Alessandro VI, profilo del tiranno
Le dure parole di Girolamo Savonarola contro il pontefice fanno di Alessandro VI un tiranno e un demone che opera contro la comunità per smania di potere e superbia.
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Tiranno è uomo di mala vita, e pessimo tra tutti gli altri uomini, che per forza vuole regnare sopra tutti; massime quelli che di cittadino è fatto tiranno, perché prima è necessario che sia superbo, volendo esaltarsi sopra li suoi eguali, anzi sopra i migliori di sé… E perché non si può mantenere in tale stato, né darsi i piaceri che desidera, senza moltitudine di denari; onde ogni tiranno è avaro e ladro, poiché non solo ruba il principato, che è di tutto il popolo, ma ancora si usurpa quello che è del Comune, oltre le cose che toglie ai particolari cittadini con cautele e vie occulte e talvolta manifesta.
Essendo lo scopo del tiranno cattivo, ogni cosa da lui ordinata bisogna che sia cattiva, e perciò non può mai pensare il tiranno, né ricordarsi né immaginarsi, né fare cosa se non cattiva, e se pure ne fa qualcuna buona, non la fa per far bene, ma per acquistarsi fama e farsi amici, per potersi meglio mantenere in quel perverso stato; onde è che il diavolo, re dei superbi, che mai non pensa altro che male, e seppure dice qualche verità, e fa qualcosa che ha apparenza di bene, tutto ordina a cattivo fine, e massime alla sua gran superbia, nella quale per ogni modo e via cerca di conservarsi.
Similmente cerca di apparire religioso e dedito al culto divino; ma fa solamente certe cose esteriori, come andare alle chiese, fare certe elemosine, edificare templi e cappelle, e fare paramenti e simili cose, per ostentazione. Ma dall’altra parte guasta la religione usurpando i benefici e dandoli ai suoi satelliti e complici; e così usurpa i beni temporali e spirituali.
