Il trattato tra Cartagine e Geronimo di Siracusa

Traiamo dalle Storie di Polibio (Libro VII) il racconto dell’alleanza tra i cartaginesi e Geronimo di Siracusa del 215 a.C.. Il trattato prevedeva di dividere la Sicilia in due: a ovest del fiume Imera Meridionale il territorio apparteneva ad Annibale, ad est a Geronimo. Poco dopo però il tiranno ottenne anche la parte occidentale a causa della paura dei cartaginesi di perdere il prezioso alleato. Tuttavia quando i punici chiesero a Geronimo di costituire un esercito in funzione antiromana, si scontrò con i suoi nemici, i quali, istigati dai romani, organizzarono un agguato e lo uccisero a colpi di pugnale.

 

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… Egli [Ieronimo, quindicenne tiranno di Siracusa dal 215 al 214 a.C.], designati Policleto di Cirene e Filodemo di Argo, li inviò in Italia, avendo dato loro istruzioni di discutere di una collaborazione con i Cartaginesi, e allo stesso tempo mandò anche i fratelli ad Alessandria. Annibale accolse cordialmente Policleto e Filodemo, prospettando molte speranze per il ragazzo, e rimandò indietro in fretta gli ambasciatori e con loro, il cartaginese Annibale [Geus, Hannibal, 12, p. 95], che era allora trieraro, e Ippocrate e il fratello più giovane di quest’ultimo, Epicide, siracusani. Questi uomini già da parecchi tempo militavano con Annibale, risiedendo presso i Cartaginesi poiché il loro nonno, che aveva fama di aver ucciso Agatarco, uno dei figli di Agatocle, era andato via da Siracusa in esilio. All’arrivo di costoro a Siracusa, avendo Policleto e il compagno riferito in merito alla loro ambasceria e il cartaginese discusso secondo le istruzioni ricevute da Annibale, Ieronimo fu subito pronto a fare causa comune con i Cartaginesi; disse che Annibale – quello venuto presso di lui – doveva partire subito per Cartagine, e promise di mandare con lui propri inviati a discutere con i Cartaginesi…

…Ieronimo, designati Agatarco, Onesigene ed Ippocrate, li inviò con Annibale presso i Cartaginesi, avendo dato istruzioni di concludere i patti a condizione che i Cartaginesi lo soccorressero con forze terrestri e navali e che, dopo aver cacciato insieme i Romani dalla Sicilia, si spartissero l’isola in modo che confine tra le zone controllate dalle due parti fosse il fiume Imera, che divide l’intera Sicilia più o meno a metà. Costoro dunque, una volta giunti presso i Cartaginesi, discutevano di queste cose e agivano così, trovando in tutto il pronto consenso dei Cartaginesi; Ippocrate e il fratello, per parte loro, nei loro incontri con il ragazzo seppero affascinarlo, inizialmente descrivendo le marce di Annibale in Italia, il suo modo di schierare le truppe e le sue battaglie, e in seguito affermando che a nessuno più che a lui spettava il dominio su tutti i Sicelioti, in primo luogo perché egli era figlio di Nereide, la figlia di Pirro, l’unico che tutti i sicilioti, per scelta e di buon grado, avevano accettato come loro capo e re, e poi per il dominio esercitato dal nonno Ierone. E alla fine si conquistarono il giovinetto al punto che egli non prestava alcuna attenzione a nessun altro, poiché già per natura era instabile, e costoro gli avevano montato ulteriormente la testa; mentre Agatarco e i suoi compagni erano ancora impegnati in queste trattative a Cartagine, egli inviò altri ambasciatori, sostenendo che gli spettava il dominio sull’intera Sicilia, chiedendo ai Cartaginesi aiuto in Sicilia e promettendo loro a sua volta il proprio sostegno per le operazioni in Italia. I Cartaginesi, che erano ben consapevoli della totale instabilità e follia del ragazzo, ma ritenevano loro interesse, sotto molti aspetti, non trascurare la Sicilia, lo assecondavano in tutto; tuttavia, avendo già in precedenza preparato a loro volta navi e soldati, si apprestavano a trasportare le truppe in Sicilia…

 

 

In copertina, Corazza di età annibalica, in bronzo dorato, proveniente dal Museo del Bardo di Tunisi esposta a Barletta in occasione della mostra “Annibale. Un viaggio”. Foto di Angelo D’Ambra

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