfitta all’armata di mare borbonica, al comando dell’ammiraglio José Antonio de Gaztañeta, a Capo Passaro. Di conseguenza, l’esercito del marchese de Lede restò tagliato fuori dai rifornimenti marittimi, sebbene avesse la forza per conquistare le fortezze isolane.

Presa Messina, il marchese riuscì pure a batter, il 15 ottobre 1718,e il corpo di ottomila uomini del conte Wirich Philipp von Daun, viceré di Napoli. Non gli fu però possibile ottenere di più dalla vittoria. Gli austriaci conservarono una testa di ponte intorno Milazzo e, dopo l’inverno, la Sicilia fu investita dalle truppe di rinforzo spedite dai Balcani agli ordini di Claudius Florimund, conte di Mercy. Il marchese avrebbe dovuto schiacciare le forze attorno a Milazzo e prendere la città, invece fu costretto a togliere l’assedio, il 28 maggio, ritirandosi silenziosamente di notte.

Allora il nemico concentrò tutte le sue forze formando con esse una massa di ventiquattromila uomini. Bette si fermò a Rodì, deciso ad affrontare gli austriaci nonostante l’inferiorità numerica, e da quel punto, abbandonati i carri, si ritirò con un’ampia manovra fino a raggiungere Francavilla, dove occupò le migliori posizioni difensive su un terreno accidentato e collinare, poco accessibile alla cavalleria. La sua fronte era coperta dal fiume Francavilla, la sinistra si appoggiava alla città e al Monte San Giovanni, il centro e la destra erano prossimi ad un convento di cappuccini, ben presidiato e armato.

Mercy, vedendo che il nemico aveva abbandonato i carri e percorso cinquanta chilometri in un solo giorno, si convinse che fosse in preda al panico e ipotizzò che non avrebbe incontrato grande resistenza. Gli imperiali apparvero la sera del 19 ed al mattino seguente, guidati dal generale Friedrich Heinrich von Seckendorff, attraversarono il fiume portando un’attacco al fianco sinistro degli spagnoli. Qui il brigadiere Tancour, per tre volte fu cacciato dalle sue posizione e per altrettante volte le recuperò con sforzi sovrumani, sino a quando cadde esanime e i suoi uomini abbandonarono il terreno unendosi alle forze del centro in posizione avanzata. Qui anche il tenente generale Giovanni Caracciolo dette prova di coraggio e andò incontro alla morte. Allora il conte di Mercy scagliò sul centro la cavalleria per sfondare le postazioni spagnole di Armendariz e del marchese di Villadarias. Caricò ripetutamente finché fù gravemente ferito alla testa da un colpo di fucile.

I soldati austriaci, poco abituati al clima secco e caldo dell’isola, furono pure vessati da gruppi armati di contadini siciliani che molestarono senza tregua le colonne.

Non fu questo che fece arrendere gli austriaci, anzi essi moltiplicarono i loro sforzi con i generali Zuminhen e Seckendorff, ma non riuscirono a conquistare metri, ottennero solo morti e feriti perchè gli spagnoli, nel frattempo, avevano liberato le artiglierie e fatto convergere le Guardie Valloni con i reggimenti Utrech e Borgona. Sebbene Mercy avesse inviato truppe fresche all’attacco, gli assalti austriaci, uno dopo l’altro, furono respinti.

Mercy fu costretto a ritirarsi, perdendo tremila uomini, tra cui il generale Rool e il principe di Holstein. Il marchese de Lede però non li inseguì, sentendosi isolato, e ciò permise loro di riorganizzarsi. Si sarebbe poi pentito della sua decisione.

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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