La boje, una rivolta contadina di fine Ottocento

In pieno Ottocento le condizioni della società contadina del Po mutarono profondamente. La comparsa di aziende capitalistiche mise in crisi i vecchi assetti costruiti sui contratti colonici e determinò la nascita di un bracciantato agricolo di massa.


I proprietari terrieri assumevano manodopera nella misura minima indispensabile, ricorrendo più spesso a lavoratori avventizi, pagati interamente in denaro e disposti ad offrire il lavoro delle loro braccia solo nei periodi di reale necessità, con contratti a breve termine.

Tutto ciò fu accompagnato da proteste. Le prime si registrarono nel Polesine già nel 1882, lì dove la bonifica delle terre alluvionate dal Po e dall’Adige acutizzò i processi di proletarizzazione.

Al grido di “la boje, la boje e de boto la va fora”, ovvero “bolle, bolle e di colpo trabocca”, i braccianti incendiarono fienili e tagliarono i gambi delle viti nella speranza di piegare gli agrari.

Nella stagione della mietitura del 1884 gli scioperi coinvolsero oltre trenta comuni con scontri con le forze dell’ordine. Addirittura per tenere a bada i dimostranti furono cooptati cinquemila uomini tra esercito e carabinieri.

Si trattava di moti spontanei che soltanto nel Mantovano assunsero forme organizzate, guidate dai garibaldini Eugenio Sartori e Francesco Siliprandi che fondarono la Società Contadina di Mutuo Soccorso, di indirizzo democratico radicale. A Finale Emilia, in questi anni, sorgeva invece la prima associazione bracciantile capeggiata dal socialista Gregorio Agnini. Sodalizi come questi organizzarono i braccianti e per la prima volta nella storia rivendicarono aumenti dei salari.

Temendo che il primo aprile del 1885, data di entrata in vigore delle nuove tariffe, coincidesse con l’inizio di una rivolta, furono preventivamente arrestati duecento braccianti. Una parte di essa venne prosciolta, mentre ventidue furono processati l’anno dopo a Venezia. Tuttavia la Corte d’Assise li assolse e la sentenza indirettamente aprì la strada ai diritti sindacali di sciopero ed associazione.

In larga parte, invero, il problema si risolse negli anni successivi con una forte emigrazione verso il Sudamerica di numerosi braccianti.

Autore articolo: Angelo D’Ambra

Fonte foto: dalla rete

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