I bambini nelle miniere siciliane

Nella relazione di Leopoldo Franchetti e Sidney Sonnino, composta al termine del loro viaggio di studio nella Sicilia del 1876, si trova una pagina angosciosa che descrive con freddezza le tristi condizioni del lavoro dei bambini nelle miniere siciliane.

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Nelle miniere di zolfo in Sicilia è il picconiere adulto che pensa a provvedere i ragazzi necessari per eseguire il trasporto del minerale da lui scavato, fino a dove si formano le casse. Ogni picconiere impegna in media da due a quattro ragazzi. Questi ragazzi, detti carusi, s’impegnano dai sette anni in su; il maggior numero conta dagli otto agli undici anni.

Essi percorrono coi carichi di minerale sulle spalle le strette gallerie scavate a scalini nel monte, con pendenze talora ripidissime, e di cui l’angolo varia in media dai cinquanta agli ottanta gradi. Non esiste nelle gallerie alcuna regolarità negli scalini; generalmente sono più alti che larghi, e ci posa appena il piede.

I fanciulli lavorano sotto terra da otto a dieci ore al giorno, dovendo fare un determinato numero di viaggi, ossia trasportare un dato numero di carichi dalla galleria di escavazione fino alla basterella che vien formata all’aria aperta. I ragazzi impiegati all’aria aperta lavorano da 11 a 12 ore. Il carico varia secondo l’età e la forza del ragazzo, ma è sempre molto superiore a quanto possa portare una creatura di tenera età, senza grave danno alla salute, e senza pericolo di storpiarsi. I più piccoli portano sulle spalle, incredibile a dirsi, un peso da venticinque a trenta chili; e quelli da sedici a diciotto anni fino a settanta e ottanta chili.

Ogni viaggio comprende l’andata e il ritorno. Il numero dei viaggi che fa ogni ragazzo in un giorno varia molto, secondo le profondità così diverse delle miniere e delle gallerie. Citiamo un esempio, che togliamo a caso dai molti che abbiamo appuntati. A G… visitammo una galleria di quarantaquattro metri di profondità verticale sotto il livello della bocca d’entrata. Per portar fuori un minerale i ragazzi percorrono cento metri sotto terra, e cinquanta metri all’aria aperta. La discesa è in alcuni punti ripidissima, la galleria stretta, e gli scalini dei più incomodi. Un ragazzo fa in media ventinove viaggi al giorno… Assai spesso però la lunghezza del percorso giornaliero è molto superiore a quella che appare da questo esempio, nel quale l’altezza della temperatura nell’interno della miniera rende la fatica maggiore.

Nudi affatto, grondando sudore, e contratti sotto i gravissimi pesi che portavano, dopo essersi arrampicati su, in quella temperatura caldissima, per una salita di un centinaio di metri sotto terra, quei corpicini stanchi ed estenuati uscivano all’aria aperta, dove dovevano percorrere un’altra cinquantina di metri, esposti a un vento ghiaccio e un operaio li sorvegliava gridando questo, spingendo quello, dando ogni tanto una sferzata a hi si muoveva più lento.

 

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