Alfonso V sottomette Gerba

L’isola di Gerba, meritatamente considerata come la gemma del golfo di Kábes, era già stata conquistata ed annessa al Regno di Sicilia da Ruggiero II nel 1123. Quattro anni dopo Ruggiero si impadronì di Malta. Con la decadenza del dominio normanno, però, gli almohadi presero il controllo dell’area e gli aragonesi, con Ruggiero di Lauria, dovettero allestire una nuova spedizione per conquistarla. Seguirono decenni di violente dispute e passaggi di dominio senza trionfi finali. Sicuramente tra questi può annoverarsi anche la conquista quattrocentesca di Alfonso d’Aragona.

Il re d’Aragona, Alfonso V, volendo continuare la sua impresa di conquista di Napoli, fece i preparativi necessari, radunando nel porto di Barcellona la marina, che era composta da ventisei galee e nove navi pesanti al comando di Ramon de Perellos.

L’isolotto, nel cuore del regno tunisino, si prestava a grande utilità. Era un’eccellente base per azioni contro Tunisi e Tripoli, un ponte per Malta, una proficua fonte per le finanze reali. Così, già nel 1424, Alfonso V aveva tentato di conquistarla. Aveva allora dato mandato a suo fratello Pedro, duca di Noto, di gestire le operazioni, ma le venticinque galee salpate nell’agosto di quell’anno sotto il suo comando, davanti ad un nemico ben preparato, preferirono mutar rotta e prendere Cercina, all’estremità opposta del golfo di Kábes.

Alfonso non rinunciò al sogno, vi investì denaro e attenzioni. Il controllo di Gerba l’avrebbe avvicinato a Napoli e avrebbe pure messo a freno la pirateria, oltretutto si sarebbe ammantato dell’aureola di crociato. Interrogò astrologi di corte che gli garantirono il favore di stelle e pianeti. La spedizione partì il 23 maggio 1432 e, dopo una sosta a Messina, approdò sull’isola il 15 agosto. L’occupazione principiò con la presa del ponte che univa quel lembo di terra al continente.

Il re di Tunisi, Abu-Fáris Azzuz, s’affrettò col suo esercito in una marcia di due giorni al termine della quale scagliò i suoi uomini stanchi in una lotta impari contro gli aragonesi. Le truppe di Ramon de Perellos finirono anzi con lo sbaragliarle, travolgendo le barriere erette attorno alla tenda dell’emiro, cinque parapetti con cui i mori pensavano di garantire protezione al loro sovrano che, invece, ebbe appena il tempo di scappare con un cavallo.

Gli aragonesi si spinsero per tre miglia nell’entroterra tunisino per cercarlo. Il campo di battaglia fu inondato di sangue e tra i caduti c’erano pure valenti comandanti e nobili aragonesi come l’ammiraglio Juan Fernandes de Heredia, altri si distinsero come Giovanni I, conte di Ventimiglia, e Jimeno Pérez de Corella. La tenda del re saccheggiata. Gli aragonesi annunciarono ad Alfonso V di aver strappato al nemico ventidue pezzi di artiglieria, un gran numero di prigionieri e un considerevole bottino.

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: F. Cerone, A proposito di alcuni documenti sulla seconda spedizione di Alfonso V contro l’isola Gerba

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