Costantino l’Africano e la Scuola Medica Salernitana
La Scuola Medica Salernitana è stata la prima istituzione medica dell’Europa medioevale. Destò l’attenzione di scienziati e sovrani e funse da modello per una lunga fioritura di studi lungo le sponde del Mediterraneo, in special modo per la Scuola Medica di Montpellier.
Uno dei suoi più insigni ed influenti membri fu Costantino l’Africano. A lui si deve l’introduzione a Salerno della medicina ippocratica e galenica e la diffusione di conoscenze della cultura medica arabo-islamica: una vera e propria rivoluzione.
Nato a Cartagine, in Tunisia, intorno al 1015, Costantino l’Africano si dedicò alla magia ed alla scienza medica, viaggiò in Persia, Etiopia, India, Africa e Spagna, viaggi dettati da motivi commerciali, che gli permisero però di ampliare il suo bagaglio di conoscenze mediche.
Dopo aver trascorso più di trent’anni nel mondo arabo, giunse, da naufrago, a Salerno e soggiornò nella città probabilmente tra il 1075 e il 1077.
Quì conobbe il vescovo Alfano I, Roberto il Guiscardo, sua moglie Sichelgaita, ma soprattutto conobbe il cristianesimo e lentamente si convertì sino a farsi monaco a Montecassino.
Vantava una profonda cultura in musica, grammatica, dialettica, fisica, geometria. Costantino l’Africano, singolare figura, attenta al sapere del suo tempo, curiosa, erudita ed eclettica, a Salerno entrò in contatto con la locale scuola medica stringendo legami di collaborazione coi suoi esponenti, forse diventandone anche maestro, sicuramente si adoperò nella traduzione dall’arabo al latino di numerosi volumi che consentirono all’Europa di riscoprire alcuni classici del mondo greco che erano stati tradotti in arabo come i testi di Galeno o i Prognostici di Ippocrate.
È significativo che nella cosiddetta Articella, il manuale di medicina di origine salernitana rimasto in uso fino al sec. XV, i passi di Ippocrate con i commenti di Galeno non sono citati nella vecchia e ben nota traduzione dall’originale greco, ma nella versione dall’arabo approntata da Costantino.
Egli fu in grado di unire il sapere del mondo arabo-musulmano a quello del mondo cristiano aprendo nuovi e più ampi orizzonti in campo scientifico e filosofico, a lui infatti si deve anche la traduzione di numerose opere arabe, soprattutto di quelle dei tunisini Ahmad Ibn-al-Jazzar e Ali ibn Abbas al-Majusi, medici di enorme fama nel Mediterraneo musulmano.
La sua storia è così raccontata da Pietro Diacono nel De viris illustribus archimonasterii Casinensis: “Costantino l’Africano, monaco dello stesso monastero [di Montecassino], fu dottissimo negli studi filosofici, maestro dell’Oriente e dell’Occidente, un nuovo luminoso Ippocrate. Partito da Cartagine di cui era originario, si recò a Babilonia e qui fu istruito compiutamente in grammatica, dialettica, scienza della natura (physica), geometria, aritmetica, scienza magica (mathematica), astronomia, negromanzia, musica e scienza della natura (physica) dei Caldei, dei Persiani, dei Saraceni.Partito di qui raggiunse l’India, e ivi si gettò ad apprendere il loro sapere. Padroneggiate completamente le arti degli Indi, si diresse in Etiopia, dove ancora si imbevve delle discipline etiopiche; una volta ricolmo completamente di queste scienze, raggiunse l’Egitto e si impadronì a fondo delle arti degli Egizi. Dopo aver dedicato dunque trentanove anni all’apprendimento di queste conoscenze, tornò in Africa: quando lo videro così ricolmo del sapere di tutte le genti, meditarono di ucciderlo. Costantino se ne accorse, balzò su una nave e arrivò a Salerno dove per un po’ si tenne nascosto, fingendosi povero. Fu poi riconosciuto dal fratello del re di Babilonia, anch’egli giunto lì, e fu tenuto in grande onore presso il duca Roberto. Di qui però Costantino se ne andò, raggiunse il monastero di Cassino e, accolto assai di buon grado dall’abate Desiderio, si fece monaco. Sistematosi nel monastero, tradusse moltissimi testi da diverse lingue. Tra questi, rilevanti sono: Pantegni (diviso da lui in dodici libri) in cui espose ciò che il medico deve sapere; Practica (in dodici libri), dove scrisse come il medico conserva la salute e cura la malattia; il Librum duodecim graduum; Diaeta ciborum; Librum febrium (tradotto dall’arabo); De urina, De interioribus membris; De coitu; Viaticum […], Tegni; Megategni; Microtegni; Antidotarium; Disputationes Platonis et Hippocratis in sententiis; De simplici medicamine; De Gynaecia […]; De pulsibus; Prognostica; De experimentis; Glossae herbarum et specierum; Chirurgia; De medicamine oculorum”.
Gli si attribuisce dunque una composita serie di traduzioni inerenti pediatria, lebbra, geriatria; la traduzione di questi testi fu uno dei principali avvenimenti associati alla fioritura delle università durante il tardo secolo XI e tutto il secolo XI e ciò di fatti rende Costantino l’Africano uno dei padri della storia della medicina.
La sua fama fu talmente grande che gli venne tributato il titolo di Magister Orientis ed Occidentis.
Quando entrò nel monastero di Montecassino nel 1050, dove era abate Desiderio, continuò i suoi studi e le sue traduzioni. Ebbe con numerosi allievi, come Attone e Giovanni Afflacio cui dedicò pure alcune opere. Vi morì nel 1086. Il suo operato lasciò una grande eredità che il mondo scientifico europeo seppe sfruttare al meglio.
Autore articolo: Angelo D’Ambra
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