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Il tragico 1799 a Traetto

La ricostruzione dei fatti del 1799 operata da F. A. Riccardelli in “Minturno e Traetto svolgimenti storici antichi e moderni” desta luce sulla tragedia del massacro di 800 persone realizzato dalle truppe francesi.

 

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Nell’anno funestissimo del 1799, quando cioè dalle armi Francesi occupato si venne il nostro Regno delle due Sicilie, anche Traetto subì degli acerbissimi dolori, effetto di quelle lotte, che insanguinarono terre e città le più ricche e popolate del Mondo. Era il tempo quando il Rey, generale francese, combattendo contro la piazza di Gaeta, che molte bande si formarono di gente armata nei dintorni di S. Germano, di Castelforte, di Sessa, Fondi ed Itri, denominandosi Scarpitti. Questi di notte tempo discendendo dalle nostre vicine montagne, e passando alle volte per Traetto, s’imboscavano lungo la strada consolare tra il Garigliano, Scavoli ed il ponte di S. Croce allo scopo di moschettare e derubare i soldati francesi, che dopo la presa di Gaeta si portavano nel campo di Capua conducendo seco loro molto materiale da guerra. Ma essendosi troppo audace resa l’insolenza di quei ribelli, perchè molti soldati ne restarono vittime, il generale Rey spedì un’ordine da Gaeta alle autorità di Traetto di guerreggiare ad oltranza contro quei malviventi, quando sarebbero per avvicinarsi in quelle località. L’ordine francese non ebbe il desiderato effetto, perchè il numero di quelle bande essendo ben forte e bene organizzate in uomini ed in arnesi, la milizia Traettese diveniva incapace di poter contro loro lottare senza incorrere nel sicuro pericolo di essere investita e trucidata. Intanto venuti a tale conoscenza i sudetti Scarpitti, armati più di furore che di coraggio, occuparono la città di Traetto nella notte del 24 marzo, ch’era il giorno di Pasqua di quell’anno 1799, dove restarono sino alla notte seguente del principiato giorno 25, sacro alla SS. Annunziata, che fu assai fatale e luttuoso per gli abitanti della nostra patria.
Erano le ore tarde della notte tra le 10 e le I1 pom., quando, riposando ognuno nella propria casa, la sentinella dei rivoltosi, che vigilava in una delle porte di Traetto, della volgarmente: Porsa di S. Stefano, posta nella parte inferiore della città che guarda il mezzogiorno, vide che per la strada della Fontana una moltitudine di fiaccole s avanzavano verso le nostre abitazioni, ma credendo che fossero gli stessi compagni d’armi, che girovacavano in perlustrazione per quelle adiacenze, non ebbe a farne alcun sinistro intendimento. Il fatto però era diverso, si trattava nondimeno che una colonna di soldati francesi, condotta da un nostro concittadino traditore della patria, il quale volle incolpare d’ingiusta reità contro il governo della Francia tutti gli abitanti di Traetto, muoveva dal Garigliano col fine, malamente interpretato, di saccheggiarle. In fatti giunta la colonna sotto le mura di Traetto, e particolarmente nel luogo detto la Cavallerizza, divisesi in due metà, l’una venne destinata ad accerchiare l’abitato per tener repressi i malviventi che vi erano acquartierati, e l’altra ebbe ordine di marciare direttamente nell’interno della città per sorprendere gli stessi, e renderli prigionieri. Sull’entrare che fecero i Francesi presso la porta maggiore, che dicesi del Castello, la sentinella dei rivoltosi gridò: alto chi è là, quelli risposero: S. Vittore. Entrati che furono nell’abitato, in sul principio uccisero la guardia, poi tirarono dei colpi contro una seconda sentinella ch’era sulla porta del castello, ma non venne affatto colpita. A ciò fece testa tutta la colonna degli Scarpitti, che ammontavano a quasi 500 uomini, e così diedesi principio ad una lotta micidialissima, a cui presero parte gli stessi abitanti, perchè credevano che i rivoltosi si fossero scagliati contro di loro per qualche supposto tradimento. Intanto i Francesi si diedero alle più barbare licenze saccheggiando e incendiando tutte le abitazioni, uccidendo e trucidando cittadini e rivoltosi, insomma la povera città era divenuta come una di quelle fortezze, quando di assalto furioso son prese