Storia di un cavaliere dell’Ordine della Immacolata Concezione

L’Ordine della Immacolata Concezione, la Militiae Christianae sub titulo Conceptionis B. Mariae Virginis Immaculatae, & Regula S. Francisci e sotto la protezione di San Michele Arcangelo e San Basilio, ufficializzato nel 1619, fu riconosciuto da Bonifacio VIII con la bolla Imperscrutabilis

del 12 febbraio 1623 o 1624, promulgata su istanza di Ferdinando Gonzaga, Duca di Mantova, Carlo I Gonzaga, Duca di Nevers e Adolfo, Conte d’Althan. Gestito da un Consiglio Supremo con sede presso il Palazzo del Laterano a Roma, l’Ordine era suddiviso in tre distretti territoriali, l’Orientale, il Meridionale e l’Occidentale, da ognuno dei quali dipendevano quattro Gran Priorati, cui facevano riferimento sei Priorati minori aventi giurisdizione su tre commende ciascuno. Tuttavia già alla morte dei suoi promotori, l’Ordine conobbe la sua decadenza e, nel 1686, l’abate Giovan Battista Pacichelli ne deputò il tracollo al “Bollario, non ammesso da que’ censori, che supponeano tali esentioni diminuisser in sommo il Regal vassallaggio”.

Anche nel Regno di Napoli ci furono investiture. L’abate Giovan Battista Pacichelli ci tramanda notizia dell’appartenenza all’Ordine di Mario de Raho. Nel 1686 a Lecce, il Pacichelli fu ospite in casa dell’abate Scipione, figlio di Mario, che gli mostrò sia “l’habito, e il Medaglione dell’ordine della Militiachristiana dell’immacolata concettione fondato in tempo, e co’ Privilegi di Papa Urbano ottavo, conforme al Bollario”, sia “i ritratti al vivo e in piedi” dei genitori, dove il padre era raffigurato “col Robbone di quella Militia”.

Mario de Raho, nato nel 1593 dal dottor in legge Scipione di Napoli, dei baroni di Lizzano, – dimorante in Nardò e già feudatario di Pulsano e Leporano –  e da Anna Antinori di nobile famiglia napoletana originaria di Firenze, possedeva i quattro quarti di nobiltà, così come richiesto dagli statuti della Milizia cristiana. In qualità di Arrendatore della provincia diTerra d’Otranto, incarico ricoperto nel 1622, e consorte dal 1623 di Andriana Riccio, ultima discendente dei baroni di Cassineto, che gli portò in dote il feudo e il palazzo dei Condò nel distretto parrocchiale de la Madonna de la Porta, aveva la possibilità di pagare i duecento scudi d’oro previsti dagli statuti dell’ordine e di non rinunciare al patrimonio e privilegi, godendo anche di quelli dovuti all’istituto francescano e alle “pensioni sopra i Benefizj sino alla somma di trecento scudi Romani” contemplate negli statuti dell’ordine.

Dalle ricerche effettuate la cerimonia di investitura di Mario de Raho si svolse nel convento francescano di Santa Maria del Tempio, probabilmente  con lo stesso solenne giuramento riportato dalle fonti: “Io giuro, e prometto a Dio Onnipotente, alla B. Vergine Maria, a S. Michele Arcangelo, a S. Francesco, a S. Basilio, a tutti i Santi, ed al Gran Maestro, che con l’ajuto di Dio (in tutte le cose, che concernono il nostr’Ordine, secondo gli Statuti) io presterò per tutta la mia vita ubbidienza al Superiore, che mi sarà dato dalla Religione della Milizia Cristiana, eretta sotto il titolo della B. Vergine Maria Immacolata, e che osserverò la castità coniugale, ed il Voto di povertà nelle cose, che sono dello stess’Ordine. Io giuro, e prometto di combattere per terra, e per mare contro gl’Infedeli, ed i nemici della S. Chiesa Romana, quando mi sarà comandato dal Gran Maestro, purchè io non sia impedito da cause legittime di qualchè rilevante interesse spettante a qualchè pubblica carica, o di malattia, le quali cause io paleserò al Gran Maestro: io prometto ancora, che per quanto mi sarà possibile, e ne averò i mezzi, mi impiegherò nella propagazione della Fede Cattolica, nel ricuperamento della Terra Santa, in una giusta pace tra i Principi, ed i Popoli Cristiani, nella liberazione dal giogo degl’Infedeli, ed in difesa ed accrescimento di questa Santa Milizia, e che manterrò sempre la verità della Concezione Immacolata della Vergine Maria, ed in ciò, ed in ogni altra cosa procurerò la Gloria della SS. Madre Maria secondo l’opinione della Chiesa Romana” (G.F. Fontana, Storia degli Ordini Monastici Religiosi, e Militari, e delle Congregazioni secolari. Dell’uno, e l’altro sesso, sino al presente istituite, Tomo Settimo, Lucca 1739, pp. 370-1)).

