Gaetano Salvemini e il dovere della lealtà
Dopo la marcia su Roma non venne subito imposta una ferrea dittatura del partito fascista, ma gradatamente essa andò inasprendosi con provvedimenti sempre più restrittivi delle libertà civili. Gaetano Salvemini preferì le vie dell’esilio alla sottomissione. All’adulazione, all’accettazione silente dei tempi e della soppressione della libertà, rispose con una profonda lezione di dignità morale, esempio per i suoi studenti.
***
Signor Rettore, la dittatura fascista ha soppresso, ormai, completamente, nel nostro Paese, quelle condizioni di libertà, mancando le quali l’insegnamento universitario della Storia – quale io la intendo – perde ogni dignità, perché deve cessare di essere strumento di libera educazione civile e ridursi a servile adulazione del partito dominante, oppure a mere esercitazioni erudite, estranee alla coscienza morale del maestro e degli alunni.
Sono costretto perciò a dividermi dai miei giovani e dai miei colleghi, con dolore profondo, ma con la coscienza sicura di compiere un dovere di lealtà verso di essi, prima che di coerenza e di rispetto verso me stesso.
Ritornerò a servire il mio paese nella scuola, quando avremo riacquistato un governo civile.
Gaetano Salvemini
