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Novità editoriali: Il re Alfonso di Borbone

Un’opera inaspettata riaccende la debole fiammella dell’antico monarchismo napoletano. Si tratta de “Il Re”, pamphlet con cui il giornalista Gaetano De Felice, alla morte di Francesco II, salutò Alfonso, Conte di Caserta, quale nuovo capo di casa Borbone.

Figlio di Ferdinando II e di Maria Teresa d’Asburgo-Teschin, Alfonso di Borbone conobbe la carriera militare e seppe ricoprirsi di onore nelle fatidiche vicende belliche del Sessanta, comandando egli l’artiglieria di Gaeta. Fedele ad un mondo al tramonto, nel 1867 fu a Mentana tra i volontari pontifici e nel 1867 tra gli zuavi che provavano a frenare l’aggressione al Papato.All’epoca dei fatti di Porta Pia, aveva già sposato sua cugina Maria Antonietta, ma continuava a mostrarsi giusto per gli scenari d’arme. Militò infatti, negli anni che seguirono, nelle fila carliste in quella guerra che si riaprì nella Spagna di fine secolo.

Ciò non gli impedì, nel 1900 – l’anno in cui Umberto I perì nell’attentato di Gaetano Bresci – , di avallare il matrimonio del suo secondogenito Carlo con una principessa spagnola del ramo isabelliano, in precedenza combattuto come liberale e illegittimo. E’ l’Alfonso di Borbone oscuro e misterioso, ai cui giorni la biografia in questione non giunge. Don Alfonso, apprendiamo, dopo il Concordato tra il Regno d’Italia e la Chiesa cambiò pure gli Statuti dell’Ordine Costantiniano per affermare che Capo dell’Ordine non era più il Re delle Due Sicilie, ma il Capo di Casa Borbone Due Sicilie.

Succeduto a Francesco II, il 27 dicembre del 1894, visse a Cannes, in una villa cui aveva dato il nome di sua madre, gli ultimi anni della sua vita, consegnando così ai posteri l’arduo compito di fare delle sue decisioni il simbolo di una resa, l’abbandono di una causa, il suicidio politico e l’autodissoluzione.

Oggi sembrano riappacificarsi i rami che scaturirono con l’Atto di Cannes, con cui Carlo Tancredi rinunciava alle pretese al trono delle Due Sicilie per sposare Maria de las Mercedes di Borbone-Spagna, essi però si contesero non la pretesa al trono, ma il titolo di Capo della Casa. Così Alfonso appare ora meno indecifrabile e, quando i curatori della pubblicazione chiosano “con lui morì la regalità”, sembra ci rammentino che nessun Borbone ha infatti rivendicato più il Trono.

Opportuno segnalare in ultimo la presenza, all’interno della pubblicazione, di una serie di corrispondenze inedite che contribuiscono a meglio definire la figura di Alfonso di Borbone.

Autore: Angelo D’Ambra

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