dopo lungo e penoso assedio. L’altra metà dei soldati che bloccava Traetto udendo gli strepitosi rumori delle fucilate ed i gridi dei combattenti, e credendo essere insufficienti le forze dei loro compagni che lottavano al di dentro, s’avanzarono tutti uniti per loro prestare nuovi soccorsi. Ma non appena s’avvicinarono alla porta maggiore della città, interrogati del santo, risposero con quello dei rivoltosi, perchè credevano che la sentinella fosse stata di costoro, mentre ch’era degli stessi francesi lor compagni: allora parte dei soldati, che qual furiosi leoni si scagliavano contro i poveri cittadini Traettesi, credendo che realmente fossero lor nemici venuti in soccorso degli Scarpitti che lottavano contro di essi, essendo ancor notte, un’obice nello spazio, che oggi dicesi: Porta-Nuova, con la bocca di fronte alla porta della città, di modo che facendoli avanzare al di dentro per più della metà della strada, che fiancheggia le mura del Castello, tirarono sì un colpo terribile, che cagionarono una sensibilissima distruzione di quei miseri mal capitati francesi. Venuti a conoscenza dell’equivoco preso, e del danno arrecato alle loro milizie, una osca benda quasi loro coprì gli occhi, ed invece di cessare il tremendo eccidio, incalzò più terribile e spaventoso. Non più ebbesi riguardo a qualsiasi specie di età, e condizione, vecchi, giovani, preti, gentiluomini, tutti, salvo le donne, furono nella maggior parte massacrati; le case private quasi tutte incendiate e saccheggiate; le chiese, conventi, ed altri pubblici edifizi divennero pur essi preda del sacco e del fuoco, era insomma la nostra infelice patria raffigurata alla celebratissima città di Troja, quando di notte tempo venne dai Greci assalita e ridotta in quello stato, di cui nel secondo delle sue Eneide fa dolorosa parola il Mantovano Poeta. In questo fatale e luttuoso avvenimento furono massaerati oltre di 800 tra cittadini, e quelli dei paesi circonvicini, non pochi ecclesiastici chiarissimi per dottrina e per costumi, molti civili e distinti gentiluomini, che tutti erano racchiusi nelle proprie case, credendo così che la rabbia ed il furore francese andassero ad estinguersi sui rivoltosi, e non sulla gente del paese, che erasi tenuta estranea alle turbolenze, ed alla rivolta suscitata da persone armate di altri luoghi. Era un’episodio tristissimo, e calamitosissimo per il povero Traetto, che vide cader vittime tanti suoi figli sotto la spada sanguinosa dei Francesi senza una colpa leggiera che li avesse di piccola reità condannato. Ma neppure l’ordine di Marcello potè salvare il grande ed innocente Archimede; tanto è difficile, anzi impossibile potersi dal vincitore distinguere il pacifico cittadino dal fazioso, quando giunge a padroneggiare qualche luogo difeso con ostinazione. I cadaveri tutti degl’infelici Traettesi vennero raccolti da ogni strada, e da tutte le case; parte di essi venne ammonticchiata nello spazio davanti la Parrocchia di S. Biagio, parte in quello di S. Pietro, e parte nel largo che oggi appellasi Porta-Nuova, dove in tutti tre i punti vennero bruciati sui roghi formati di lardo e di sugna er maggiormente incenerirli. Le mogli piangevano i loro mariti, i figli i loro padri, le spose i loro sposi, e le madri i loro figli, e tanto più s’avanzava il terrore, per quanto più il fumo dell’incendio, il fischio delle palle, ed i gridi del popolo crescevano in ragione diretta del tempo; era insomma che tutto accennava a distruzione terribilissima, se un’ordine del generale Rey non avesse intimato la tregua e la quiete in tutta la città benedizioni continue a che ne fu la cagione! L’ incendio poi rovinò totalmente, e distrusse positivamente i più belli e maestosi edifici, tra i quali non venne neppure risparmiata la magnifica Chiesa di S. Francesco, che unitamente al suo attiguo Convento venne in parte brucia ta; la Chiesa ed il Convento della SSma Annunziata, il palazzo Ducale, come ancora la Cartiera e la Faenziera di Scavoli che del tutto furono rovinate. Oggi ancor si veggono i guasti di tanti edifizi, dalle fiamme divorati, che fanno fede del tradimento di un cittadino tanto dalla patria beneficato…

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