Il Gruppo Cosacchi “Savoia”

Alberto Lembo è stato uno studioso di storia locale e di araldica nativo di Zevio (Verona), scomparso il 22 febbraio 2022. Nelle sue ricerche aveva iniziato ad affrontare l’approfondimento delle vicende dei cosacchi durante il secondo conflitto mondiale e su tale argomento aveva pubblicato un breve articolo, apparso all’interno di un opuscolo. Sperando di fare cosa gradita, si è pensato di trascriverlo e riproporlo con le due fotografie che lo corredavano, in memoria del suo autore e col solo fine di erudire i lettori.

Riccardo Pasqualin

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La pagina della presenza di elementi stranieri fra le truppe italiane dislocate sul fronte russo presenta ancora aspetti poco conosciuti, dovuti anche alla carenza di fonti.

A Millerovo, nelle retrovie del corpo di spedizione italiano, del quale facevano parte i reggimenti di cavalleria Savoia e Novara, esisteva un campo per prigionieri russi. Qui alcuni Cosacchi anticomunisti chiesero di potersi arruolare con le forze italiane. Si sa che il comando italiano pensò addirittura alla costituzione di una Grande unità di cavalleria cosacca, ma di fatto fu solo autorizzata la costituzione di un reparto che venne formato nel corso dell’estate del 1942, proprio quando i nostri reggimenti passarono dalla storia al mito con le loro cariche. L’incarico fu dato al maggiore di cavalleria, già in forza al Reggimento Savoia, Ranieri di Campello, ufficiale del S.I.M. aggregato al comando della 8° Armata, appassionato ed esperto cavaliere.

Il reparto aveva una consistenza di un migliaio di uomini, ripartiti in tre “Sotnie”, le loro unità base di cavalleria. Era costituito da Cosacchi del Don e del Kuban, che mantennero in gran parte uniformi ed equipaggiamenti tradizionali. I compiti erano molto vari, andando dalla raccolta informazioni a servizi ausiliari, non escludendo azioni di ricognizione, particolarmente adatte a piccole unità mobili e pratiche del terreno.

Ranieri di Campello fu seriamente ferito in uno scontro avuto con forti reparti russi a Nikitiwka il 19 gennaio 1943. I cosacchi superstiti, disimpegnatisi da un attacco portato dai russi anche con mezzi corazzati, scortarono il loro comandante, caricato su una slitta, fino alle linee italiane.

Una fonte memorialistica certa, riferita alle ultime vicende dei Cosacchi è costituita dalle memorie del maggiore Luigi Cavarzerani di Nevea, ufficiale di cavalleria, assegnato inizialmente al reggimento “Lanceri di Novara” (4 agosto 1942). Il suo Stato di servizio dimostra il suo inquadramento nel “Gruppo Cosacchi Savoia” alla data del 21 marzo 1943 e il ritorno dalla Russia dei Cosacchi superstiti nella provincia di Verona, curiosamente molto vicino a dove il reggimento Savoia era partito per il fronte russo.

Autore articolo: Alberto Lembo

 

 

Fonte  foto: dalla rete

Riccardo Pasqualin

Riccardo Pasqualin, insegnante di materie umanistiche, si dedica allo studio della Storia Veneta e del legittimismo. Tra i suoi testi si può ricordare “Il paesaggio rurale storico nel Comune di Candiana” (2020).

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