Quel che accadde alla Italcable di Malaga…

Probabilmente il momento più drammatico vissuto tra le mura della sede di Malaga di un’azienda italiana, la Italcable, dedita alla comunicazione telegrafica tramite cavi sottomarini dall’Italia all’America, risale agli anni della Guerra Civile di Spagna. Grazie ai coraggiosi operai che vi lavoravano, l’Italcable continuò a lavorare anche in quei tragici giorni tra rocambolesche vicende.

Dopo due colloqui che ho avuto nell’aprile 1993 con un ex-operaio e poi col Vice-Console d’Italia a Malaga negli Anni Sessanta e Settanta, il sig. Oronzo Picoco, ho potuto conoscere con sufficiente certezza una delle tante vicende vissute da questo edificio che oggi, dal 1988, appartenente alla Congregación de Mena e che si trova in Avenida de la Legión Española, presso la Chiesa di San Domenico.

Presento pure tre fotografie del processo sommario svolto all’ingresso delle truppe franchiste a Malaga contro due degli operai dell’azienda, entrambi spagnoli: Ramón Repullo Campos, ufficiale del telegrafo, e Miguel Romero Martín, meccanico e responsabile delle batterie degli accumulatori. I due erano massoni appartenenti alla Loggia Patria Grande. Grazie a loro e al console messicano Porfirio Smerdou, si riuscì a impedire che Italcable fosse sabotata da due bidelli e da diversi gruppi di miliziani durante il periodo repubblicano.

Nonostante ciò, questi due lavoratori furono perseguiti per il semplice fatto di appartenere alla Massoneria, venendo condannati a morte. Ramón e Miguel facevano parte del famoso processo sommario dei 21 muratori di Malaga, notizia che giunse anche in Italia.

Tranquillo Bianchi, console d’Italia a Malaga durante la guerra, dopo un immenso sforzo, riuscì a fermare la fucilazione di questi due uomini poche ore prima, come si legge nella carta trovata dal mio interlocutore, Picoco, alla chiusura dell’edificio nel settembre 1970, dopo quarantacinque anni di servizio dalla Italcable.

Il direttore della Italcable, la mia amica Lila Bianchi, ora scomparsa, con Tranquillo Bianchi, Porfirio Smerdou, l’ambasciatore italiano Roberto Cantalupo ed il governo italiano riuscirono ad ottenere che i ventuno massoni non fossero giustiziati. Tuttavia, essi subirono diverse sanzioni per diversi anni fino a quando non furono lasciati stare.

Ho scritto di questa vicenda perchè sono uno di quelli che pensano che ciò che può essere, a priori, poco rilevante, è ciò che aiuta davvero a fare grande la Storia, la nostra storia.

 

 

 

Autore articolo e foto: Antonio Olea Pérez

Ringraziamo l’autore per aver acconsentito alla pubblicazione della sua ricerca

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