La distruzione di Neuss
Il 26 luglio del 1586, le truppe di Alessandro Farnese entrarono a Neuss, sottraendola al principe elettore protestante Gebhard Truchsess von Waldburg e riducendola ad un cumulo di macerie.
Per dominare la linea del Reno, Alessandro Farnese portò la sua armata nell’elettorato di Colonia, presso le sponde di quel fiume. Prendere la piazza di Neuss avrebbe significato . La difendevano millecinquecento uomini, soldati olandesi e tedeschi, che avevano rafforzato le linee difensive con nuovi trinceramenti. Gli spagnoli contavano duemila uomini del generale Karl von Mansfeld, seimila nei tercios diretti da Francisco Verdugo, duemila moschettieri a cavallo comandati da Salentino VII di Isenburg-Grenzau e quarantacinque cannoni.
Il suo governatore, Friedrich Cloedt, vide il nemico distribuirsi sul ridotto al di là del fiume e sulle alture a breve distanza dalle mura della città, pronto ad usare l’artiglieria. Davanti ad una prima intimazione di resa, rispose: “Non posso sacrificare tanto facilmente il mio onore”. Mentre erano ancora in corso le trattative, poi, dalle mura partirono improvvisamente dei colpi d’archibugio che quasi colpirono Farnese che si era avvicinato alle mura esortando alla resa gli assediati. Con passo sereno il Duca di Parma era tornato al campo tra le ingiurie dei nemici. Al ritorno aveva inviato al governatore un parlamentare per lamentarsi di quel comportamento poco nobile e Cloedt rispose “che essendomi dato a riposare in quel momento, non potevo fermare l’incidente, che tuttavia deploro”.
Farnese si rese conto che il nemico seguiva un diverso codice d’onore, ma le cose peggiorarono quando il giorno dopo, festività di San Giacomo, patrono della Spagna, da Neuss si levarono roghi, miasmi e grida di festa. Nel campo giunsero voci di pire di reliquie ed immagini di santi nonché di torture inflitte a prigionieri spagnoli poi arrostiti vivi. Farnese vide i suoi uomini nervosi e carichi di odio, capì che, presa Neuss, sarebbe stato impossibile salvarla dalla distruzione.
I pezzi d’artiglieria tuonarono per trenta ore, il 25 luglio, aprendo due brecce. All’alba del giorno seguente, gli spagnoli andarono all’assalto. I tercios di Bobadilla, Mondragon e Juan de Aguila furono respinti otto volte. I capitani Juan Chacon e Antonio de Paz, provarono ad occupare un’isola dove il nemico aveva abbandonato due trincee. Ci riuscirono, ma quando il nemico si rese conto che gli spagnoli s’erano mossi con poche unità, tornarono in numero considerevole e uccisero tutti, ad esclusione di Chacon che cadde prigioniero. Dopo un ultimo assalto alle mura cittadine, però, si videro i capitani Alonso de Mesa e Cesare Guidiccioni scuotere lo stendardo reale sulla cinta esterna. Cloedt, poi, risultò gravemente ferito e ciò affievolì lo spirito degli avversari che s’affrettarono a parlamentare la resa.
I loro emissari furono respinti con scherno dai soldati di Farnese che gridarono loro: “dite al vostro governatore che si è svegliato tardi perché ora dorme il principe di Parma”. I soldati di Farnese dilagarono nelle strade cittadine, facendo irruzione nelle case e dandosi al saccheggio. Trovato Cloedt nel proprio letto, senza una gamba e moribondo, lo strangolarono sotto gli occhi della moglie e ne appesero il cadavere alla finesa. Al pomeriggio l’intera città era in fiamme, bruciò per ventiquattro ore. Più di quattromila persone erano morte in combattimento o passate a fil di spada, altri trecento uomini che s’eran riffugiati in una torre si offrirono di arrendersi in cambio della vita, ma una volta usciti furono trucidati senza commiserazione. Furono risparmiati solo donne e bambini.
In segno di stima, l’arcivescovo di Colonia, Ernesto di Baviera, il figlio più giovane del duca Alberto V e di Anna d’Austria, concesse al Farnese uno stocco ed un cappello consacrati dal Papa nella notte di Natale, in una cerimonia che si svolse nel monastero di Gnadental e alla quale parteciparono l’Elettore di Colonia, il duca di Cleves, il marchese di Bada e altri principi e signori.
L’intera città era stata distrutta e dunque era inutilizzabile, tuttavia occupando quell’area, gli spagnoli ebbero il controllo del Reno nell’area di Colonia, una posizione che assicurava loro anche la linea dalla Mosa alla Grave.
Autore articolo: Angelo D’Ambra
