Sistemi monetari preunitari: il genovino d’oro prima moneta d’oro coniata in Italia?

Neppure Desimoni ha mai pubblicato il decreto originale che ordinava la coniazione del Genovino d’oro. Tuttavia questo non ci impedisce di fare delle ipotesi.

Sappiamo con ragionevole certezza che la moneta originariamente pesava circa 3,57 g. E’ un dato di cui possiamo essere sicuri, poiché il Genovino era considerato di peso identico al Ducato d’oro veneziano, leggermente più tardo (di cui invece conosciamo il decreto di coniazione originale). 3,57 g è un peso interessante, perché nell’antico Sistema Metrico Genovese corrisponde a circa 78 Grani. Anche questo numero, 78, è interessante perché ammettendo che fosse il peso originale, e ricordando altresì come una Libbra Genovese fosse composta da 6912 Grani, si può ipotizzare che il Capitolato della Repubblica avesse stabilito che da 13 libbre di oro puro lo zecchiere doveva ottenere 1152 monete. Al di là di queste considerazioni metrologiche vero è che in passato, nei secoli XVIII e XIX, su questa moneta i numismatici hanno versato fiumi di inchiostro.

L’argomento su cui amavano confrontarsi era a quale nummo, tra Genovino e Fiorino, spettasse  titolo di prima moneta d’oro coniata in Italia dopo la fine dell’Impero Romano.

E’ probabile che questo primato non spetti a nessuna delle due monete perchè nell’Italia meridionale e insulare la coniazione dell’oro è proseguita senza interruzione anche dopo il 476 e quindi la domanda andrebbe riformulata in “quale è stata, tra Genovino e Fiorino, la prima moneta d’oro coniata nell’Italia centro-settentrionale dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente?”. In un certo senso, entrambi, sostenitori del “Primato Genovese” e sostenitori del “Primato Fiorentino”, hanno ragione.

Secondo il Desimoni la prima coniazione del Fiorino è del gennaio 1252 ma l’autore stesso fa notare che a Firenze nel calcolo del millesimo si adottava lo “Stile dell’Incarnazione”, che prevede l’aumento del millesimo solo alla data del 25 marzo. Gennaio 1252, secondo lo “Stile dell’Incarnazione”, corrisponde quindi al gennaio 1253. Il Gandolfi invece attribuisce il Genovino “Civitas Ianua” al 1252, informazione confermata dal CNI, rendendolo così antecedente di qualche mese sul Fiorino. Apparentemente la cosa può sembrare finita così ma in realtà ci sono altre considerazioni da fare.

Sempre il Desimoni ci informa che il governo ianuense, nel momento della prima emissione del Genovino, non aveva fissato per questo una tariffa per la quale poteva essere speso. Questa veniva ottenuta indirettamente tramite la valutazione in Lire Genovesi dell’Oncia di Tarì Siciliana, ricordando che il Genovino era valutato 1/5 d’Oncia in Sicilia. L’Orsini invece riporta che il governo fiorentino aveva da subito fissato la tariffa del Fiorino in 20 soldi locali. Quindi se per “moneta” intendiamo il semplice dischetto di metallo allora la “primogenitura” va a Genova, che ha anticipato di qualche mese Firenze, mentre se per “moneta” intendiamo un qualcosa caratterizzato da un ben preciso potere liberatorio allora il primato spetta a Firenze in quanto i toscani hanno anticipato i liguri di qualche anno nello stabilire una tariffa per le monete d’oro.

Il Genovino si dimostrò subito un pezzo di notevole successo commerciale, tanto da dare il via ad una numerosa serie di monete “cloni” (con solo qualche mese di differenza c’è stato appunto il Fiorino di Firenze). A puro titolo indicativo e senza nessuna pretesa di esaustività, ricordiamo il milanese Ambrosino, il veneziano Ducato, poi Zecchino, e il Sanese di Siena, ma a differenza dei suoi cloni, soprattutto quelli toscano/veneti coniati ininterrottamente per oltre cinque secoli, il Genovino non può vantare altrettanta continuità, neanche dal punto di vista nominativo. È stato infatti battuto dal 1252 al 1414 col nome di Genovino, per poi essere rinominato nel 1415, durante il governo del XVIII Doge Barnaba di Goano, Ducato, alla veneta. Le emissioni continuano fino al 1507, regnante Luigi XII di Francia, per poi interrompersi.

Al posto del Genovino/Ducato la Zecca Ianuense battè lo Scudo, moneta d’oro di ispirazione francese ma di peso e fino minori rispetto al sostituito. Il Ducato ritornò nel 1522, sotto Antoniotto Adorno, venticinquesimo doge, per poi sparire già nel 1528, con Francesco I di Francia. Ricomparve brevemente nel 1554, regnante Giacomo Promontorio, LVIII Doge, in una versione che imitava iconograficamente lo Zecchino veneziano, per sparire nuovamente nel 1555. Si dovette attendere nel 1718 Benedetto Viale, CXLIII Doge, per poter vedere la zecca riprendere la produzione della moneta più prestigiosa, questa volta però con il nome di Giorgino d’oro.

