Monet in Italia

Monet, il pittore impressionista per eccellenza, l’artista che portò alla glorificazione della luce e della sua sbalorditiva vitalità, ebbe come sua patria i prati della Normandia e le coste della Bretagna, non mancò però di mettersi in viaggio per continuare le sue ricerche pittoriche in nuovi paesaggi. Armato di cavalletto e tavolozza, blocco per schizzi, matita di grafite e colori, nella seconda metà di gennaio 1884 giunse a Bordighera, in compagnia di Renoir. Vi rimase fino a tutto il mese di marzo, affascinato dalla bellezza del posto.

Scrisse a Theodore Duret: “Sono n un paese delle favole, non so assolutamente dove iniziare a guardare. Tutto è straordinariamente bello e vorrei dipingere tutto… Per me questo paesaggio è una cosa completamente nuova che devo studiare e che comincio solo ora a conoscere. È terribilmente difficile sapere dove posso andare e che cosa posso fare. Sarebbe necessario avere una tavolozza di diamanti e pietre preziose”. In vero non amò molto il mare ligure, troppo blu, preferì boschetti di agrumi, di olivi e di palme come quelli che trova nel giardino di un certo Monsieur Moreno. Necessariamente dovette far ricorso a colori poco usati sino a quel momento, come il turchese, l’oltremare, il rosa e l’arancio dei mandarini.

Ogni giorno attraversava i prati in lungo e in largo e studiava i colori, le prospettive, esplorava ogni sentiero e poi lavorava fino a sei tele. Al primo getto produsse opere che nel giro di poche settimane gli sembraron brutte, come quelle che fecero seguito. È solo il 3 febbraio che Monet apparve convinto dei suoi risultati. Così scrisse in una lettera ad Alice Hoschedé: “Adeso sento bene il paese, oso mettere i toni terra e rosa e blu; è magia, è delizioso, e spero che ciò vi piacerà”.

Quando cercò il mare, preferì quello di Antibes poi tornò in Liguria, a Dolceacqua, nella valle della Nerva, e scrisse alla compagna: “Ora dipingo con colori italiani che ho dovuto far venire da Torino. Del resto ho anche consumato tutte le mie tele, le mie scarpe, le calze, persino i vestiti e arriverò malconcio; i miei abiti sono logorati dal sole, soltanto io ritornerò ancora in gamba, anche se sono stanco…”.

Nacquero in questo contesto opere come Sotto i limoni a Bordighera, forti di luminosità brillanti ed emanante calore. Il desiderio di fissare i colori italiani sulla tela lo indusse a compiere una serie di ricerche in cui nulla è lasciato all’improvvisazione. In esse Monet mostrò una incredibile sensibilità visiva ed espressiva al servizio della quale mise libertà di tecnica, arditezza di giochi cromatici e contrasti tonali e scioltezza di pennellata. Il pittore puntava al verosimile e lo scrisse a Durand-Ruel, l’11 marzo 1884, che forse la sua pittura “susciterà un po’ di proteste dei nemici del blu e del rosa perché è proprio quello splendore, quella luce magica che io mi sforzo di rendere, e coloro che non hanno visto questo paese o che l’hanno visto male, certamente grideranno all’inverosimiglianza, benché io sia alquanto al di sotto del tono giusto: tutto è colore cangiante e fiamma d’alcol”. Tornò in Francia con più di cinquanta tele.

Dopo aver pellegrinato in Norvegia e in Inghilterra, tornò in Italia, a Venezia, scoprendo il motivo architettonico. Era il 1908. In città Monet, accompagnato dalla moglie Alice, percorse a lungo canali in barca e strette calli, visitò musei e chiese, conobbe i lavori di Tiziano, Giorgione e Veronese, poi mise mano ad una serie di magiche vedute, private dei piani, dissociate dall’ambiente, vibranti attraverso il segno dinamico e il colore astratto. Le tele veneziane mostrarono una trasfigurazione lirica della realtà più marcata rispetto al solito Monet. L’affermarsi della sensazione sull’impressione si nota in Venezia, Chiesa della Salute, con l’edificio immerso in un’atmosfera sognante di luci e di colori alle soglie dell’irreale. La luce la fa da padrona anche in Palazzo da Mula a Venezia. In un’intervista a proposito di questa visita veneziana, così il pittore si espresse: “Quando ho dipinto questo quadro, è l’atmosfera di Venezia che ho dovuto dipingere. Il palazzo che appare nella mia composizione è stato per me soltanto un pretesto per rappresentare l’atmosfera. Tuttavia Venezia è immersa in questa atmosfera. Nuota in questa atmosfera. Venezia è l’impressionismo in pietra”.

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Angelo D’Ambra

 

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