Non è dato sapere se Mario de Raho, dopo la cerimonia di ammissione, trascorsel’anno di noviziato a Lecce; sta di fatto chefu “dichiarato cavaliere di questa Sagra Milizia,l’anno 1628, fatta la sua professione nelle mani di Monsignor Pappacoda in questa nostra chiesadel Tempio, Guardiano il P. Bernardino da Cassano”(B. Da Lama, Cronica de’ Minori osservanti riformati della provincia di S. Nicolò, a cura di L. De Santis, Lecce 2002, 2 voll., vol. I, p. 57. Probabilmente Padre Bonaventura da Lama ha sbagliato perché all’epoca era titolare della diocesi leccese Scipione Spina) e fu “vestito del manto turchino colnastro dello stesso colore tessuto d’oro, cui era attaccatala croce, che doveva portare al collo; se glicingeva la spada al fianco, se gli attaccavano gliSproni, ed ei sborsava dugento scudi d’oro pel suopassaggio conforme alla Bolla del Papa” (G.F. Fontana, cit., p. 371).

È definito da Padre Bonaventura da Lama come “non mai a bastanza lodato” e s’intuisce che si attenne con particolare rispetto a uno degli scopi dell’ordine: “la difesa delle vergini, vedove, e Pupilli in cause giuste”. Nel 1661, anno in cui Alessandro VII con la bolla Sollicitude omnium Ecclesiarum rinnovò e ratificò le costituzioni in favore di Maria immacolata, una dispensa pontificia lo promosse al sacerdozio ed è lecito chiedersi se la decisione di de Raho non fu ispirata proprio dalla devozione mariana, particolarmente cara ai cavalieri ecclesiastici della Milizia cristiana.

 

Autore articolo: Giovanna Falco

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: G. Falco, “Mario de Raho, cavaliere leccese della Militia Christiana dell’Immacolata Concettione”, in “Il delfino e la mezzaluna”, ottobre 2014, n. 1

 

Giovanna Falco, ha collaborato con Spigolature Salentine e con la Fondazione Terra d’Otranto, ed è autrice del libro Lo stemma di Lecce: momenti e monumenti. La torre la lupa e il leccio, Edizioni del Grifo 2007.

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Un pensiero su “Storia di un cavaliere dell’Ordine della Immacolata Concezione

  • 6 Settembre 2022 in 4:07
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    La storia scolpita nel marmo attualmente sistemato in cima alla scalinata accanto all ingresso della chiesetta, contiene imprecisioni cronologiche ed agiografiche, giustificabili per la scarsa conoscenza nel XVI secolo della storia e il testo riportato dal D Engenio Caracciolo, nella parte conclusiva, cita il nome di un altro sovrano felicemente regnante al tempo della redazione della sua A Dio Ottimo Massimo Un chiodo di rame infisso in una lastra di marmo. Mentre Jacopo de Marra soprannominato Trono, raccolta una schiera di soldati dalle sue citta in Irpinia e nel Sannio, venne in soccorso di Napoli presa dagli africani e grazie a Sant Agnello, allora abate per volere divino, e all Arcangelo Michele meravigliosamente splendenti tra quelli in prima fila, sottrae la vittoria ai vincitori. Dopo che i barbari sono stati battuti e scacciati dalla citta al primo assalto, nell anno della salvezza 573, dedicato un tempio al celeste protettore e decorato lo scudo gentilizio del liberatore con le insegne della citta, a memoria dell impresa dove la fuga fu iniziata dei nemici, secondo il costume degli antenati, per decisione del senato a spese pubbliche, per decisione della curia, regnando per la seconda volta Carlo II, la patria grata pose come premio per l antico valore.

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