Il Giorgino durò solo fino al 1723, per essere sostituito l’anno successivo dallo Zecchino, alla veneta, che continuò ad essere coniato fino al 1739. Sospesa la produzione locale degli zecchini continuearono ad aver corso legale le monete prodotte a Firenze e Venezia, già ragguagliate allo Zecchino genovese in rapporto di 1:1.

In conclusione il Genovino/Ducato/etc non solo ha una storia di emissioni caratterizzata da frequenti e lunghe assenze, ma in 545 anni ha cambiato ben quattro volte il suo nome. Alle variazioni nominative, inoltre, corrispondono anche delle variazioni iconografiche. Il primo Genovino era caratterizzato al diritto dal Castello ed al rovescio dalla Croce Patente, e pur con degli adeguamenti nel tempo quest’iconografia resterà stabile fino al 1527. Del Ducato del 1554 abbiamo già fatto cennato, il Giorgino d’oro del 1718 invece si caratterizzava per la presenza al diritto di uno scudo coronato contenente la Croce di San Giorgio, iconografia che mi ricorda molto l’attuale stemma di Genova, ed al rovescio dal San Giorgio a cavallo che uccide il drago. Infine nello Zecchino del 1724 vedeva lo scudo coronato contenente la Croce di San Giorgio spostato al rovescio, mentre al diritto prendeva posto l’immagine di San Giovanni Battista benedicente.

Come conclusione aggiungiamo gli importi in Lire genovesi per cui i Genovini/Ducati/etc potevano essere spesi. Avvertiamo però che lo stesso Desimoni ammette che per tutto il XIII secolo non si tratta di tariffe ufficiali, che il Governo Ianuense non stabiliva per la moneta d’oro, ma solo ricavate da contratti o confronti con altri nummi:

 

1252 – 8 Soldi

1290 – 15 Soldi

1302 – 17 Soldi e 2 Denari

1309 – 1 Lira

1327 – 1 Lira 1 Soldo e 4 Denari

1339 – 1 Lira e 5 Soldi

1412 – 1 Lira e 10 Soldi

1421 – 1 Lira e 12 Soldi

1429 – 1 Lira e 16 Soldi

1434 – 2 Lire

1440 – 2 Lire e 5 Soldi

1447 – 2 Lire 2 Soldi e 6 Denari

1451 – 2 Lire e 7 Soldi

1454 – 2 Lire e 10 Soldi

1459 – 2 Lire e 11 Soldi

1461 – 2 Lire e 13 Soldi

1470 – 2 Lire e 15 Soldi

1480 – 2 Lire e 16 Soldi

1484 – 3 Lire

1490 – 3 Lire e 2 Soldi

1500 – 3 Lire e 2 Soldi

1507 – 3 Lire e 5 Soldi

 

Non ci sono emissioni tra il 1508 ed il 1521

 

1522 – non dispongo della tariffa, lo Scudo d’oro ( fino pari al 85% di quello del Genovino/Ducato ) era tariffato a 3 Lire e 8 Soldi

 

Non ci sono emissioni tra il 1528 ed il 1553

 

1554 – non dispongo della tariffa, lo Scudo d’oro ( fino pari al 85% di quello del Genovino/Ducato ) era tariffato a 3 Lire e 10 Soldi

 

Non ci sono emissioni tra il 1555 ed il 1717

 

1718 – 10 Lire e 12 Soldi

 

Non ci sono emissioni dopo il 1740, tuttavia il Governo Genovese pubblicherà in seguito della ” Grida ” per aggiornare la tariffa per cui dovevano essere spese le monete ancora esistenti, sia gli Zecchini Veneziani ed i Fiorini di Firenze di nuova introduzione.

Di seguito:

1741 – 12 Lire, 6 Soldi ed 8 Denari

1751 – 13 Lire ed 8 Soldi

1755 – 13 Lire e 10 Soldi

1792 – 14 Lire e 9 Soldi

 

Non ci sono stati ulteriori adeguamenti della tariffa dopo il 1792, probabilmente a causa dell’invasione Napoleonica che porterà in Liguria le novità Rivoluzionarie, tra cui la ” Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino ” ed i Marenghi d’oro. Ma questa, beh, questa è un’altra storia…

 

 

 

 

 

 

 

 

Autore articolo: Enrico Pizzo, classe ’74, residente sui Colli Euganei. Appassionato di storia veneta e storia dei sistemi monetari preunitari.

Fonte foto: dalla rete

Bibliografia: Belgrano L.T. – Della vita privata dei Genovesi; Desimoni Cornelio – Tavole descrittive delle monete della Zecca di Genova; Gandolfi Cristoforo – Della moneta antica di Genova; Orsini Ignazio – Storia delle monete della Repubblica Fiorentina

Enrico Pizzo

Enrico Pizzo, classe ’74, residente sui Colli Euganei. Appassionato di storia veneta e storia dei sistemi monetari preunitari.

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