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Dal “Diario” di Galeazzo Ciano…

Dal “Diario” di Galeazzo Ciano, ministro degli Esteri, alcuni interessanti passi risalenti al 1940. Dalla dichiarazione di Guerra, consegnata con mestizia, alla malcelata irritazione per il giudizio del Duce sul carattere fiacco degli italiani, valutazione ribadita davanti ai successi della controffensiva greca.

 

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10 giugno 1940: Dichiarazione di guerra. Per primo ho ricevuto Poncet, che cercava di non tradire la sua emozione. Gli ho detto: “Probabilmente avete già compreso le ragioni della mia chiamata”. Ha risposto: “Benché io sia poco intelligente, questa volta ha capito”. Ma ho sorriso per un istante solo. Dopo aver ascoltato la dichiarazione di guerra ha replicato: “È un colpo di pugnale ad un uomo in terra. Vi ringrazio comunque di usare un guanto di velluto”. Ha continuato dicendo che lui aveva previsto tutto ciò da due anni, e non aveva più sperato di evitarlo dopo la firma del Patto d’Acciaio. Non si rassegnava a considerarmi un nemico, né poteva consi­derare tale nessun italiano. Comunque, poiché per l’avvenire bisognava ritrovare una formula di vita europea, augurava che tra l’Italia e Francia non venisse scavato un solco incolmabile. “I tedeschi sono padroni duri. Ve ne accorgerete anche voi”. Non ho mai risposto. Non mi sembrava il momento di polemizzare. “Non vi fate ammazzare” ha concluso accennando alla mia uniforme di aviatore, e mi ha stretto la mano. Più laconico e imperturbabile, Sir Percy Loraine. Ha accolto la comunicazione senza batter ciglio, né impallidire. Si è limitato a scrivere la formula esatta da me usata ed ha chiesto se doveva considerarla un preavviso o la vera e propria dichiarazio­ne di guerra. Saputo che era tale, si è ritirato con dignità e cortesia. Sulla porta, ci siamo scambiati una lunga e cordiale stretta di mano. Mussolini parla dal Balcone di Palazzo Venezia. La notizia della guerra non sorprende nessuno e non desta eccessivi entusiasmi. Io sono triste: molto triste. L’avventura comincia. Che Dio assista l’Italia.

5 agosto: Grande sparata del Duce contro “gli italiani”: il che avviene quando incontra difficoltà alla realizzazione dei suoi progetti. Motivi principali: la decadenza demografica, la tendenza al liquorismo, ed il pressapochismo che ci distingue in ogni settore. Dice che un giorno pronuncerà un tremendo discorso intitolato “Le piaghe segrete dell’Italia”. Farà ciò per mettere la Nazione violentemente di fronte a se stessa. Ha detto che lo scopo principale del rimboschimento appenninico è quello di rendere più rigido il clima dell’Italia. Ciò determinerà una più perfetta selezione e un miglioramento raziale.

23 dicembre: Niente di nuovo, ma trovo il Duce piuttosto irritato per l’arretramento di sabato in contrasto con le previsioni di Cavallero. Invece di allentarsi, la pressione su Valona, per ora, aumenta. Il Duce non crede più a ciò che Cavallero preannunzia. “Sono diventato” afferma Mussolini “come gli osti di campagna che dipingono un gallo sul muro e sotto vi scrivono: quando questo gallo canterà, credenza si farà. Anch’io darò credito ai militari, quando con un fatto proveranno che la situazione è cambiata”. Poi, parlando del comportamento mediocre della truppa, ha aggiunto: “Devo pure riconoscere che gli italiani del 1914 erano migliori di questi di oggi. Non è un bel risultato per il Regime, ma è così”.

 

 

Fonte foto: dalla rete

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